Stop fotovoltaico nei terreni produttivi. “Toglie un’entrata all’agricoltura”

Stop fotovoltaico nei terreni produttivi. “Toglie un’entrata all’agricoltura”

Ilfotovoltaicoa terra è stata un’entrata per gliagricoltoriche, in particolare in Sicilia, a causa delcambiamento climatico, hanno dovuto trattareterreni improduttivi. Lo stop dellaPresidenza della Repubblicaa parte del decreto che avrebbe dovuto porre fine “all’installazione selvaggia del fotovoltaico a terra” annunciata dalministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, ha avuto l’effetto di porre una riflessione sull’effettiva opportunità rappresentata dall’installazione del fotovoltaico nei campi agricoli stravolti dalclimate change. Nel mondo agricoloColdiretti, con il presidente nazionale Ettore Prandini, ha espresso “soddisfazione per la decisione ditutelarel’agricoltura nazionale anche con un deciso stop al fotovoltaico selvaggio a terra”. Ma ilsentimentnon è ovunque lo stesso. In Sicilia il fotovoltaico a terra installato nei terreni agricoli è stata un’opportunità progredita, oggi, verso l’agrivoltaico. Inoltre, secondo quanto confermano gli addetti ai lavori, il provvedimento annunciato da Lollobrigida interesserebbe solo l’1%dellasuperficie interamente coltivabilein Italia. Leggi anche –Fotovoltaico ed eolico: in Italia poca energia, ma la Sicilia alimenta Amazon In una regione come la Sicilia, dove ilcambiamento climatico, ormai da anni, ha chiesto una diversificazione delle attività, molti produttori hanno scelto diaffittare terrenialle società che realizzano impianti fotovoltaici. Le difficoltà portate dagli eventi estremi (alluvioni, siccità) hanno reso l’attività agricola sempre più incerta. Iguadagnisi sono ridotti, se non azzerati. Per questo l’impianto di un sistema fotovoltaico nei terreni con una resa scarsa o diventatiimproduttiviha permesso ai proprietari di “convertire” l’uso delterreno agricoloe ricavarne comunque unarendita. L’affitto dei terreni agricoli alle società che realizzano impianti solari per la produzione dienergia rinnovabilein Sicilia avrebbe garantito il guadagno che il cambiamento climatico ha tolto. Lo dicono i produttori. A Carlentini, ad esempio,Sebastiano Miceliha concesso in affitto parte del proprio terreno assicurandosi quella che ha definito “un’entrata sicura”. Leggi anche –Fotovoltaico, a Mineo si produrrà energia elettrica per 80.000 famiglie “Oggi come oggi nel mondo dell’agricoltura tutto è un po’ altalenante. Il fotovoltaico si è dimostrato un’entrata sicura che mi ha permesso di trovare ifondida reinvestire inagricoltura“. A spiegarlo è Sebastiano Miceli, titolare dell’omonima azienda agricola, produttore a Carlentini (Sr) diaranceecereali, che ha dato in affitto allaPeridot Solar.“Non abbiamo affittato tutti i terreni che abbiamo. Non sono uno speculatore. L’impianto è stato installato su un terreno cheprima producevae dove ora la produzione è crollata a causa del cambiamento climatico”. Secondo le stime dall’assessorato regionale all’Agricolturala siccità potrebbe provocare danni economici “tra uno e 2,5 miliardi di euro”. Ad incidere sarebbero “lacompromissioneeperdita definitivadelle colture permanenti (agrumi, frutta, vigne) e la moria diffusa delbestiame“. “Se il terreno che abbiamo dato in affitto fosse statoseminato, non avremmo guadagnato nulla. I terreni hanno reso solo per il 20%” ha spiegato Miceli. Leggi anche –A Mazara del Vallo il mega impianto solare da 66 MW di Engie e.. Le nuove norme immaginate nel decreto dal ministro Lollobrigida dovrebbero coinvolgere anche i progetti con “autorizzazioni in corso”. Ma al contrario il ministro dell’Ambiente, Pichetto Fratin, li aveva esclusi. Dubbi arrivano anche sulla tipologia di unici terreni produttivi, agricoli, sui cui il governo avrebbe permesso la costruzione di impianti a terra. Questi sono – in base a quanto comunicato in conferenza stampa durante il Consiglio dei Ministri del 6 maggio – lecava, leminiere, leareein concessione alleFerrovie dello statoe aiconcessionari aeroportuali. Si potrà fare impianti nelle aree di rispetto dellafascia autostradalee nelle aree interne adimpianti industriali. Tutte zone che non possono assicurare la possibilità di costruire impianti dalla portata soddisfacente per la produzione di energia rinnovabile. E poi “si tratta di societàconcessionariea cui il Governo ha scelto di non togliere terreni” ha analizzatoAndrea Urzì, Business Development Director di Peridot Solar,specificando sulle cave: “Sono concessioni in ogni casonon sufficientie concondizioni orografichenon idonee”. Urzì ha aggiunto: “La superficie utilizzata oggi è inferiore all’1% della superficie complessivamente coltivabile, il fotovoltaico che “ruba la terra all’agricoltura” non è un’affermazione reale. Nel tentativo didifenderela terra, Coldiretti statogliendoreddito agli agricoltori” ha spiegato Andrea Urzì. Leggi anche –Agrivoltaico, alle Ciminiere di Catania convegno su rinnovabili e agricoltura In tema di fotovoltaico in realtà la Sicilia aveva cercato di legiferare, promuovendo un riordino, due anni fa. Nel 2022 ildisegno di legge n°98proposto dal M5S ha provato adisciplinarela realizzazione di impianti solari sui terreni agricoli coltivabili con l’obiettivo di “bilanciare le esigenze diproduzionee la produzione di energia elettrica dafonti rinnovabili“. Nel dl veniva evidenziato ilrischio speculazionegenerato proprio dallaperdita di redditivitàdei terreni. “Premesso mi occupo da sempre di energie rinnovabili – ha spiegato Urzì – credo che l’invio di un messaggio simile, con le modalità scelte dal ministero dell’Agricoltura, sia un segnale sbagliato per tutto il sistema. E’ ormai è un’industria”. La definizione di “speculazione” non può essereaccettataperchè, ha spiegato ancora il Business Development Director di Peridot Solar: “Se io traggoprofittoda qualcosa che non l’aveva, in linea con le previsioni che lo Stato chiede sulla materia dell’energia rinnovabileper sostituiregasecarbone, per creareolio combustibilein un Paese che non ha materie prime, credo siamo di fronte invece ad un’attivitàlodevole“. Rilasciando aFocuSiciliaquesta intervista prima dello stop alle nuove regole sul fotovoltaico nei terreni agricoli del Quirinale, Andrea Urzì aveva spiegato: “La materia va regolata, ma non con un’incursione. A mio giudizio non è il modo giusto per regolare una materia così complessa e articolata. Lo stesso pensaItalia Solaree anche le associazioni incardinate inConfindustria“.