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Conti e racconti d'impresa

Techlab works, progetto vincente in un “territorio impreparato”

Trentotto anni, ingegnere elettronico e già allievo della Scuola Superiore di Catania, Fabrizio Garufi dal 2009 è titolare di Tech Lab Works

Quando non si chiamava ancora in questo modo, la sua azienda all’origine assomigliava ad una odierna start up?
“Il concetto era ancora embrionale ma la nostra realtà aveva tutte le caratteristiche di una odierna start up innovativa. La business idea originaria era la realizzazione di soluzioni ad alto contenuto tecnologico, mediante lo sviluppo di prodotti legati all’elaborazione di flussi video e all’automatizzazione di processi informativi”.

Ha fruito di programmi di mentoring in qualche struttura dedicata?
“Si, nel 2007 la proposta presentata da me e da Luigi Tummino è stata selezionata come seconda migliore idea all’interno del progetto Plast_ICs OF2 in MedSpin, incubatore di aziende con sede a Catania. Il progetto prevedeva un corso di formazione imprenditoriale della durata di 8 mesi”.

Techlab works ha già celebrato dieci anni di attività imprenditoriale. In questo lasso di tempo, quali business si sono affiancati a quello originario?
“Il business originario era la produzione e la commercializzazione di dispositivi elettromedicali. Il nostro prodotto di punta è il Sistema Xe, installato oggi al Rizzoli di Bologna e al Gaslini di Genova, grazie al quale il personale medico direttamente in sala operatoria mediante un unico pannello di controllo touchscreen può gestire segnali audio e video, luci di sala, dispositivi elettromedicali, parametri ambientali e dati elettronici provenienti dal sistema informativo aziendale ospedaliero. A questo business si sono affiancati negli anni successivi la progettazione e realizzazione di sistemi di videosorveglianza e sicurezza, sistemi di digital signage, tavoli multimediali motorizzati installati in alcune portaerei della marina militare italiana ed applicazioni elettroniche ed informatiche conto terzi”.

Del suo team chi fa parte e con quali competenze?
“Attualmente è composto da 9 persone: 5 ingegneri elettronici ed informatici, tra cui i miei soci Luigi Tummino e Alberto Cavallaro, una responsabile amministrativa, dottoressa in Economia e Commercio, e 3 tecnici specializzati”.

Per l’attività svolta, Techlab Works è sulla frontiera di tutte le nuove tecnologie emergenti di Industria 4.0. A quale tecnologia Lei crede di più?
“Delle nuove tecnologie abilitanti tutte sono già attualmente legate alle nostre attività aziendali. Di sicuro simulazioni, integrazione orizzontale e verticale e industrial internet sono quelle che continueranno sempre di più a caratterizzare il nostro agire quotidiano mentre cloud e cyber security sono ormai capisaldi imprescindibili delle nostre attività”.

Avete mercati stranieri? Operate anche all’estero?
“Di recente abbiamo fornito i nostri dispositivi all’interno di un complesso operatorio in un ospedale di Tirana in Albania e negli Emirati Arabi, alla Khalifa University di Abu Dhabi”.

Durante questa pandemia da Covid-19 avete sviluppato qualche attività in particolare, d’impatto per la lotta contro il virus?
“Abbiamo consolidato un prodotto che producevamo già da prima della pandemia: Hospital Live, una piattaforma che viene installata a bordo letto nei reparti di medicina e di terapia intensiva per rendere più confortevole la degenza dei pazienti e che permette anche a infermieri e medici di filtrare le comunicazioni con il paziente, e che quindi migliora anche il trattamento medico, con la rilevazione immediata della cartella clinica e dei dati elettronici sulla salute”.

Chi sono i vostri concorrenti nelle attività di cui vi occupate?
“In ambito elettromedicale ci confrontiamo con grossi player internazionali quali Olympus e Storz. Nel settore della videosorveglianza la concorrenza è costituita da numerosi system integrator su territorio regionale e nazionale”.

Lei è consigliere di amministrazione dell’Università di Catania. In che modo secondo Lei gli Atenei dovrebbero potenziare le attività di trasferimento tecnologico?
“La questione della terza missione è certamente spinosa. Diverse ricette sono state formulate per favorire il trasferimento tecnologico e dunque la creazione di valore sul territorio, ma ad oggi credo il mondo dell’università dovrebbe ripensarsi per diventare volano di sviluppo occupazionale. Ricerca e didattica non possono più essere i due soli pilastri fondanti di un Ateneo”.

Una domanda su Catania. Crede che ci sia un vero ecosistema locale dell’innovazione e delle start up?
“Catania per sua indole è da sempre stata una città molto dinamica. Il numero di iniziative autonome è notevole e di certo il tessuto etneo ha una spiccata vocazione imprenditoriale. Purtroppo il territorio si trova impreparato. Aree industriali carenti, agevolazioni per la creazione di ambienti di lavoro e produttivi insufficienti, finanziamenti per le idee innovative lenti e strumenti inadeguati testimoniano come una cabina di regia ben strutturata e istituzionalmente forte sia necessaria”.

Rosario Faraci
Rosario Faraci è Professore Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese all’Università degli Studi di Catania e tiene gli insegnamenti di Principi di Management, Marketing, Innovation and Business Models. È delegato del Rettore aIl’Incubatore di Ateneo, Start-up e Spin-off, presidente del comitato scientifico di Start Cup Catania e consigliere nazionale dell’associazione PNI Cube. E’ stato Visiting Professor di Strategic Management alla University of Florida. È giornalista pubblicista dal 1987.

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