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Turismo in Sicilia: salvo grazie a mare e natura. Su cosa puntare oggi

Rapporto Cnr sul turismo italiano del 2022: le regioni italiane con un turismo balneare o rurale hanno riscontrato benefici, essendo meno dipendenti dai flussi internazionali, specialmente extra-europei. La Sicilia regge grazie alle sue risorse naturali

La Sicilia ha salvato il suo turismo grazie al mare cristallino e al verde delle campagne. Lo conferma l’ultimo Rapporto sul turismo italiano realizzato dal Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). La XXVI edizione analizza il 2022 e sottolinea infatti come le aree geografiche italiane che si contraddistinguono per un turismo balneare o rurale siano risultate avvantaggiate. Sono infatti risultate indipendenti dai flussi internazionali. In particolare da quelli extra-europei, condizionati dagli equilibri geopolitici. Così, seppure in un quadro di ripresa del turismo internazionale a livello globale, alcuni flussi storici sono mutati. Un esempio sono i russi, che rappresentavano un segmento di turismo importante sia per quantità che per capacità di spesa. Un apporto che non c’è più, ma alcune destinazioni continuano a farcela grazie alle proprie risorse naturali. Sono la Puglia, le Marche, l’Umbria, la Sardegna, la Sicilia, il Friuli-Venezia Giulia e, infine, il Trentino-Alto Adige. L’Isola non è ai primi posti ma rientra ugualmente in questo ventaglio di aree italiane privilegiate.

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Turismo balneare e rurale: cosa si può fare

Le due tipologie di turismo, balneare e rurale, che hanno agito come scialuppe di salvataggio del turismo siciliano nel corso del 2022, costituiscono miniere di opportunità. Il turismo balneare non ha come fulcro solo la permanenza nelle belle spiagge, di cui la Sicilia dispone in abbondanza. Vi si affiancano spesso varie attività acquatiche e di svago, come il nuoto, il surf, il diving, il beach volley, e altre attività ricreative legate all’ambiente marino. Il turismo rurale, dal suo canto, punta a offrire esperienze autentiche e immersive in aree rurali. Vi si associa la promozione delle tradizioni locali, la sostenibilità ambientale, le proposte enogastronomiche e l’immersione in attività tipiche del turismo rurale. Giusto per fare qualche esempio, dalle passeggiate in campagna alle visite in fattoria. Dalle degustazioni dei prodotti locali alla partecipazione ai raccolti o ai corsi di cucina tradizionale che avvicinano alla vita contadina.

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Le stelle della Sicilia: Palermo, Taormina e Catania

In Sicilia, nel 2022, si registrano 4,9 milioni di arrivi e 14,8 milioni di presenze totali, con un aumento rispettivo del 57% e del 52,6% in confronto al 2021. È l’anno del recupero post pandemico e anche nell’Isola si avverte il contributo alla crescita, dato dalla clientela straniera in tutte le strutture ricettive. Palermo, Taormina e Catania sono le prime tre località preferite dai turisti. Palermo, Siracusa e Ragusa sono le città che dispongono di una maggiore capacità ricettiva a livello di strutture sul territorio. Secondo il Cnr, la permanenza media è stabile su tre giorni. Il turista che viene in Sicilia non fa differenza tra hotel e b&b. L’analisi degli indici di occupazione lorda dei letti negli esercizi ricettivi dell’Isola, infatti, evidenzia il più che positivo contributo del miglioramento di tale indicatore sia per gli esercizi alberghieri che per quelli extralberghieri.

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Turismo culturale: le città d’arte arrancano

Arrancano invece le grandi città turistiche. Secondo il Rapporto, “ad essere relativamente più colpite e più lontane dal pieno recupero dei livelli precedenti la crisi sanitaria sono innanzitutto le regioni che ospitano le più importanti e note città d’arte della penisola”. Toscana e Lazio sono due tra le regioni a maggior incidenza di turismo culturale estero. In particolare di provenienza extra-europea. Qui il consumo turistico degli stranieri nel 2022 è ancora al di sotto dei livelli del 2019 rispettivamente del -18% e del -22%. Questo nonostante nel 2022 il settore turistico abbia “azzerato le perdite subite nel biennio 2020-2021, registrando 164,6 miliardi di euro di consumi turistici, con un +0,4% rispetto al 2019. “Se il 2022 segna il ritorno a livelli di consumo turistico pressoché identici al 2019, la distribuzione regionale di questo consumo e i suoi effetti economici appaiono mutati in misura rilevante”, scrivono gli esperti del Cnr. Nonostante poi la spesa dei viaggiatori stranieri in Italia sia “più che raddoppiata nel 2022 rispetto all’anno precedente (Banca d’Italia), recuperando quasi completamente i livelli pre-pandemici”, ci sono dei segnali nuovi: è cambiata di fatto la geografia dei gusti e delle preferenze turistiche.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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