ULTIM’ORA Garlasco, il Dna è il suo: spunta una nuova compatibilità | Il caso Poggi cambia ancora

ULTIM’ORA Garlasco, il Dna è il suo: spunta una nuova compatibilità | Il caso Poggi cambia ancora

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Una nuova perizia ribalta anni di certezze sul delitto di Garlasco: il profilo genetico sotto le unghie di Chiara Poggi è ora leggibile e riconduce a una linea familiare precisa.

Ci sono casi che sembrano chiusi, archiviati nella memoria collettiva, fino a quando un dettaglio — per anni ignorato, ritenuto inutile o tecnicamente irrecuperabile — torna a galla e rimette tutto in discussione. È quello che sta accadendo nell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007, uno dei delitti più controversi della cronaca italiana recente. A distanza di quasi vent’anni, una nuova analisi sul materiale biologico trovato sotto le unghie della giovane riporta l’attenzione su un frammento di Dna considerato per lungo tempo troppo esiguo e degradato per offrire risposte. Oggi, grazie a tecniche più avanzate, quel reperto assume un significato completamente diverso e potrebbe incidere sul percorso giudiziario ancora in corso.

La svolta arriva da una PEC inviata dalla perita nominata dal Tribunale di Pavia, Denise Albani, una comunicazione corredata da grafici, tabelle e valutazioni probabilistiche. Nel documento, la biologa forense afferma che il Dna esaminato è compatibile con una specifica linea maschile, e che la corrispondenza biostatistica con il profilo ereditario della famiglia Sempio è «elevatissima». È una valutazione che richiama quanto già sostenuto in passato dal consulente della procura Carlo Previderé, ma che oggi si fonda su strumenti scientifici non disponibili nel 2014, quando quel materiale venne considerato di fatto irrecuperabile.

Le nuove analisi genetiche e il confronto con la famiglia Sempio

Il cuore della scoperta riguarda la possibilità di decifrare un campione che per anni era stato etichettato come troppo debole per qualsiasi comparazione. Dalla traccia biologica sono emersi 12 marcatori su 16, un numero che la comunità scientifica considera sufficiente per un’analisi attendibile. Nella stessa traccia sarebbe presente anche un secondo profilo genetico, molto più tenue e impossibile da definire con certezza. Poiché si tratta di Dna di tipo Y, e quindi ereditario lungo la linea maschile, non è possibile attribuirlo a un singolo individuo, ma la compatibilità con la famiglia Sempio, secondo le tecniche biostatistiche, risulta altissima.

Come riportato anche da fonti come Open, la biostatistica oggi costituisce lo standard internazionale nell’interpretazione di campioni minimi o degradati. I risultati ottenuti da Albani non solo avvalorano conclusioni già sfiorate da altri esperti — come il genetista Ugo Ricci, consulente di Alberto Stasi — ma contraddicono le valutazioni dell’allora perito d’appello Francesco De Stefano, che aveva escluso la possibilità stessa di recuperare informazioni utili da quel frammento di Dna.

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Il peso degli altri indizi e il nuovo scenario giudiziario

La nuova compatibilità genetica non arriva in un vuoto investigativo, ma si intreccia con una serie di elementi già noti agli atti e rimasti sospesi. Le telefonate anomale effettuate da Andrea Sempio alla casa dei Poggi, l’impronta 33 rinvenuta sul muro delle scale, la vicenda dello scontrino di Vigevano ritenuto dagli inquirenti una falsa conferma dell’alibi: tasselli che negli anni non hanno mai portato a una direzione univoca, ma che oggi vengono riletti alla luce di un nuovo elemento tecnico che potrebbe modificare gli equilibri del caso.

A complicare ulteriormente il quadro si aggiunge il filone d’indagine sulla presunta corruzione dell’ex pm Mario Venditti, ora sotto esame della procura di Brescia. Un aspetto che potrebbe avere ricadute importanti su uno dei procedimenti più tormentati e dibattuti della magistratura italiana, caratterizzato da continui ribaltamenti, richieste di revisione e controversie tecniche.

La perizia definitiva di Albani verrà depositata entro il 5 dicembre davanti alla giudice Daniela Garlaschelli. Dal 18 dicembre, periti e consulenti si riuniranno per valutare l’impatto reale di queste nuove risultanze scientifiche e capire se il Dna recuperato, un tempo considerato insignificante, possa diventare un elemento decisivo. Se confermato, sarebbe il primo spiraglio di chiarezza su un punto rimasto nell’ombra per quasi due decenni, e potrebbe aprire un capitolo completamente nuovo nella seconda metà dell’inchiesta.