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Covid-19, accordo sindacati imprese: nuove regole sul lavoro

Le fabbriche non chiuderanno, ma potranno sospendere o ridurre l'attività. Controlli agli ingressi, obblighi di sanificazione e protezioni

Ammortizzatori sociali in caso di sospensione, reparti chiusi se non necessari alla produzione e istruzioni per imprese e lavoratori. Sindacati e associazioni di categorie, dopo quello che il premier Conte ha definito “un lungo confronto”, hanno firmato un “protocollo di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro”. Ecco che cosa prevede.

La copertura degli ammortizzatori sociali

Prima di tutto, “è possibile il ricorso agli ammortizzatori sociali, con la conseguente riduzione o sospensione dell’attività lavorativa al fine di permettere alle imprese di tutti i settori di applicare” le misure del protocollo. In sostanza, oltre a spingere per una riduzione dei turni e per lo smart working, le aziende che decidano di fermarsi per ragioni sanitarie saranno tutelate. I sindacati hanno ottenuto che le indicazioni saranno verificate da un “Comitato per l’applicazione e la verifica delle regole del protocollo”, costituito in ciascuna azienda.

Come funzionano i turni

Le imprese, afferma il decreto “potranno disporre la chiusura di tutti i reparti diversi dalla produzione” o ricorrere allo smart working. “Potranno” non pare essere un obbligo tassativo, come invece sembrava essere con la pubblicazione del Dpcm dell’11 marzo. Le imprese possono procedere alla “rimodulazione dei livelli produttivi”. I turni dei dipendenti devono essere modificati in modo da “diminuire al massimo i contatti e di creare gruppi autonomi, distinti e riconoscibili”. Sono sospese e annullate tutte le trasferte e i viaggi di lavoro, nazionali e internazionali, anche se già concordate o organizzate.

Se si lavora a meno di un metro

L’azienda “assicura la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni”, compresi “tastiere, schermi touch, mouse”. “È obbligatorio che le persone presenti adottino tutte le precauzioni igieniche, in particolare per le mani”, con l’azienda che “mette a disposizione idonei mezzi detergenti”. Qualora il lavoro imponga di lavorare a distanza interpersonale minore di un metro e non siano possibili altre soluzioni organizzative “è necessario l’uso delle mascherine e di altri dispositivi di protezione”, come “guanti, occhiali, tute, cuffie, camici”. L’accesso agli spazi comuni, comprese le mense aziendali, le aree fumatori e gli spogliatoi “è contingentato”.

Informazioni per i dipendenti

L’azienda è obbligata a informare “chiunque entri in azienda” sulle misure adottate per contenere il contagio. Tra le altre cose, dovranno essere affissi avvisi e stampati depliant, anche se è la singola imprese a definire “le modalità più idonee ed efficaci”. Il personale, prima dell’accesso al luogo di lavoro “potrà essere sottoposto al controllo della temperatura corporea”. “Potrà”. Quindi nessun obbligo per le imprese, che però sono autorizzate a misurare la temperature nel caso decidessero di farlo. Se il dipendente ha febbre, “non sarà consentito l’accesso”. Ingresso vietato anche a chi “abbia avuto contatti con soggetti risultati positivi al Covid-19”. I lavoratori sono obbligati a rimanere in casa se hanno febbre o altri sintomi influenzali.

Se un lavoratore è positivo

Nel caso in cui il lavoratore risulti positivo, devono avvertire l’azienda. Oltre al suo isolamento, sarà disposto anche quello dei colleghi con i quali ha avuto “contatti stretti”. A definire cosa sia un “contatto stretto” saranno le autorità sanitarie in base alle informazioni ricevute dalle imprese. Durante questo periodo di “indagine”, “l’azienda potrà chiedere agli eventuali possibili contatti stretti di lasciare cautelativamente lo stabilimento” (ma sempre su indicazione delle autorità sanitarie).

Attività di carico e scarico

Il protocollo fissa anche le regole per i fornitori esterni. Se possibile, gli autisti dei mezzi di trasporto devono rimanere a bordo e non è consentito loro l’ingresso agli uffici, “per nessun motivo”. Per le attività di carico e scarico (che non hanno vincoli perché la circolazione delle merci è libera) “il trasportatore dovrà attenersi alla rigorosa distanza di un metro”. Negli stabilimenti “va ridotto, per quanto possibile, l’accesso ai visitatori”, limitandosi ai casi di necessità, come pulizie e manutenzione.

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Ingressi e riunioni

Il protocollo “favorisce orari di ingresso/uscita scaglionati in modo da evitare il più possibile contatti nelle zone comuni”. Se possibile, “occorre dedicare una porta di entrata e una porta di uscita”. Gli spostamenti all’interno degli stabilimenti devono essere “limitati al minimo”. Non sono consentite le riunioni in presenza. Se “necessarie e urgenti”, dovrà essere “ridotta al minimo la partecipazione”. “Sospesi e annullati” tutti gli eventi interni e ogni attività di formazione in modalità in aula. La formazione potrà continuare online. In ogni caso, se il percorso non dovesse essere concluso, i lavoratori potranno continuare a svolgere la propria mansione. Una sorta di deroga formativa.

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Paolo Fiore
Paolo Fiore
Leverano, 1985. Leccese in trasferta, senza perdere l'accento: Bologna, Roma, New York, Milano. Ho scritto o scrivo di economia e innovazione per Agi, Skytg24.it, l'Espresso, Startupitalia, Affaritaliani e MilanoFinanza. Aspirante cuoco, sommelier, ciclista, lavoratore vista mare. Redattore itinerante per FocuSicilia.

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