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Università e green pass obbligatorio. “Non compromesso il diritto allo studio”

Le università siciliane si sono adeguate alle direttive nazionali e serve il certificato verde per accedere alla vita accademica. La voglia è di tornare a fare tutto in presenza, ma non tutti gli spazi sono adeguati

Green pass per accedere al diritto allo studio universitario. Almeno nelle università “classiche” per le telematiche non cambia nulla. Il via della nuova regola per docenti e studenti è partito da ieri primo settembre e sarà in vigore fino al 31 dicembre. L’anno accademico 21/22 che partirà ufficialmente tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre sarà dunque segnato dal certificato verde. “Ci atteniamo alle direttive del ministero, nessun problema per il diritto allo studio” dicono quasi all’unisono il rettore dell’università di Palermo Fabrizio Micari e il direttore generale dell’università di Catania Giovanni La Via. D’altra parte, secondo Micari, “la vaccinazione è la strada più giusta, consigliata e consigliabile. Fosse per me dovrebbe essere obbligatorio”.

Vita accademica in presenza

La strada è stata già tracciata i primi di agosto con il decreto n.111. È qui che si esplicita che il personale docente e non docente nonché tutti gli studenti universitari devono essere muniti di green pass per partecipare alla vita accademica che, salvo disposizioni particolari sarà svolta in presenza. Una situazione simile a quelle delle scuole medie superiori e inferori, ma solo per i docenti e i non docenti. Gli studenti universitari, infatti, hanno l’obbligo del green pass, quelli delle scuole no. Per il certificato verde serve il vaccino e chi non vuole farlo dovrà pagare di tasca propria un tampone con validità 48 ore. Chi non può permetterselo economicamente sta a casa. Fino a qualche mese fa Unipa ne garantiva uno gratuito, ma questa possibilità è stata annullata dall’allineamento alle direttive regionali e nazionali.

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Criteri per esenzione

I controlli per gli studenti universitari saranno fatti a campione dal personale della sicurezza. “Gli stessi che prima controllavano la temperatura e che sono stati delegati formalmente”, afferma il rettore Micari. Sono esclusi solo i soggetti esenti dalla campagna vaccinale, previa certificazione medica rilasciata secondo i criteri  definiti con Circolare  del Ministero della Salute prot. n. 0035309 del 04/08/2021. Come si legge però, “potranno essere rilasciate in formato cartaceo e potranno avere una validità massima fino al 30 settembre 2021, salvo ulteriori disposizioni”. Si prevede infatti la creazione di un sistema nazionale digitale che permetterà l’emissione informatica nonché il loro controllo.

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Didattica mista

L’obbligo del green pass vale per l’accesso agli spazi universitari e per gli esami di profitto anche se per la sessione di settembre, a Palermo, è ancora prevista la modalità a distanza. Ci sono dei distinguo da fare nel caso della didattica. La voglia è quella di riporatre tutto in presenza che, come dice Giovanni La Via: “non siamo un’università telematica”. C’è però da fare i conti con la disponibilità degli spazi. Non tutti sono idonei ad accogliere i numerosi studenti e allo stesso tempo rispettare il distanziamento imposto dal Covid. Per Catania La Via annuncia che è prevista la modalità mista, a Palermo non ancora. “Se tutti dovessero avere il green pass faremo delle turnazioni, ma non dovrebbero essereci problemi”, afferma il rettore Micari. “Abbiamo un terzo di studenti di Palermo città, un terzo della provincia e un terzo di altre province più gli stranieri. Chi sta lontano probabilmente preferirà continuare a seguire le lezioni a distanza”.

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La petizione contro il green pass

Intanto in tutto il territorio nazionale si fanno sempre più forti le contrapposizioni tra favorevoli e contrari. E gli atenei siciliani non ne sono esenti. C’è anche una raccolta firme avviata dal sindacato insegnanti e formatori Anief che mira a raggiungere le 150 mila sottoscruizioni ed ha superato le 125 mila. La motivazione alla base è che il green pass obbligatorio “non garantisce la ripresa delle lezioni in presenza in sicurezza e viola la normativa comunitaria richiamata nella raccomandazione dell’assemblea del Consiglio d’Europa n. 2361/2021 contro l’obbligo vaccinale”. Annunciando “formali diffide” chiedono la cassazione della norma e il “rispetto delle norme sul distnaziamento sociale, la tutela della salute anche di chi non si vuole vaccinare ma ha diritto alla tutela della propria salute, ha diritto al lavoro e all’istruzione in luoghi sicuri senza penalizzazioni o sanzioni”.

Desirée Miranda
Nata a Palermo, sono cresciuta a Catania dove vivo da oltre trent'anni. Qui mi sono laureata in Scienze per la comunicazione internazionale. Mi piace raccontare la città e la Sicilia ed è anche per questo che ho deciso di fare la giornalista. In oltre dieci anni di attività ho scritto per la carta stampata, il web e la radio. Se volete farmi felice datemi un dolcino alla ricotta

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