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Spiagge, concessioni “tagliate” al 2023. I balneari siciliani: “Decisione comica”

Stop del Consiglio di Stato alla proroga automatica fino al 2033. Vietate ulteriori estensioni al Governo nazionale, che aveva rimandato le gare in attesa della "mappatura" delle coste. "Sbigottiti" i titolari degli stabilimenti, mentre le associazioni ambientaliste esultano

Le norme nazionali che hanno disposto la proroga automatica delle concessioni balneari al 2033 “sono in contrasto con il diritto eurounitario”. Di conseguenza, “non devono essere applicate né dai giudici né dalla pubblica amministrazione”. Con due sentenze pubblicate il nove novembre, il Consiglio di Stato interviene sulla vexata quaestio del demanio marittimo italiano. Tagliando di dieci anni la scadenza delle concessioni già in essere, anticipata al 2023, e vietando al governo di intervenire con ulteriori proroghe. “Una vera e propria doccia fredda”, dice a Focusicilia Ignazio Ragusa, presidente dei balneari di Confcommercio Sicilia. La pronuncia del Consiglio di Stato “è comica, se non tragica”, visto che annulla la norma del governo “sostituendola con una propria”. Una decisione che lascia i balneari “sbigottiti”, mentre fa esultare le realtà ambientaliste. Legambiente e Touring Club denunciano “la poca trasparenza e i canoni irrisori” di molti stabilimenti, auspicando che la sentenza aiuti ad accelerare “nella direzione della qualità e sostenibilità”.

Il ruolo della Regione siciliana

Sullo sfondo della polemica, anche il ruolo della Regione siciliana. In virtù dello Statuto speciale, dice l’assessore al Territorio Toto Cordaro, l’ente avrebbe “competenza esclusiva in materia di demanio marittimo”. Il tema è stato affrontato da una legge regionale del 2018, ricorda Cordaro, che ha fissato i criteri per ottenere il prolungamento al 2033: attualizzazione della certificazione antimafia, regolarità contributiva del concessionario, pagamento dei canoni pregressi. “Un aspetto, quest’ultimo, che ha portato nelle casse della Regione 15 milioni di euro in un’unica soluzione”, rivendica l’assessore. Per quanto riguarda il Consiglio di Stato, Cordaro chiede “di leggere con attenzione il dispositivo della sentenza” prima di prendere qualsiasi ulteriore decisione. Che le concessioni marittime siano terreno di scontro tra i diversi livelli amministrativi non è una novità. Nei mesi scorsi, tre norme regionali sui termini di proroga delle concessioni e sulla risoluzione dei contenziosi sono state impugnate dal governo di fronte alla Corte costituzionale.

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Breve storia delle concessioni

Una storia complessa, quella del demanio marittimo. Ragusa riavvolge il nastro. A chiedere la messa a gara delle concessioni è l’Europa, sulla base della famosa direttiva Bolkestein, “che però riguarda nello specifico i servizi, come ad esempio la raccolta dei rifiuti”. A negare che gli stabilimenti balneari appartengano alla categoria, secondo Ragusa, sarebbe stato lo stesso autore della direttiva, l’ex Commissario europeo Frits Bolkestein, durante un visita in Italia. “Nonostante ciò l’Europa ha deciso di proseguire con la messa a gara, forse sotto suggerimento dello stesso Stato italiano”. In attesa di fissare i criteri per le gare, la legge nazionale 145/2018 ha prolungato automaticamente le concessioni al 2033. Un tempo abnorme, secondo i critici dei “privilegi” dei balneari. Con il decreto Concorrenza approvato lo scorso quattro novembre, il governo Draghi ha posticipato la questione, disponendo una “mappatura” delle concessioni esistenti prima di varare le norme per le gare.

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Rischio di decisioni frettolose

“Una decisione saggia”, secondo Ragusa, stroncata nelle scorse ore dalle sentenze del Consiglio di Stato, che hanno ridotto drasticamente il tempo per effettuare le operazioni. “La legge del 2018 prevedeva un periodo transitorio di 15 anni, nel quale legiferare e dare modo alla norma di assestarsi. Vorrei sapere con quale criterio sono stati ridotti a due”. Il pericolo, secondo il presidente dei balneari, è che le decisioni siano prese frettolosamente, mettendo a rischio una categoria “che rappresenta circa il 30 per cento del Prodotto interno lordo italiano ricavato dal turismo”. In Sicilia, secondo gli ultimi dati forniti dalla Regione, le concessioni marittime sono circa tremila e danno lavoro a un indotto di circa centomila persone. Numeri significativi, soprattutto nel quadro economico uscito fuori dalla pandemia da Covid-19. Ecco perché la decisione dei giudici amministrativi, per Ragusa, “non è un bene per la categoria, ma nemmeno per l’isola”.

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Concessioni in crescita in Sicilia

La concorrenza, prosegue il presidente dei balneari, dovrebbe essere garantita “sfruttando i molti chilometri di coste attualmente inutilizzati”. In altre parole, creando nuove concessioni anziché contendere quelle già esistenti. Una posizione fortemente contrastata da Legambiente, in prima linea contro lo sfruttamento delle coste. L’associazione ha ricordato come in Sicilia “le concessioni per stabilimenti balneari siano passate da 438 nel 2018 a 620 nel 2021, con un aumento del 41,5 per cento”. Una tendenza che segue quella nazionale. Le concessioni nel Paese, infatti, sono passate dalle 10.800 del 2018 alle oltre 12 mila del 2021. Il tutto a fronte di introiti non adeguati, denuncia Legambiente, visto che gli stabilimenti “valgono oggi appena 100 milioni di euro l’anno”. Per l’associazione occorre trovare un punto d’incontro, “premiando gli investimenti” fatti negli anni dai titolari senza perdere di vista “le giuste aspettative della domanda, delle imprese e il diritto”.

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Le ripercussioni sul settore

Propositi che non convincono Ragusa. “Si rischia di strappare le concessioni a chi le ha gestite finora, ottenendo risultati importanti, per darle a soggetti privi di esperienza”. Usando una metafora automobilistica, “sarebbe come togliere una macchina da corsa al suo pilota per darla a un guidatore privo di esperienza”. Per il presidente dei balneari di Confcommercio Sicilia la decisione avrà conseguenze gravi, anche nel breve periodo. “Ci sono colleghi che hanno speso centinaia di migliaia di euro nel proprio stabilimento, sapendo di avere 15 anni per recuperare l’investimento. Da un giorno all’altro ci dicono che non è così”. L’associazione di categoria, annuncia il presidente, non resterà a guardare. “Studieremo le motivazioni della sentenza e adotteremo una linea di tutela nei confronti di migliaia di onesti lavoratori che, con enormi sacrifici, hanno costruito delle valide realtà a beneficio di tutto il comparto turistico italiano”, conclude Ragusa.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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