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Soldi dell’Europa e come trovarli. Il mestiere più importante oggi

Sono 191,5 miliardi messi a nostra disposizione dall’Unione Europea nell'ormai celebre PNRR. Ma è solo uno dei tasselli della nuova progettazione europea. Sapere scrivere progetti in grado di vincere i finanziamenti costituisce un vulnus che è ormai urgente colmare nelle imprese. Ne ho parlato con Davide Arcidiacono, docente del Corso di Laurea in “Sociologia delle Reti, dell’Informazione e dell’Innovazione” dell'Università di Catania

I soldi sono tanti e vanno spesi velocemente. Queste sono le due caratteristiche più immediate per descrivere il PNRR, l’ormai celebre “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” che il Governo italiano ha dovuto elaborare per accedere ai 191,5 miliardi di risorse messe a nostra disposizione dall’Unione Europea, nell’ambito dell’ambizioso Next Generation EU. Il programma, pensato per rispondere alla crisi pandemica supportando investimenti e riforme nei Paesi Membri che hanno problemi strutturali in grado di ostacolare la fase di ripresa dalla pandemia, prevede un impegno imponente da parte degli Stati beneficiari da qui al 2026. Il nostro Paese è il primo beneficiario e dovrà attrezzarsi in tempi molto stringenti per attivare processi e metodi in grado di rispettare le scadenze che scandiranno il nostro presente e gli anni a venire.

L’ipotesi di Bilancio europeo 2021-2027, prima del Covid…

Il PNRR – che riguarda temi fondamentali come la digitalizzazione, l’innovazione, la competitività, la cultura e il turismo, la transizione ecologica, le infrastrutture di mobilità sostenibile, l’istruzione e la ricerca, l’inclusione e la coesione sociale, la salute – rappresenta però soltanto uno dei tasselli del grande mosaico della nuova Programmazione Europea 2021-2027. Una dotazione complessiva di oltre 1.800 miliardi di Euro che potrebbe dare nuova linfa al tessuto socio-economico del nostro territorio e migliori opportunità di lavoro ai nostri giovani talenti. Sono tanti gli ingredienti di cui abbiamo bisogno per non perdere questa occasione. Forse, tra questi, le più importanti sono le competenze. Sapere scrivere progetti in grado di vincere i finanziamenti costituisce un vulnus che è ormai urgente colmare nelle imprese, tra le organizzazioni del Terzo Settore, nelle pubbliche amministrazioni.

… dopo il Covid: Next Generation EU

È con questa consapevolezza che nello scorso Anno Accademico ho voluto proporre al Prof. Davide Arcidiacono, docente del Corso di Laurea in “Sociologia delle Reti, dell’Informazione e dell’Innovazione”, presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università degli Studi di Catania, un project-work interamente dedicato all’analisi delle opportunità e delle traiettorie di innovazione contemplate nel nuovo bilancio europeo. La convinzione che avevamo entrambi era che fosse necessario provare ad orientare gli studenti di Corsi di laurea sensibili come il suo verso l’orizzonte di una professione, quella del progettista europeo, che sarà sempre più determinante per il futuro di tutti noi.

Davide, qual è stato il riscontro dei tuoi studenti a questo primo esperimento didattico? 

Gli studenti hanno risposto a questa attività con grande entusiasmo, consapevoli dell’opportunità di potersi mettere in gioco in un campo professionale appetibile per il loro futuro, ovvero quello dell’europrogettazione. Essendo un corso che si occupa di innovazione, la dimensione finanziaria e quella delle reti è stata fondamentale nella riflessione sviluppata durante il Corso ed il project-work ha permesso di declinare in un ambito concreto ed attualissimo le conoscenze acquisite. Il PNRR e la nuova programmazione europea sono infatti la vera sfida del Paese e, in particolare, della nostra Sicilia.

Quali sono le competenze e le capacità che un professionista della progettazione dovrebbe coltivare maggiormente?

Da una parte devono esserci visione e capacità di immaginare il futuro provando a disegnarlo sulla base di criteri, parametri e processi molto rigidi e complessi, come quelli richiesti dai bandi europei. C’è inoltre la sfida delle partnership. Un buon progetto deve saper selezionare e attivare le giuste risorse e i capitali che i territori di riferimento sono in grado di offrire. Occorre che la proposta progettuale sia idonea a generare un impatto significativo affinché possa essere ritenuta credibile dai valutatori. Tutto questo passa anche dall’analisi delle peculiarità socio-istituzionali dei contesti territoriali e da come queste influenzano la capacità di agency degli attori coinvolti, profili questi che appartengono alla sfera di competenze sociologiche che il nostro Corso offre. Non ultima la ponderazione e programmazione delle risorse finanziarie messe a disposizione dalle linee di finanziamento messe a bando. Il tutto accompagnato anche da alcune competenze trasversali (le cd. “soft-skill”), come la capacità di lavorare in team. A questo riguardo, gli studenti hanno potuto sfruttare l’occasione del project-work per lavorare in gruppi, sviluppando così spirito di collaborazione e condivisione di idee, conoscenze e attitudini diverse.

