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Varato “l’ultimo Defr” della giunta Musumeci. “Verso i 100 miliardi di Pil”

Il Documento di economia e finanzia regionale 2023-25, approvato dal governo in scadenza di mandato lo scorso 28 giugno, contiene previsioni ottimistiche per un "recupero di quanto perso nel 2020 già nel prossimo anno"

“In termini di scenario va sottolineato che la crescita delineata dal documento non solo
consente, già dal prossimo anno, di andare ben oltre il recupero di quanto perduto nel 2020 (meno 8,4 per cento), ma soprattutto di raggiungere i 100 miliardi di euro di Pil, soglia mai conseguita dall’economia regionale”. Si potrebbe sintetizzare con queste parole dell’assessore all’Economia e vicepresidente della Regione siciliana Gaetano Armao, contenute nell’introduzione, il Documento di economia e finanzia regionale (Defr) 2023-25. Il documento è infatti una sorta di sintesi dell’attività di governo degli ultimi cinque anni, e non a caso si tratta dell’ultimo che verrà prodotto nella legislatura 2017-2022. E all’interno, nonostante le più volte sottolineate difficoltà dovute alla pandemia e all’attuale crisi economica conseguenza dell’invasione russa in Ucraina, con l’inflazione in crescita e un Prodotto interno lordo mondiale in calo rispetto alle stime del Fondo monetario internazionale per il 2022 dal 4,9 al 3,6 per cento, sembra prevalere una visione ottimistica per l’economia siciliana.

Le stime del Pil peggiorano, ma si spera nel 2023

Nel documento si sottolinea come per il 2021 “le stime che incorporano le diverse dinamiche intervenute indicano per la Sicilia un aumento del Pil del 5,8 per cento rispetto al 2020, leggermente al di sotto della crescita del Mezzogiorno (6,1 per cento), a fronte di un più consistente recupero (più 6,6 per cento) stimato a livello nazionale. Pertanto, si valuta che l’effetto della pandemia sull’economia regionale, misurato dalla variazione cumulata del Pil stimata negli ultimi due anni, abbia provocato in una perdita di 2,4 punti percentuali rispetto al volume del 2019, sostanzialmente non difforme dalle circoscrizioni di riferimento (Mezzogiorno meno 2,5, Italia meno 2,4 per cento)”. Il risultato è però da vedere in prospettiva – il documento è programmatico per il trienni 2023-2025 – e il “recupero” dovrebbe arrivare con una stimata crescita per il prossimo anno “del 3,9 per cento” che, come sottolinea Armao, è “un aumento superiore a quello nazionale che, nel Def statale, raggiunge il più 3,1 per cento nel 2022 ed il più 2,4 per cento nel 2023”.

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“L’anno dell’insularità” e l’attesa modifica costituzionale

L’analisi, in positivo nonostante il contesto, parte però da una premessa: l’obiettivo del riconoscimento dell’insularità. La condizione naturale della Sicilia, secondo stime effettuate da uno studio finanziato dalla stessa Regione, costa almeno sei miliardi l’anno all’economia dell’Isola, ma Armao rivendica nell’introduzione alcuni dei passi effettuati “per il prossimo conseguimento di uno dei nostri principali obiettivi”. Il riferimento è innanzitutto all’attesa modifica dell’articolo 119 della Costituzione che dovrebbe specificamente riconoscere l’handicap territoriale, esattamente come, ricorda Armao, fatto con “l’approvazione della Risoluzione sulle condizione delle Isole da parte del Parlamento europeo, le iniziative del Comitato europeo delle Regioni, il riconoscimento degli svantaggi dell’insularità, dei suoi costi e delle misure di compensazione da parte del legislatore statale, la previsione di specifiche misure di riequilibrio negli atti di programmazione europea e nazionale”.
In termini economici questa attività politica, definita caratterizzante dell'”Anno dell’insularità”, ha finora prodotto un contributo straordinario di 100 milioni di euro annui, “pari a una quota delle risorse previste dall’articolo 1, comma 806, della legge 30 dicembre 2020, numero 178, “a titolo di acconto per la definizione delle norme di attuazione in materia finanziaria e sulla condizione di insularità”. La cifra, ben distante dai sei miliardi di euro stimati, ha però consentito di abbattere ulteriormente i costi del concorso alla finanza pubblica, riportati come pari nel 2022 a 700 milioni al netto del contributo per l’insularità, contro “gli 1,3 miliardi di euro del 2017”.

I risparmi sui mutui

Il Defr dedica anche ampio spazio alla tematica dell’indebitamento regionale, misurata in meno 16,3 per cento, ovvero 1,3 miliardi di euro, nel 2022 rispetto al 2017. Gli oneri sul bilancio dell’apparato della Regione, che a consuntivo porta ormai da anni cifra superiori ai 20 miliardi di euro, pari quindi a quasi un quarto del Pil regionale, è quindi pari alla data del 24 giugno, data indicata per la chiusura della raccolta dati nel Defr, di sei miliardi e 603 milioni di euro. La parte più consistente è quella relativa alla rinegoziazione con Cassa depositi e prestiti del debito sanitario, voce che da sola pesa per circa la metà del bilancio regionale, pari a 633 milioni di euro fino al 2044. Altri 450 milioni di euro derivano invece da “risparmi conseguiti su contenziosi vinti o condotti a transazione”.

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Il tema della “transizione digitale”

Grandi aspettative infine sono riversate sulla cosiddetta “transizione digitale”, definita la “mossa del cavallo per la Sicilia”. La tematica, ribadita pochi giorni fa dallo stesso Armao nel corso del forum Ambrosetti sulla sanità, vedrebbe la Sicilia a buon punto a livello di infrastrutture (seconda regiona italiana per connettività fibra fino a casa e prima tra le grandi”, sottolinea Armao), grazie anche a circa 300 milioni di euro investiti nella programmazione europea 2014-2020. Il futuro è però descritto nel nuovo Piano Triennale della Transizione Digitale, che prevede un impegno finanziario complessivo di oltre 219 milioni di euro. Taa gli obiettivi attesi, oltre a un miglioramento dei servizi per cittadini ed imprese, è esplicitamente citato anche il “Sicily working, che mira a portare in Sicilia tutti coloro che, attraverso il lavoro a distanza possono, vivere in Sicilia e lavorare nel mondo”. Un’idea che ricalca quella del cosiddetto “South working”.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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