fbpx

Università, la Sicilia resta ultima per le borse di studio. E calano gli iscritti

Cresce il numero degli studenti che si recano all'estero una volta ottenuto il titolo. Mentre i nostri atenei sono poco attrattivi per chi viene da fuori. I dati della Corte dei conti

Ancora troppe difficoltà a erogare le borse di studio. E intanto cala il numero di laureati nelle università pubbliche, mentre cresce quello dei giovani che si trasferiscono all’estero. Sono i dati della Sicilia che emergono dall’ultimo Referto sul sistema universitario elaborato dalla Corte dei conti. Lo scorso anno, su oltre 22 mila studenti idonei, hanno ricevuto l’assegno meno di 18 mila, il 79 per cento. Nel 2019 era stato pagato il 72 per cento degli aventi diritto, nel 2018 il 68. Numeri che fanno della Sicilia l’unica regione italiana “che registra un grado di soddisfazione non superiore all’80 per cento”, anche se il trend risulta “in crescita” negli ultimi anni.

Laureati insufficienti

Sulle borse di studio l’isola è sotto la media del Mezzogiorno. Realtà come Campania, Basilicata e Puglia soddisfano tutte le richieste degli studenti, mentre la Calabria sfiora il risultato superando il 99 per cento. Su altri aspetti del sistema universitario le criticità del Meridione emergono in modo più uniforme. Secondo la Corte dei conti l’Italia ha “un tasso molto più elevato di abbandono scolastico rispetto alla media Ue, in particolare nel Sud”. Quanto all’università, “la percentuale di persone che ha completato il ciclo di istruzione superiore rimane bassa ed è ancora insufficiente il numero di laureati nei settori tecnico-scientifici”.

Leggi anche – Covid, nuove linee guida nelle università siciliane. Ecco cosa cambia

Università poco “vitali”

Confrontando l’anno accademico 2019/20 con quello 2016/2017, la situazione appare di stagnazione. Nelle isole, “a fronte di un aumento minimo di laureati nelle non statali, si evidenzia una diminuzione dei laureati nelle Università statali”. Sotto osservazione, in Sicilia, ci sono i tre atenei pubblici di Palermo, Catania e Messina e l’università privata Kore di Enna. Nel Mezzogiorno scende anche il trend di iscrizione alle scuole di specializzazione, dato che riguarda anche il Centro. Le università meridionali mostrano poca vitalità anche sul fronte della partecipazione a bandi di ricerca europei. Su poco più di tremila progetti attivati in Italia tra il 2016 e il 2019, soltanto l’otto per cento è al Sud e appena lo 0,6 per cento nelle Isole.

Leggi anche – Svimez, con la crisi da Covid al Sud 6300 iscrizioni in meno all’università

L’impatto del Covid-19

I dati del 2020/21 non sono ancora disponibili, ma la Corte dei conti mette le mani avanti. “La pandemia di Covid-19 potrebbe determinare una riduzione delle iscrizioni”. Secondo le stime dell’Osservatorio Talents Venture, citate nel documento, “la riduzione dei bilanci familiari e una minore propensione agli spostamenti, in ragione dei motivi sanitari, potrebbero tradursi in 35 mila iscrizioni universitarie in meno, nell’anno accademico 2020/2021, con un calo dell’11 per cento rispetto all’anno precedente e una perdita di 46 milioni di euro di tasse d’iscrizione”. A proposito di tasse, quelle italiane risultano “più elevate rispetto a molti altri Paesi europei”. La media, per le lauree di primo livello, è di 1.900 dollari statunitensi, oltre 1.500 euro.

Leggi anche – Regione, bando da cinque milioni per gli studenti universitari fuori sede

Fuga dei cervelli

Una volta completati gli studi, i giovani non scelgono l’Italia. Questa tendenza riguarda tutto il Paese. Dal 2013 a oggi, la Corte dei conti registra un incremento del 42 per cento dei “cervelli in fuga”, per lo più a causa “delle limitate prospettive occupazionali”. L’esodo non è compensato da un analogo afflusso di persone altamente qualificate da fuori. Le Università italiane “attraggono meno studenti provenienti dall’estero rispetto ad altri Paesi”, come dimostra il dato degli studenti stranieri in Italia, “che si attesta al cinque per cento, rispetto al sei per cento in totale nell’area Ocse e al nove per cento nei Paesi europei”. Numeri su cui pesano le prestazioni del sistema universitario, specialmente al Sud.

Leggi anche – Laureati imprenditori, Sicilia al quinto posto. Catania l’università più attiva

Meno atenei di eccellenza

Secondo i dati dell’ultimo rapporto biennale Anvur “al primo gennaio 2017, i dipartimenti nelle università statali sono 766, di cui quasi un terzo è localizzato negli atenei del Mezzogiorno (32 per cento), il 27 per cento al Centro e rispettivamente il 20 per cento e 21 per cento nel Nord Ovest e nel Nord Est”. Osservando le performance, le percentuali si ribaltano. Il Nord, pur contando su meno dipartimenti, ottiene risultati migliori. “Nell’ambito della selezione dei Dipartimenti di eccellenza, il 32 per cento si trova nel Nord-Est, il 27 per cento nel Nord-Ovest e al Centro, e solo il 14 per cento nel Mezzogiorno”.

Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

DELLO STESSO AUTORE

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Iscriviti alla newsletter

Social

18,249FansMi piace
313FollowerSegui
250FollowerSegui
- Pubblicità -spot_img
- Pubblicità -spot_img

Ultimi Articoli