fbpx

Sicindustria, Albanese: “Ripartiamo. La Sicilia attui il modello Germania”

La grande globalizzazione, la burocrazia e la logistica sono tra le cause principali dell'impoverimento e del depauperamento delle imprese siciliane. "C'è tanto da fare". La ricetta e i j'accuse del presidente degli imprenditori della Sicilia occidentale

Alessandro Albanese è vicepresidente vicario di Sicindustria da un paio di anni, ma non è mai stato nominato presidente “per motivi di natura procedurale”. Insomma, l’elezione, come da prassi, non è mai stata effettuata. È il rappresentante legale ma, ci tiene a precisare, “concordemente ai miei sei colleghi”. “A differenza delle altre due associazioni di territorio – spiega – è un’associazione multiterritoriale con ben sette province, 1500 imprese iscritte, migliaia, forse un milione, di lavoratori”. Dell’azione dei governi a sostegno delle imprese si dice insoddisfatto e propone un modello Germania per la ripresa dell’Isola.

L’imprenditoria siciliana non decolla

In Sicilia, le difficoltà del mondo produttivo sono ataviche e le imprese presenti sono state particolarmente colpite dalla crisi da Covid. Secondo Albanese “c’è una tradizione imprenditoriale in Sicilia” anche in settori per cui l’Isola non è famosa come la manifattura, la siderurgia, la meccanica di precisione, l’ebanisteria e il tessile. Tessuto imprenditoriale che nel tempo “ha avuto un certo impoverimento”. Albanese dà tre motivazioni del perché: “La grande globalizzazione, la burocrazia e la logistica”. La prima ha portato al trasferimento di grandi comparti, come i cantieri navali, “in paesi dove la manodopera è a bassissimo costo”. La seconda blocca tutto, quindi “non cresciamo e soprattutto non possiamo mantenere in piedi le nostre aziende”. La terza crea notevoli disagi legati a tempi lunghissimi. A tutto questo Albanese aggiunge “tanti anni di disinvestimento da parte del governo nazionale e molti anni di miopia da parte dei governi regionali”.

Leggi anche – Sicilia, manca l’industria. Tra le grandi imprese petrolchimico e Gdo

Manifatturiero e Termini Imerese

Secondo uno studio sulle prime 500 società di capitali del professore ordinario Marco Romano, di cui abbiamo scritto e discusso sulle pagine di FocuSicilia, nell’isola mancano le industrie, in particolare quelle tessili. Per Albanese si tratta “certamente di un settore importante”, ma è pur vero che il mondo sta cambiando e così anche i comprati trainanti dell’economia di ogni Paese. “Tra le prime 12 società di capitale mondiali di 20 anni fa – dice – 10 erano di manifattura, oggi sono tutte, o quasi, di finanza e digitale”. Il valore del manifatturiero rimane portante anche secondo il vice presidente di Sicindustria. “Senza non esisterebbe il mondo”, ma abbiamo subito “un depauperamento, anche culturale all’interno dell’impresa”. Albanese cita ad esempio il polo industriale di Termini Imerese. “Con l’abbandono della Fiat abbiamo perso circa otto mila posti di lavoro tra diretto e indotto, ma soprattutto abbiamo perso il tessuto imprenditoriale che stava attorno”.

Leggi anche – Il Recovery plan sarà “una Waterloo per la Sicilia”

Manca un modello di sviluppo

La soluzione del vice presidente vicario è “un dispositivo combinato tra programmazione politica per un modello di sviluppo e la possibilità di agevolare i migliori imprenditori con delle leggi che agevolino i tempi di realizzazione”. A tal proposito Albanese sottolinea la differenze tra amministrazioni. “A Catania funziona meglio rispetto a quella di Palermo”. Insomma, le difficoltà sono tante e la politica non aiuta molto. “Il nostro motto è: Facciamo gli imprenditori malgrado tutto e tutti”. In questo contesto si inseriscono le tanto annunciate Zes, zone economiche speciali. Ad oggi si è concretizzato poco anche a causa di un contenzioso tra Governo regionale e nazionale. Per Albenese sono “necessarie e indispensabili”. “Sappiamo bene che se riusciamo a dare un’agevolazione di tipo economico e burocratico, sicuramente avremo risultati in termini di nuova impresa e di crescita dell’esistente”. Per questo occorre accelerare i tempi burocratici.

