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Unioncamere, la Sicilia guadagna 7.700 imprese nel 2021. E il Sud traina l’Italia

L'anno scorso nell'Isola sono nate oltre 23 mila imprese, mentre 15 mila hanno chiuso i battenti. Una crescita dell'1,6 per cento, superiore alla media italiana (1,4 per cento), ma inferiore a quella del Mezzogiorno (1,9 per cento). Il report annuale di Unioncamere

In Sicilia, nel 2021, sono nate quasi 23 mila nuove imprese. Quelle che hanno cessato l’attività sono state circa 15 mila, per un conto positivo di oltre 7.700 aziende. Il totale delle imprese presenti nell’isola al 31 dicembre sfiora le 479 mila unità, con un tasso di crescita dell’1,6 per cento, superiore alla media italiana (1,4 per cento) ma inferiore a quello del Sud e delle Isole (1,8 per cento). Sono i dati diffusi da Movimprese, l’analisi statistica realizzata da Unioncamere e Info Camere. A registrare la crescita più alta nel Paese è il Lazio (2,16 per cento), seguito dalla Campania (2,11 per cento), dalla Puglia (2,06) e dalla Sardegna (1,87 per cento). “Il Mezzogiorno è l’area del Paese che registra nel 2021 il maggior numero di iscrizioni: quasi 109mila le nuove imprese nate lo scorso anno, a fronte di circa 72mila cessazioni”, si legge nel report di Unioncamere. Un risultato che mostra “un saldo positivo di poco meno di 37mila unità”, dovuto per circa un terzo “al risultato della Campania, con più 12.732 imprese”. Un contributo “incoraggiante” alla crescita del Paese, secondo il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, che sottolinea come l’andamento delle iscrizioni sia “certamente correlato alle prospettive dell’economia”, senza sottovalutare “andamenti settoriali diversificati e politiche di aiuti pubblici”.

Nati-mortalità delle imprese per regioni – Anno 2021. Fonte: Unioncamere-InfoCamere, Movimprese

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La situazione nelle province siciliane

Scendendo nel dettaglio delle province siciliane, a mostrare maggiore vitalità è Palermo, con un tasso di crescita dello stock di imprese di oltre il due per cento. Le aziende nate nel capoluogo regionale lo scorso anno sono state oltre cinquemila, quelle chiuse poco meno di tremila, per un saldo positivo di oltre duemila unità. Segue Catania, dove il tasso di crescita è stato dell’1,9 per cento. Ai piedi dell’Etna sono nate oltre 5.400 nuove attività, mentre poco più di duemila hanno chiuso i battenti. Anche in questo caso il saldo è positivo per circa duemila unità. Sul terzo gradino del podio c’è Siracusa, che con una crescita dell’1,67 per cento e un saldo positivo di oltre 650 imprese stacca di poco Trapani, dove la crescita è stata dell’1,61 per cento, pari a 760 imprese. Più staccate Ragusa (550 imprese, più 1,5 per cento), Agrigento (560 imprese, più 1,4 per cento), Caltanissetta (300 imprese, più 21,2 per cento) ed Enna (160 nuove imprese, più, 1,1 per cento). Chiude la classifica delle province siciliane Messina, dove nel 2021 il saldo è positivo di oltre 660 imprese. In percentuale, il tasso di crescita supera di poco l’un per cento.

Iscrizioni e cessazioni di imprese nel periodo 2007-2021. Fonte: Unioncamere-InfoCamere, Movimprese

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La lunga strada della ripresa

In generale, il miglioramento delle prospettive dell’economia viene confermato dai dati sulla creazione di nuove imprese, che però non sono ancora tornati ai valori precedenti alla pandemia. Il 2021 si è chiuso con un ritrovato slancio delle attività imprenditoriali che, tra gennaio e dicembre, hanno fatto registrare 332.596 nuove iscrizioni (il 14 per cento in più rispetto all’anno precedente). Dopo la frenata imposta nel 2020 dal lockdown e dalla fase acuta dell’emergenza Covid, il rimbalzo della natalità non ha però coinciso con un pieno recupero del dato pre-pandemia, mantenendo un gap di circa 20 mila aperture in meno rispetto al 2019 e di circa 50 mila in meno rispetto alla media del decennio ante-Covid. Alla ripresa delle iscrizioni non ha fatto eco il ritorno a un fisiologico flusso di cancellazioni dai registri camerali. Come rilevato da Movimprese fin dall’inizio della pandemia, anche nel 2021 le sospensioni o le restrizioni all’esercizio di diverse tipologie di attività economiche determinano un effetto “surplace” nelle chiusure di aziende. Le 246 mila cessazioni di attività rilevate tra gennaio e dicembre dello scorso anno costituiscono il valore più basso degli ultimi 15 anni, persino più contenuto di quello già record registrato nel 2020.

Totale imprese nei principali settori di attività economica in Italia. Fonte: Unioncamere-InfoCamere, Movimprese

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Le imprese al Centro e al Nord

Il saldo annuale è quindi positivo e pari a più 86.587 unità, ancora influenzato dagli effetti della congiuntura sanitaria. In particolare, la perdurante tendenza alla contrazione del flusso delle cancellazioni suggerisce molta cautela nella valutazione degli scenari di medio termine dell’evoluzione della struttura imprenditoriale del Paese. Come detto, il Mezzogiorno è l’area del Paese che si è dimostrata più reattiva. Il Nord Ovest segna un incremento dello stock di imprese di oltre 20 mila unità, grazie a 91 mila iscrizioni e 70 mila cancellazioni. A spiccare in quest’area è la Lombardia con 14mila imprese in più in un anno. A seguire il Centro, con un saldo complessivo di poco meno di 20 mila imprese dovuto a 72mila iscrizioni e 52 mila cessazioni. Il Lazio traina la crescita di imprese tra le regioni centrali, con 14 mila imprese in più. Il Nord Est, infine, registra il minor incremento dello stock di imprese (oltre novemila unità), differenza tra 60 mila iscrizioni e 51 mila cessazioni. Veneto ed Emilia Romagna le regioni con i saldi più elevati.

Serie storica dei principali indicatori di nati-mortalità delle imprese – Anni 2007-2021. Fonte: Unioncamere-InfoCamere, Movimprese
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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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