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Un piano energetico rurale contro i megaimpianti solari. A difesa del suolo

La corsa alle rinnovabili potrebbe causare un danno ambientale enorme: il consumo di suolo. Lo denuncia il Coordinamento Agroecologia, che ha una proposta alternativa: la generazione distribuita

No ai megaimpianti solari, no al consumo di suolo agricolo in una terra che in venti anni ha visto già diminuire la propria superficie aziendale totale (Sat) del 26 per cento. Sì invece alla generazione distribuita utilizzando i tetti degli edifici già esistenti. E che darebbe anche vari vantaggi all’agricoltura, in termini di risparmi di costi per a produzione di energia, ma anche un incentivo occupazionale per un settore in crisi. Un’unica vera soluzione “in linea anche con il Framework 2030 per il clima e l’energia dell’Unione europea”. La richiesta viene dal Coordinamento Agroecologia, composto da numerose sigle di organizzazioni ambientalistiche, di categoria e di organizzazioni sindacali, che ha elaborato una proposta per un Piano energetico rurale che “se attuato, andrebbe a scongiurare un disastro ecologico, paesaggistico, agricolo e sociale di immani proporzioni”.

La “corsa all’oro” alla ricerca di suolo

La proposta non fa però parte del Piano energetico ambientale siciliano (Pears), che prevede di triplicare il numero di impianti fotovoltaici, portando la produzione dagli attuali 2 Gwh a 6 entro il il 2030. Il documento è necessario per rispondere alle sempre più stringenti normative europee in termini di emissioni inquinanti, e soprattutto per intercettare i miliardi di euro che l’Unione europea investirà nei prossimi anni. Un documento che, come ha spiegato il dirigente del dipartimento Energia Antonio Martini nel corso dei convegni “Le Energie della Sicilia”, ospitato in questi giorni alle Ciminiere di Catania, è “praticamente già pronto”, avendo superato le Valutazioni ambientali, e dovrebbe essere approvato definitivamente entro l’estate. Il dirigente ha anche sottolineato la difficoltà nel reperire aree adatte, ovvero quelle già oggi non utilizzabili perché “siti di ex discariche o siti industriali da bonificare”. Una esigenza, quella di spazi, a cui l’attivissimo mercato dell’Energia, risponde con l’uso dei terreni agricoli. Il Coordinamento fa notare nel corso di una conferenza stampa tenutasi ieri, 16 luglio, uno dei maggiori paradossi del Piano: la costruzione di megaimpianti fotovoltaici. Come spiega Giovanni Caronia, presidente di Aras, l’Associazione regionale apicoltori siciliani, al momento in Sicilia ci sarebbero richieste per “400 impianti da piazzare sulle terre agricole siciliane. Andiamo nell’ordine dei 100 ettari ciascuno, una superfice immensa. Ogni giorno arrivano richieste di nuove autorizzazioni, siamo in un momento talmente caotico che più soggetti chiedono autorizzazioni chiedono per lo stesso terreno. Siamo in una corsa all’oro”.

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40 mila ettari coperti con i pannelli solari

Secondo Caronia, “un impianto da cento ettari significa la sterilizzazione dei terreni sottostanti, perché senza sole la terra muore”. Se tutti gli impianti fossero realizzati, si andrebbero a coprire 40 mila ettari. Una superficie “maggiore di quella dei boschi di eucalipti, che coprono a oggi superficie inferiore ai 35 mila ettari”. E la somma di tutte le serre, spiega il presidente di Aras, “sia quelle nel Sud della Sicilia Tra Gela Vittoria e Ragusa, ma anche quelle di Marsalae Pachino non supera tutta insieme gli 8 mila ettari. Sono tutte terre che vengono sottratte all’agricoltura, un mercato agricolo ma anche fondiario che sta per essere sconvolto”. Terre che vengono affittate per gli impianti “anche a duemila euro l’ettaro. Nessun agricoltore dirà di no visto lo stato del mercato agricolo. Si tratta di una follia, uno stravolgimento totale del mercato della terra”.

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Bissanti: “Si mal interpreta la normativa Ue”

Alle parole di Caronia fa eco Guido Bissanti, già presidente regionale dell’ordine degli agronomi e principale estensore della proposta del Piano energetico agricolo. “Si sta mal interpretando la strategia europea, che vuole la distribuzione non i mega impianti. La normativa va contro il consumo di suolo. Così compromettiamo per decine di anni il tessuto rurale siciliano, stiamo già facendo scappare gli agricoltori, così non li faremo tornare più. Quindi abbiamo deciso di andare oltre le lamentele e costruire un percorso alternativo. Perché l’energia rinnovabile non deve essere appannaggio di ogni cittadino? La fattibilità c’è”. Secondo Bissanti servirebbe uno strumento analogo a quello del bonus 110% per l’efficientamento energetico riservato all’agricoltura. Mancando i tempi tecnici per inserire la proposta nel Pears “già pronto e incardinato”, il Coordinamento punta a una “un intervento normativo, e speriamo a livello nazionale”. Nell’attesa, Bissanti propone di utilizzare strumenti alternativi ai fondi Psr, insufficienti per una vera generazione distribuita di energia. “In Sicilia potrebbe intervenire Irfis, ad esempio. Ma vogliamo mandare soprattutto un messaggio chiaro: noi non possiamo essere a favore di un sistema di energie rinnovabili che non è contemplato a livello europeo. E che diminuendo le superfici agricole inficia la sovranità alimentare. Inoltre l’energia viene prodotta qui, ma gli utili vanno all’estero”, conclude.

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La deputata Palmeri: “Faremo un disegno di legge”

Alla conferenza stampa era presente anche la deputata all’Assemblea regionale siciliana Valentina Palmeri del gruppo Attiva Sicilia. “Le aree idonee o non idonee all’installazione degli impianti non sono state identificate, ma la normativa è chiarissima in materia di consumo di suolo”, ha spiegato la deputata. Se da un lato “questo dovrebbe tranquillizzare, perché in teoria buona parte delle richieste dovrebbero essere mandate respinte, non ci si può accontentare, e dovrebbe essere ancora più chiara l’esclusione delle aree agricole”. E se sul punto a livello Pears non è più possibile intervenire, secondo la deputata “si possono riempire diversi vuoti normativi, da qui l’idea di un disegno di legge, che parte ha come presupposto un percorso in autorizzazione unica tramite commissione Via, per dare in tempi celeri un esito sia positivo che negativo, anche per evitare richieste di risarcimento danni. Senza criminalizzare i grandi impianti, c’è bisogno di mettere un tetto, perché si deve usare la generazione distribuita”, conclude Valentina Palmeri.

Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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