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Tari, Agrigento la più cara d’Italia. Anci: “Differenziata cresce, ma serve tempo”

Dei dieci capoluoghi italiani in cui la gestione dei rifiuti costa di più, dice uno studio del sindacato UIl, quattro si trovano in Sicilia. Tra le Città Metropolitane, solo Palermo scende (poco) sotto la media. Il commento del segretario dell'associazione Comuni siciliani Alvano

Ad Agrigento, nel 2021, i cittadini hanno pagato oltre 488 euro di Tari, la cifra più alta in Italia. Nella “top ten” nazionale altre tre città siciliane, Siracusa (472 euro), Trapani (465 euro) e Messina (450 euro). Sono i dati del sindacato Uil, che ha realizzato uno studio sulla Tari in tutto il Paese. In Italia la spesa media sfiora i 310 euro. Le città siciliane sono tra le più care. A Catania l’imposta comunale sui rifiuti è costata ai cittadini oltre 403 euro, mentre Palermo si posiziona sotto la media con “soli” 281 euro. Numeri che per il segretario generale di Anci Sicilia Mauro Alvano potrebbero avere diverse spiegazioni. “Senza dubbio le basse percentuali di differenziata e le difficoltà a esigere i tributi incidono sul risultato delle città siciliane”, dice a FocuSicilia. Allo stesso tempo, però, “bisogna considerate le condizioni specifiche degli enti locali”, motivo per cui “è difficile dare una valutazione complessiva”. Il problema, del resto, riguarda tutto il Sud Italia. Le tariffe più “pesanti”, osserva la segretaria confederale Uil Ivana Veronese, “gravano soprattutto nel Mezzogiorno, dal momento che tra le prime dieci città dove la Tari è più alta, nove sono ubicate in quest’area”.

Le dieci città italiane con le tariffe Tari più alte. Elaborazione Uil Servizio Lavoro, Coesione e Territorio

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I costi nei grandi centri

Una tendenza che diventa evidente osservando le tariffe delle Città metropolitane. La più alta si registra a Reggio Calabria, dove una famiglia di quattro persone con una casa di 80 metri quadri paga in media 461 euro. Al secondo posto Messina, che come detto supera i 450, seguita da Napoli, che con 442 euro si aggiudica il terzo gradino del podio. A Genova la tassa sui rifiuti costa 417 euro, a Bari 414 euro e a Catania, come abbiamo visto, oltre 403 euro. A Cagliari la Tari è costata 386 euro, a Milano 336, a Torino 329, a Roma 327, a Venezia 320 euro. Al terzultimo posto, in controtendenza rispetto al resto dell’Isola, si piazza Palermo, che come detto supera di poco i 282 euro, seguita da Firenze (243 euro) e Bologna (228 euro). Nessuna Città metropolitana siciliana ha aumentato le tariffe tra il 2020 e il 2021, mentre nel confronto con il 2017 la tassa è cresciuta a Catania (più 18 per cento), a Messina (più cinque per cento) e a Palermo (più tre per cento).

Le tariffe Tari nelle tredici Città metropolitane. Elaborazione Uil Servizio Lavoro, Coesione e Territorio

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Dove si risparmia (e dove no)

Nell’ultimo quinquennio, scrive Uil, la tassa sui rifiuti in Italia “è aumentata in media del 6,7 per cento, mentre nell’ultimo anno l’aumento è pari all’1,2 per cento rispetto al 2020”. Dei dieci capoluoghi italiani che registrano i maggiori rincari, la metà si trovano nel Mezzogiorno. Tra essi Caltanissetta, con un incremento del 16 per cento. L’aumento maggiore è a Vibo Valentia, in Calabria, dove l’imposta sui rifiuti è cresciuta di quasi il 40 per cento, seguita da Terni (più 27 per cento) e Como (più 21 per cento). Sul fronte opposto, dei dieci capoluoghi in cui la Tari scende maggiormente sette si trovano nel Centro Nord. Tra le eccezioni c’è Trapani, che benché come detto sia tra i più cari d’Italia, registra un calo di circa il sei per cento. La città dove si è risparmiato di più è Rovigo, nel Veneto, in cui la tassa è scesa del 23 per cento, seguita da Cagliari (meno 16 per cento) e Trento (meno 13,5 per cento).

L’aumento delle Tariffe nelle Città metropolitane nell’ultimo quinquennio. Elaborazione Uil

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Il ritardo del Mezzogiorno

Per quanto riguardo la Sicilia, spiega il segretario Alvano, qualcosa inizia a cambiare. “Nelle città metropolitane la raccolta differenziata sta crescendo, ma prima che questo porti risultati apprezzabili sulle tariffe passerà del tempo”. Sul costo della Tari, aggiunge il numero due di Anci Sicilia, incide anche la logistica. “Più lontano vanno i rifiuti, maggiori sono i costi di smaltimento”. Un dato che pesa “soprattutto nella parte orientale dell’Isola”, dove le discariche sono “per lo più private” e in alcuni casi hanno agito “in un sostanziale monopolio”. Sul costo più basso della spazzatura nel Comune di Palermo Alvano non si sbilancia. “Potrebbe essere dovuto a molti fattori, non ultimo il fatto che la proprietà della discarica è del Comune che quindi ne ha le chiavi e non condivide la gestione con i privati”. Per il futuro la strada è tracciata. “Bisogna proseguire con la differenziata, educando sempre più i cittadini a questa forma di conferimento. Solo così le percentuali potranno migliorare portando nel tempo anche a un alleggerimento delle tariffe”.

Le dieci città italiane che hanno registrato l’aumento più alto nell’ultimo quinquennio. Elaborazione Uil

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Non solo aumenti della Tari

Per la Uil gli aumenti dell’imposta dei rifiuti vanno inquadrati in un momento di sofferenza delle famiglie legato al caro energia e all’inflazione, che in questi giorni ha portato diverse categorie – a cominciare da pescherecci e dagli autotrasporti – a fermarsi in attesa di interventi da parte del Governo. “Non c’è soltanto il tema del caro bollette elettriche, che pesa sui consumi delle abitazioni, ma anche il tema delle tariffe della raccolta dei rifiuti solidi urbani”, osserva Ivana Veronese. Una situazione difficoltosa soprattutto nel Sud Italia, ribadisce la segretaria confederale della Uil, e che si lega anche al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Da questo punto di vista “bisogna accelerare gli investimenti nelle infrastrutture inerenti il ciclo integrato dei rifiuti”, sperando di migliorare il servizio visto che “rimane immutato il tema dell’efficienza” della raccolta.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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