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Sostegni e bollette “pazze”, manca il decreto. “Imprese costrette a chiudere”

Il provvedimento annunciato dal governo Draghi il 21 gennaio non è ancora stato pubblicato. Intanto le aziende restano chiuse, per decreto o per scelta. Il forum di FocuSicilia con rappresentanti dei commercialisti, delle imprese dell'intrattenimento e della ristorazione

A quasi una settimana dal Consiglio dei Ministri che l’ha approvato, il decreto “Sostegni ter” non è ancora stato pubblicato in Gazzetta ufficiale. Le misure previste dal governo Draghi per fronteggiare la crisi economica – ristori per le attività danneggiate dal Covid, e oltre cinque miliardi per contrastare gli aumenti dell’energia – al momento sono soltanto teoriche. “La sensazione è che al momento della pubblicazione qualcosa cambierà”, dice Giorgio Sangiorgio, presidente dell’Ordine dei Commercialisti di Catania, intervenuto nel corso del forum di FocuSicilia dedicato ai sostegni e al caro bollette. “Per la nostra esperienza, finché non vedremo il decreto non ci fideremo. Nel frattempo, chiediamo giustizia attraverso una class-action“, ribadisce Gabriele D’Ambra, vicepresidente nazionale di Assointrattenimento, associazione che rappresenta le discoteche, tra le pochissime categorie a essere ancora chiuse per legge fino al 31 gennaio. “Noi abbiamo deciso di chiudere autonomamente, per dare un segnale contro una situazione inaccettabile”, aggiunge Tony Ruberto, vicepresidente di Cna Catania e titolare di un ristorante. Per tutti, la sensazione è che la politica “stia pensando ad altro”. Segnatamente, al “grande gioco” dell’elezione del Presidente della Repubblica, iniziato lunedì 24 gennaio e ancora non concluso. “Intanto il Paese aspetta”.

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La bozza delle misure

Sul tavolo, come detto, c’è il nuovo decreto Sostegni voluto dal governo Draghi. Un provvedimento quanto mai necessario, spiega il presidente Sangiorgio. “In questi due anni di pandemia i ristori prima del governo Conte e poi del governo Draghi hanno permesso al sistema economico di tenere, qualcuno ha parlato addirittura di droga”. Con il venir meno dei contributi a pioggia molte imprese siciliane “cominciano a scricchiolare”, considerando che la situazione di crisi “era cominciata prima della pandemia”. Il nuovo provvedimento, spiega il numero uno dei commercialisti etnei, dovrebbe essere “sulla scia di quelli precedenti”, con particolare attenzione “per gli operatori costretti a chiudere a fine anno”. Secondo le bozze, il versamento Iva previsto per il 16 gennaio dovrebbe essere rimandato a settembre, “cosa che avvantaggia le imprese meno virtuose, che non avevano ancora versato”. I contributi riguardano non solo le discoteche ma anche “i commercianti, i ristoratori, il settore del turismo”, sulla base delle perdite di fatturato rispetto al 2019. “Un piccolo ristoro, inferiore ai precedenti, e non certamente decisivo per le imprese”, precisa Sangiorgio. Più pressante la questione del caro energia, “che ha messo all’angolo molte imprese”.

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Il pericolo del rincari

Nel decreto Sostegni Ter il governo ha introdotto una distinzione tra le imprese energivore – che presentano elevati consumi di energia elettrica – e il resto delle aziende. Per le prime sono previste misure specifiche, a partire da un credito d’imposta del 20 per cento. Il problema, spiega tuttavia il presidente, è generalizzato. “Esistono molte aziende che non ricadono nella categoria, ma hanno consumi pressoché equivalenti alle energivore. Per esse è necessario un ulteriore intervento, per evitare conseguenze serie alla fine dell’anno”. Quello delle bollette “pazze” – legato anche agli sviluppi della crisi ucraina, con le tensioni tra Occidente e Russia che potrebbero mettere ulteriormente a rischio le forniture di gas – non è l’unico problema. “Stiamo assistendo a un incremento del costo di tutte le materie prime”. Per Sangiorgio il rischio “è di ridurre gli utili d’impresa”, oltre a scaricarsi sui clienti “in termini di maggior costo”. A soffrire di questi sarebbero le famiglie, “anch’esse molto danneggiate dalla congiuntura”. Il presidente ricorda gli interventi messi in campo dal governo, “a partire dal taglio dell’Irpef, che favorisce i redditi medi. Anche su questo fronte, sarebbe necessario fare di più”.