Next Generation EU
Focus: Recovery and Resilience Facility (RRF)
Mira ad aiutare i Paesi che hanno problemi strutturali che possono ostacolare la fase di ripresa dalla pandemia. Per poter beneficiare del Recovery and Resilience Facility, gli Stati membri devono presentare i Piani nazionali di ripresa e resilienza (PNRR) dovranno destinare almeno il 37% della spesa alla transizione verde e almeno il 20% alla transizione digitale, rispettare le raccomandazioni specifiche per paese espresse nell’ambito del Semestre europeo, oltre a puntare al rafforzamento della crescita, dell’occupazione e alla resilienza economica e sociale.

A proposito di PNRR, il Prof. Gianfranco Viesti (Università di Bari) – uno dei più lucidi analisti di questo faraonico programma di investimenti e riforme – pone un punto di attenzione sulla quota di spesa prevista per il Mezzogiorno: nonostante sulla carta la “quota Sud” nelle sei missioni del Piano ammonti complessivamente ad 82 miliardi circa (pari al 40%), oggi stiamo correndo il serio rischio di non spenderli tutti, per bene e in tempo. Quali azioni e processi dovremmo mettere in campo per non perdere questa occasione il cui impatto, peraltro, vale più del 20% del PIL italiano?

Ha ragione Viesti. Il PNRR  genera aspettative messianiche perché è un progetto di modernizzazione del Paese che si attendeva da tempo ma che rischia di arrivare tardi, a causa di una serie di divari che si sono accumulati e stratificati nel tempo. Ciò vale soprattutto per le amministrazioni pubbliche del Sud, sempre in affanno sotto il profilo degli organici e delle competenze. È ardua soprattutto per loro la sfida del PNRR, considerato il ruolo cruciale che le amministrazioni locali svolgeranno per l’attuazione degli investimenti, in particolare i Comuni e le Città Metropolitane. Saranno loro a dover rispondere ai cicli di progetto in tempi serratissimi e gestire ingenti risorse con complessi vincoli procedurali. Il rischio è che si generi quello che in Sociologia chiamiamo effetto San Matteo: le amministrazioni locali già più efficienti e innovative (ma anche quelle che sapranno comunicare meglio e ingaggiare meglio gli attori sul territorio)  saranno in grado di ottenere il massimo da queste risorse, tutte le altre faranno più fatica e potrebbero non sopportare il peso dell’opportunità, legittimando processi e scelte che subordinano la qualità alla quantità della spesa. Puntare sulla formazione e sulla competenza degli operatori, anche tramite il reclutamento di nuove risorse, valorizzare gli ecosistemi locali, potrebbe senza dubbio migliorare la situazione. La qualità e la celerità dei processi potrebbero essere incrementate attraverso l’introduzione di entry point unificati e possibilmente digitali, con figure di supporto e di help-desk tecnico multicanale. Ultimo aspetto riguarda la trasparenza e l’accountability rispetto alla spesa: importante sarà reclamare che tutti i dati su spesa, beneficiari e progetti siano disponibili, trasparenti e liberamente accessibili tramite dati aperti ed interoperabili, così da permettere a tutti i cittadini e gli stakeholder di elaborarli e analizzarli in un quadro di vero monitoraggio diffuso.

Il tuo mestiere ti porta a stare in contatto quotidiano con i giovani della nostra terra. Rivolgi loro un augurio!

Rivolgo lo stesso invito che faccio spesso ai miei ragazzi, ovvero quello di uscire dalle loro zone di comfort e di mettersi in gioco, entrando in armonia con il loro tempo. Il tempo che stiamo vivendo necessita infatti di visioni, competenze ed energie nuove. È un tempo che ha un grande bisogno di giovani, anche quando tutto sembra giocare a loro sfavore. Cari ragazzi, prendetevi dunque il vostro spazio e dimostrate di potere fare la differenza… sta già accadendo, lo state già facendo, ma la vostra voce deve alzarsi di volume.

Ci sono tanti progetti ed esperienze in giro per la Sicilia che attendono di essere raccontati. Se ne conosci qualcuno che ti sta a cuore, scrivi alla Redazione redazione@focusicilia.it, con oggetto: “La Sicilia ha L’oro

Mirko Viola
Mirko Viola
Mirko Viola è Head of Business and Community Development di tree, pmi innovativa nata nel 2011, specializzata in open innovation, education e communication, dal 2020 nel gruppo internazionale Opinno, con più di 200 persone in 15 Paesi tra Europa e America. Da sempre impegnato nel sociale, ha promosso negli anni numerose iniziative di cittadinanza attiva e di innovazione sociale

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