Leggi anche – Prestiti alle pmi in finanziaria. Albanese e Biriaco: “Finalmente”

Aiuti Covid e decontribuzione Sud

Il vice presidente vicario di Sicindustria non è soddisfatto delle misure messe in campo dai vari governi per aiutare le imprese in crisi da Covid. Le manovre del governo Conte sono “a debito per le imprese e nel breve termine. Imprese a cui non è stato dato nulla se non briciole. Senza rendersi conto che il panorama complessivo ha perso Pil e quindi quote di mercato”. Anche per quanto riguarda le iniziative del governo Musumeci il giudizio non è lusinghiero. A proposito di ristori “il primo approccio è stato davvero poco utile e ha creato malcontento per tutti”. Per quanto riguarda la decontribuzione, come il presidente di Confindustria Catania Antonello Biriaco, Albanese si dice soddisfatto. Non solo, ne rivendica il merito: “È stata una battaglia di Sicindustria”. Sottolinea dunque le peculiarità dell’iniziativa. “Abbassa il costo del lavoro, ma non abbassa lo stipendio dei dipendenti e lo fa per i prossimi 10 anni”. Una misura che secondo Albanese dovrebbe essere finanziata “per miliardi di euro” anche con i soldi per il Recovery plan, “che ancora non si conosce ma che rischia di penalizzare enormemente la Sicilia”.

Leggi anche – Covid, per Biriaco (Confindustria) nel 2021 serve “un ritorno alla normalità”

In attesa del decreto Ristori 5

Nei giorni scorsi Albanese ha lanciato un ultimatum al governo Draghi perché pubblichi subito il decreto Ristori 5. Ad oggi non ci sono notizie di un suo varo e Albanese rimane “con un giudizio sospeso sul governo Draghi”. Come detto considera “fallimentari” i precedenti decreti e “adesso ci aspettiamo qualcosa di veramente congruo rispetto alle perdite avute. In Francia e in Germania, ma è successo anche negli Stati Uniti, funziona così e non devo neanche fare la richiesta”. “Oggi – aggiunge – all’Italia serve indebitarsi per mantenere intatto il tessuto imprenditoriale. Noi imprenditori siamo la spina dorsale della nazione”.

Leggi anche – Crisi da Covid. Commercialisti in prima linea. L’attesa del decreto Ristori 5

L’appello

Una chiave di volta per la ripresa dell’economia Albanese – come tutta Confindustria – la individua nei vaccini. Per agevolare tempi e modalità chiedono di dare alle imprese la possibilità di vaccinare i propri dipendenti e le loro famiglie. “Sappiamo di riuscire a farlo bene, velocissimamente e dando copertura a 12 milioni di persone”, circa 200 mila in Sicilia. Non solo. Propone il modello Germania anche per l’Italia. “Stanno sperimentando il tampone salivare in azienda, così da riaprire le attività economiche. Se la Sicilia cominciasse a pensare come la Germania, penso che potremmo essere precursori di un’attività di ripresa di gran lunga superiore a quella del resto d’Europa”.

Desirée Miranda
Desirée Miranda
Nata a Palermo, sono cresciuta a Catania dove vivo da oltre trent'anni. Qui mi sono laureata in Scienze per la comunicazione internazionale. Mi piace raccontare la città e la Sicilia ed è anche per questo che ho deciso di fare la giornalista. In oltre dieci anni di attività ho scritto per la carta stampata, il web e la radio. Se volete farmi felice datemi un dolcino alla ricotta

DELLO STESSO AUTORE

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Iscriviti alla newsletter

Social

18,004FansMi piace
313FollowerSegui
190FollowerSegui
- Pubblicità -
- Pubblicità -

Ultimi Articoli