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Uil, riforma Irperf inadeguata

La riforma Irpef non piace alla Uil. Per lavoratori dipendenti e pensionati una riduzione delle tasse di poche decine di euro all’anno

Alcune anticipazioni giornalistiche sulle modalità di riforma dell’Irpef prospettano una riduzione a 4 degli scaglioni, con un passaggio della aliquota centrale dal 38 per cento al 36 per cento. Se queste indiscrezioni fossero confermate, ci troveremmo in presenza di tutto tranne che della riforma fiscale di cui il Paese ha bisogno. I lavoratori dipendenti e pensionati, che contribuiscono al 95 per cento del gettito netto Irpef, infatti, avrebbero una riduzione delle tasse di poche decine di euro all’anno.

Nessun taglio delle tasse per redditi bassi

Questa ipotesi, infatti, non prevederebbe nessun taglio delle tasse per i redditi fino a 28.000 euro annui. Bisogna arrivare a 39.000 euro per avere un taglio di 200 euro annui, circa 15 euro al mese. Mentre per i redditi oltre i 75 mila euro la riduzione sarebbe di 1.540 euro annui. Per la UIL, invece, la riforma fiscale deve partire da un taglio delle tasse per i lavoratori dipendenti e per i pensionati, attraverso un significativo aumento delle detrazioni al fine di dare maggiore disponibilità di reddito a due terzi degli italiani, con un concreto sostegno ai consumi e alla domanda interna.

L’eventuale scenario futuro

Nella tabella 1 la Uil ha riassunto l’impatto che potrebbe avere un’eventuale riduzione degli scaglioni Irpef da 5 a 4, con la contemporanea riduzione dell’aliquota dal 38 per cento al 36 per cento per i redditi compresi tra i 28 mila ed i 75 mila euro annui. Questa misura inciderebbe esclusivamente, quindi, sui redditi superiori ai 28 mila euro lordi annui, riducendone proporzionalmente l’imposta dovuta, fino a stabilizzarsi per i redditi superiori ai 75 mila euro lordi annui, fascia nella quale l’aliquota resterebbe invariata.

Più guadagni più risparmi

Nella fascia superiore a 28 mila euro lordi annui rientra il 24 per cento dei lavoratori dipendenti. Il reddito medio di costoro si colloca a 39 mila euro lordi annui: per questi la riduzione annua sarebbe pari a -200 euro, -15 euro al mese per 13 mensilità. I pensionati che hanno un reddito superiore a 28 mila euro lordi annui sono il 20 per cento del totale. Per costoro il reddito medio è di 33 mila euro lordi annui ed in tal caso la riduzione annuale sarebbe pari a -100 euro, -7,6 euro quella mensile. L’impatto maggiore della riduzione dell’aliquota e del numero degli scaglioni opererebbe sui redditi più elevati e si stabilizzerebbe dopo i 75 mila euro annui ad un importo pari a – 1.540 euro annui.

I contribuenti coinvolti

Nella tabella 2 la Uil ha riportato, partendo dai dati inerenti le dichiarazioni dei redditi 2019, il numero dei contribuenti coinvolti. Se consideriamo tutta la platea dei contribuenti Irpef la misura interesserebbe il 21per cento delle persone, che hanno dichiarato redditi superiori a 29.000 euro lordi annui. Come abbiamo già detto, se guardiamo ai contribuenti con reddito prevalente da lavoro dipendente, la platea interessata è il 24 per cento dei lavoratori, circa 5 milioni di persone. Mentre analizzando i contribuenti con reddito prevalente da pensione, la misura interesserebbe il 20 per cento dei pensionati.

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Redazione
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Business, Lavoro, Ambiente, Legalità e Sicurezza. FocuSicilia ha l'obiettivo di raccontare i numeri dell'isola più grande del Mediterraneo. Valorizzare il meglio e denunciare il peggio, la Sicilia dei successi e degli insuccessi. Un quotidiano che crede nello sviluppo sostenibile di una terra dalle grandi potenzialità, senza nasconderne i problemi.

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