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Treni siciliani, aumento del 10 per cento sterilizzato, anzi no. “Manca un milione”

Il governo regionale ha stanziato 3,6 milioni di euro in legge di stabilità, ma per evitare l'intero aumento ne servirebbero 4,6. E sull'utilizzo dei fondi disponibili per ora non ci sono certezze. Preoccupati i pendolari, mentre i consumatori di Cisl esprimono soddisfazione

Rincaro azzerato, forse. Resta in sospeso, almeno in parte, la vicenda della sterilizzazione dell’aumento del 10 per cento sui biglietti dei treni regionali per l’anno 2023 come avvenuto lo scorso anno. Da un lato, nella legge di Stabilità 2023-2025 approvata lo scorso 10 febbraio, è stato inserito un emendamento che stanzia 3,6 milioni di euro “al fine di sterilizzare l’aumento tariffario per il 2023 previsto dal contratto decennale tra la Regione siciliana e Trenitalia s.p.a.”. Dall’altro, secondo quanto riferisce il Comitato dei pendolari, nell’audizione del 22 febbraio di fronte alla Commissione Ambiente, territorio e mobilità dell’Assemblea regionale siciliana sarebbe stato affermato, dallo stesso assessore al ramo, che la cifra non è sufficiente. “L’assessore ai trasporti Alessandro Aricò ha detto che servirebbero 4,6 milioni di euro, e ha avanzato alcune proposte sull’utilizzo dei fondi, visto che non sono sufficienti a sterilizzare per intero i rincari dei biglietti”, spiega a FocuSicilia Giosuè Malaponti, presidente del Comitato, tra i partecipanti all’audizione. Il verbale della seduta non è stato ancora pubblicato, ma per Malaponti l’utilizzo dei fondi stanziati in legge di Stabilità è nelle mani di palazzo d’Orléans. “Il Contratto di servizio prevede che sia la giunta regionale a intervenire, come avvenne nel 2021”. FocuSicilia ha provato a contattare l’assessore Aricò, ma non ha mai risposto alla domande sulla copertura necessaria.

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L’azzeramento del 2021

Come spiegato da FocuSicilia alcune settimane fa, la questione dell’aumento dei biglietti ferroviari nell’Isola si trascina da alcuni anni. A prevederli è l’articolo 14 del Contratto di servizio regionale 2016/2027, che ha fissato un incremento del 10 per cento per gli anni 2020, 2022 e 2024. L’adeguamento delle tariffe, si legge nel documento, “contribuisce all’equilibrio economico del presente Contratto e, pertanto, qualora la Regione deliberi di non effettuarlo, la stessa si impegna a compensare i minori ricavi individuando le risorse necessarie”. Dopo la richiesta delle associazioni dei pendolari di eliminare l’aumento, una prima risposta della Regione è arrivata con la delibera di Giunta 563/2021, che ha disposto “la sospensione dell’incremento tariffario dal primo gennaio 2022, compensando i minori ricavi con l’adeguata rimodulazione del Piano Economico Finanziario”. Una formulazione che per la deputata regionale del Movimento cinque stelle Martina Ardizzone risulta imprecisa. “L’anno scorso Musumeci festeggiava la cristallizzazione di questo incremento per merito suo. Non ha detto che le coperture avrebbero evitato l’aumento per il 2022, non ‘dal 2022’. Va da sé che l’aumento sia avvenuto dal 2023 e che quindi sia stato solo posticipato”.

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Le ipotesi sull’utilizzo dei fondi

Quanto all’utilizzo delle risorse stanziate in legge di Stabilità, nel corso dell’audizione all’Ars sono state avanzate diverse ipotesi. “Si è parlato di introdurre uno sconto del sette per cento, limitando di fatto l’aumento dei biglietti per quest’anno al tre per cento”, spiega Malaponti. Altra opzione sul tavolo, “l’introduzione di biglietti speciali alcune categorie, come i militari, le forze del’ordine e gli studenti, che ne avrebbero diritto da ottobre a maggio, in coincidenza con il calendario scolastico”. Una proposta avanzata “sei o sette anni fa”, prosegue il presidente dei pendolari, “ma che non ha trovato applicazione, e che potrebbe essere difficile da attuare adesso”. Sullo sfondo, anche il nuovo aumento previsto a partire dal primo gennaio 2024, per il quale sarebbero necessarie risorse ancora superiori. “Non sappiamo cosa deciderà il governo, visto che secondo le valutazioni degli uffici servirebbero circa otto milioni di euro per sterilizzare questo ulteriore aumento”, spiega la deputata Ardizzone. Una possibilità sarebbe quella di “ridiscutere il contratto di servizio con Trenitalia” stipulato sotto il governo Musumeci, “che sapeva benissimo che ogni due anni si sarebbe presentato il problema di questi aumenti”.

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Soddisfazione dei consumatori Cisl

Se dal comitato dei pendolari si avanzano dei dubbi, ad accogliere positivamente lo stanziamento in legge di stabilità è Adiconsum Sicilia, l’associazione dei consumatori appartenente a Cisl. “Avevamo chiesto che il tema fosse trattato, e con l’approvazione definitiva di un emendamento della legge finanziaria, l’Assemblea regionale ha sancito il blocco del rialzo del costo dei biglietti ferroviari già in atto dal primo gennaio 2023, previsto dal contratto di servizio tra Regione e Trenitalia”, dice il presidente regionale Francesco Carbone. I tre milioni e mezzo stanziati, prosegue il presidente, avranno un effetto positivo sulle tasche dell’utenza. “È un provvedimento giusto, l’aumento avrebbe inciso gravemente sulle casse familiari dei tanti lavoratori pendolari e di tutti coloro che hanno necessità di spostarsi per diverse esigenze”. Nessuna preoccupazione legata all’insufficienza delle risorse messe in campo dalla Regione, insomma. “Si tratta di un aiuto concreto per aiutare i bilanci delle famiglie, già provati dall’inflazione. Apprezziamo l’attenzione sul tema da parte dei deputati regionali e dell’istituzione tutta, che ha destinato le somme necessarie a non appesantire le spese di tanti lavoratori”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci, giornalista e autore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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