“Sono loro”, trovati i cadaveri: solo adesso hanno capito | Un’orrore senza precedenti
Tre cacciatori sono stati trovati morti crivellati di colpi in un bosco a Montagnareale, Messina. Un giallo irrisolto che scuote la comunità. Scopri i dettagli.
Tre uomini, usciti all’alba per una battuta di caccia ai suini selvatici nella boschiva contrada Caristia, sono stati trovati senza vita, crivellati da colpi d’arma da fuoco. La macabra scoperta, avvenuta a seguito di una segnalazione giunta al numero unico di emergenza 112, ha scosso profondamente la comunità locale, catapultando la zona in un’atmosfera di incredulità e orrore. È un evento di una brutalità inaudita per un territorio solitamente conosciuto per la sua serenità e la sua bellezza naturale, ora macchiato da un sangue inaspettato.
Sul luogo del triplice delitto, un’area impervia e solitamente frequentata da cacciatori, sono immediatamente intervenuti i Carabinieri di Patti, coordinati dal magistrato di turno della Procura di Patti. Il procuratore capo, Angelo Vittorio Cavallo, ha assunto personalmente la direzione delle indagini, giunto sul posto insieme al medico legale per una prima ricognizione sui corpi. Sebbene le vittime siano state identificate, le loro generalità non sono state rese note, nel rispetto della privacy e delle delicate fasi investigative. Questa cautela degli inquirenti alimenta ulteriormente il clima di mistero che avvolge l’intera vicenda, rendendo difficile per la popolazione elaborare un fatto così sconvolgente.
Le prime indagini e il profilo delle vittime

Le prime indagini cruciali per delineare il profilo delle vittime.
Le prime indiscrezioni trapelate dalle indagini delineano un quadro delle vittime che rende il delitto ancora più enigmatico. Tra i tre cacciatori, tutti armati di fucile al momento del ritrovamento – una circostanza non insolita per una battuta di caccia – figura un uomo di 82 anni originario di Patti, mentre gli altri due sarebbero residenti a Barcellona Pozzo di Gotto, comuni limitrofi. Un dettaglio fondamentale, sottolineato dagli inquirenti con particolare enfasi, è che le tre vittime risultano essere incensurate e, stando alle prime verifiche, prive di qualsiasi legame con organizzazioni criminali o con ambienti malavitosi. Questo elemento è cruciale: esclude, almeno in prima battuta, le piste della criminalità organizzata, indirizzando le indagini su moventi alternativi, forse legati a questioni personali o a un drammatico alterco.
L’allarme che ha portato alla scoperta dei cadaveri è stato dato da un amico di una delle vittime. Preoccupato per il mancato rientro e per l’assenza di notizie che si protraeva da ore, l’uomo si è recato nella zona boschiva sopra la frazione Caristia per cercarli, imbattendosi così nello scenario macabro che ha subito riportato alle autorità. La zona del ritrovamento è stata immediatamente delimitata e dichiarata off limits, con la presenza massiccia delle forze dell’ordine e del procuratore Cavallo, che sta supervisionando ogni fase dell’accertamento. Il lavoro degli esperti forensi è essenziale per raccogliere ogni possibile indizio balistico e circostanziale che possa far luce su questo efferato crimine, in un ambiente naturale che, seppur isolato, potrebbe celare elementi risolutivi.
Le piste investigative: tra omicidio-suicidio e il quarto uomo
Le piste investigative: tra la tesi dell’omicidio-suicidio e l’ombra del quarto uomo.
Di fronte alla brutalità del delitto e all’apparente assenza di collegamenti con la criminalità organizzata, gli investigatori stanno esaminando attentamente diverse ipotesi, con la consapevolezza che nessuna pista viene esclusa a priori. Una delle possibilità al vaglio è quella di un duplice omicidio seguito da un suicidio, un’eventualità che implicherebbe una dinamica interna complessa e drammatica tra le vittime stesse, forse scaturita da una lite o da un raptus improvviso con esiti fatali. Tuttavia, gli inquirenti non tralasciano neanche l’ipotesi più inquietante: che a sparare possa essere stato un quarto uomo, un aggressore esterno che si è poi dileguato nel fitto bosco, rendendo la sua identificazione estremamente difficile.
L’inchiesta, coordinata personalmente dal Procuratore capo Angelo Vittorio Cavallo, si preannuncia particolarmente complessa, non solo per la natura del crimine ma anche per il contesto ambientale in cui è avvenuto, rendendo difficile la ricerca di testimoni o tracce significative. Il procuratore, che pochi giorni fa è stato nominato a Termini Imerese e a breve lascerà la Procura di Patti, è determinato a lasciare chiarezza su questo caso prima del suo trasferimento, evidenziando il forte impegno della magistratura in questa indagine. La comunità messinese, e in particolare quella dei Nebrodi, attende con ansia risposte, sperando che le indagini possano presto fare luce sulla verità dietro il tragico massacro di Montagnareale, un evento che ha gettato un’ombra oscura e indelebile su una zona solitamente tranquilla e serena.

