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Stati generali dell’informazione. Dalla Sicilia parte l’analisi per il cambiamento

Una due giorni per parlare del ruolo dell'informazione e del giornalismo, di ciò che non va e come va cambiato e di come son cambiati i tempi e il modo di svolgere la professione, con la tecnologia alla base del futuro che è già iniziato

L’informazione in Italia non sta bene e con lei anche i suoi operatori, i giornalisti, che spesso vengono sottopagati e tenuti nella precarietà, ma anche minacciati e intimiditi con l’utilizzo della querela. Per chi vive di pochi euro a pezzo rappresenta un vero e proprio mostro, al di là della veridicità o meno dell’accusa. La tutela giuridica messa a disposizione dalle redazioni non è per tutti e chi non gode di un contratto deve pagare da sé. Un’arma in mano di vuole intimidire, appunto. Di precarietà, del ruolo dell’informazione e della sua evoluzione con anche l’implemento della tecnologia se n’è parlato a Taormina durante gli “Stati generali della Parola, dell’Informazione e dell’Editoria”, organizzati dall’Ordine dei giornalisti di Sicilia e dalla Fondazione Taormina Arte, in occasione del 60° anniversari della legge istitutiva dell’Ordine dei giornalisti. Tanti gli intervenuti, giornalisti di Sicilia e non solo che hanno tracciato un quadro della situazione e le sue possibili soluzioni.

Tecnologia, Ordine e rinnovamento

“Le previsioni del tempo volgono al peggio però dobbiamo essere positivi”, dice a FocuSicilia il presidente regionale dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia, Roberto Gueli. ” “Questi stati generali che abbiamo messo su con il Consiglio dell’Ordine e i nostri partner vogliono proprio fare raccontare quello che non va. Abbiamo presenti i vertici nazionali dell’Ordine che poi faranno sintesi e parleranno con i governanti”. Il tutto “partendo dalla sintesi che l’Ordine va rinnovato come le sue Carte. Festeggiamo i 60 anni e vanno rispolverate per calibrarle con i tempi che sono anche figli della tecnologia. I giornalisti – ha continuato – sono sentinelle dell’informazione”. E proprio la tecnologia e il grande sviluppo del giornalismo online sono tasselli fondamentali dell’informazione odierna, anche in Sicilia dove sono sempre più numerosi i giornali che hanno solo una versione sul web. “L’informazione online è diventata fondamentale ma per me deve sempre essere legata a quei punti tradizionali dell’informazione come il controllo delle fonti. Deve esserci la voglia di dare una notizia non di copiare un comunicato e non guardare alla notizia con una corsa contro il tempo per pubblicarla. Il tempo reale può essere un acerrimo nemico”.

L’informazione è un bene che va pagato

Secondo il presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Bartoli, la precarietà giornalistica si risolve “cominciando a ridefinire i parametri generali che sono nelle mani del governo e del Parlamento”. Per Bartoli “occorre che siano destinate più risorse al pluralismo dell’informazione che non è solo pluralismo d’idee ma anche di territori e realtà, perché l’Italia è il Paese in Europa che dedica, in percentuale al Pil, meno risorse al pluralismo. Va premiato chi assume e chi fa informazione corretta e rispettosa della deontologia”. Non solo. Il presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti sostiene che occorre “intensificare l’azione nei confronti delle grandi piattaforme che utilizzano il lavoro giornalistico senza remunerarlo”. Bartoli pone anche un terzo tema da affrontare e riguarda i cittadini, i lettori. “L’informazione è un bene che va pagato. L’informazione gratuita non va bene. Nessuno va al ristorante pensando di mangiare senza pagare. L’informazione è un prodotto che costa e quindi deve essere remunerato”.

Equo compenso

Il presidente Bartoli si sofferma anche sulla legge per l’equo compenso. Una legge che esiste già, ma che “per ora non ha grande incidenza nel mondo giornalistico”. Per questo occorre “che ci sia un grande sforzo da parte delle istituzioni perché c’è una resistenza da parte degli editori, che può essere anche compresa, ma questo si risolve cambiando il perimetro e le condizioni di lavoro e di esercizio nell’attività editoriale ossia, il comparto, se produce più ricchezza, la può distribuire anche a chi ci lavora”.

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Desirée Miranda
Desirée Miranda
Nata a Palermo, sono cresciuta a Catania dove vivo da oltre trent'anni. Qui mi sono laureata in Scienze per la comunicazione internazionale. Mi piace raccontare la città e la Sicilia ed è anche per questo che ho deciso di fare la giornalista. In oltre dieci anni di attività ho scritto per la carta stampata, il web e la radio. Se volete farmi felice datemi un dolcino alla ricotta

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