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Discoteche fuori pista

Fortemente critico nei confronti delle misure del Governo il vicepresidente di Assointrattenimento Gabriele D’ambra. “Le discoteche sono state le prime a chiudere a inizio 2020, e siamo forse gli unici ad esserlo ancora”. Il vicepresidente denuncia le tempistiche dell’ultimo decreto, “che ci ha costretti ad annullare gli eventi di Capodanno, che per noi rappresenta un quinto dell’introito di tutto l’anno, con pochissimi giorni di anticipo”. Per il vicepresidente i ristori, “a partire dal famoso 400 per cento”, sono stati insufficienti ed erogati con modalità sbagliate, “a partire dal sistema dei codici Ateco”. Un segno di poca attenzione da parte del Governo, “malgrado le innumerevoli interlocuzioni con ministri, sottosegretari, membri di Commissioni parlamentari”. Nei confronti del prossimo decreto la fiducia è poca. “Questo governo, come il precedente, ha il vizietto di cambiare le carte in tavola”. Per D’Ambra qualsiasi valutazione è rimandata “al momento in cui potremo leggerlo”, sempre considerando il fatto “che le decisioni appaiono spesso senza criterio”. Un esempio? “La limitazione al 50 per cento della capienza, decisa a un certo punto dal governo, non tiene conto del fatto che il nostro ‘punto di pareggio’ è al 65 per cento”.

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Verso la “class action”

Secondo D’Ambra anche la riapertura del primo febbraio è a rischio. “Nei prossimi giorni ci aspettiamo un nuovo decreto, che temiamo confermerà le chiusure delle nostre attività”. Il tutto malgrado i continui appelli alla vaccinazione e alla prudenza lanciati ai giovani. “Dopo averci illuso che con la terza dose sarebbe tornata la socialità, il governo mette di nuovo il freno al settore dell’intrattenimento”. Soltanto in Sicilia, spiega il vicepresidente, le realtà che rientrano nel comparto sono oltre 300, con relative maestranze e un indotto che arriva a toccare migliaia di persone. La conferma del blocco appare “inaccettabile”, motivo per cui Assointrattenimento ha deciso di protestare. Nei giorni scorsi l’associazione ha proposto una causa legale collettiva delle attività del settore nei confronti del governo Draghi. “Abbiamo registrato circa 400 adesioni a livello nazionale, su un totale di tremila attività”, rivendica D’Ambra. Non una forzatura “ma un modo per rivendicare i nostri diritti”, visto che il dialogo messo in campo negli ultimi mesi “evidentemente non ha funzionato”. Parola alla giustizia, dunque. “La nostra categoria sa di aver fatto più del suo dovere. Ora chiediamo fatti”.

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L’illusione del green pass

A scegliere azioni eclatanti per segnalare il proprio disagio anche il settore della ristorazione. Lo spiega Tony Ruberto, vicepresidente di Cna Catania e titolare di un ristorante in centro. “Noi abbiamo deciso di chiudere, licenziando i dipendenti, perché un’azienda per sopravvivere deve avere un minimo di ricavi, cosa che da due anni non abbiamo più”. Una situazione generata dal distanziamento sociale, “che ha portato a una riduzione dei coperti”, a cui va aggiunto il super green pass, “che ha generato un effetto domino devastante”. Chi poteva frequentare i locali soltanto con il tampone, spiega il vicepresidente, è stato escluso dalla vita pubblica. Un calo della clientela che diventa “ingestibile” se sommato ai rincari di cui sopra. Anche per Ruberto i ristori arrivati nel corso degli ultimi due anni non sono bastati. “Se parametriamo ciò che abbiamo ricevuto con i fatturati medi pre-Covid, siamo intorno all’otto, massimo dieci per cento”. Una cifra equivalente “al costo delle locazioni”, al netto del credito d’imposta “di cui non tutti siamo riusciti a beneficiare”.

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L’ombra della criminalità

“Pare che anche le misure di quest’ultimo decreto escluderanno alcune attività, soprattutto le medie e piccole imprese artigianale rappresentate dalla Cna”, puntualizza Ruberto. Il sentimento dominante comincia a essere “la stanchezza”, viste le tante aspettative deluse negli ultimi mesi, “al di là del perdurare della pandemia”. Il vicepresidente degli artigiani catanesi mette in luce un altro tema. “La debolezza delle piccole imprese rischia di attirare la criminalità organizzata”. Secondo un’analisi della Banca d’Italia pubblicata nei mesi scorsi, nel 2020 state 142 mila le imprese con problemi di liquidità, per un fabbisogno complessivo di circa 48 miliardi. A sopperire, in assenza dello Stato, sarebbero proprio le mafie. Per Ruberto questo rischio è ancora presente, anzi in aumento. “Sono tante le segnalazioni che arrivano in questo senso, segno che la criminalità organizzata tenta di acquisire le imprese in difficoltà”. Per questo è urgente “un intervento definitivo” da parte del Governo, per dare alle imprese la possibilità “di mantenere il rapporto tra entrate e uscite in pari”. Un obiettivo finora disatteso, conclude il vicepresidente di Cna Catania. “Lo dico con rammarico, soprattutto per una città a vocazione turistica come la nostra”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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