Famiglia nel bosco, la verità sui genitori: è l’avvocato a rompere il silenzio | Non si mette bene
Il caso della famiglia nel bosco e le dure parole dell’avvocato Bernardini De Pace sulla genitorialità dividono l’opinione pubblica: i genitori hanno solo doveri?
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La recente puntata di Zona Bianca su Rete 4 ha acceso un dibattito infuocato sul concetto di famiglia e genitorialità, con al centro il controverso caso della cosiddetta “famiglia nel bosco”. La coppia, Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, che conduce una vita neorurale nei pressi di Chieti, si è vista sottrarre provvisoriamente i figli, ora affidati a una casa famiglia. Un provvedimento che ha riacceso le polemiche, specialmente dopo che al padre è stato concesso di vedere i figli per sole due ore e mezza durante il periodo natalizio, un dettaglio che ha profondamente scosso l’opinione pubblica e gli ospiti in studio.
In questo contesto di forte emotività e prese di posizione nette, l’intervento dell’avvocato matrimonialista Annamaria Bernardini De Pace ha rappresentato uno spartiacque. Le sue dichiarazioni, schiette e senza mezzi termini, hanno spostato il focus dalla sofferenza dei genitori alla necessità di tutelare i minori, generando un’onda di discussioni che continua a propagarsi ben oltre i confini del dibattito televisivo. La questione centrale è diventata: quali sono realmente i diritti dei genitori e quali i loro doveri in situazioni così delicate?
Il dibattito a Zona Bianca: tutela dei minori e polemiche
Un altro punto di attrito è emerso riguardo la decisione di una consulenza psicologica per comprendere non solo i figli ma anche i genitori. Bernardini De Pace ha difeso tale scelta come “giustissima”, mentre Senaldi e Rita Dalla Chiesa si sono schierati contro. Dalla Chiesa, in particolare, ha sostenuto che il modello di vita della famiglia nel bosco promuoverebbe una socialità più autentica, in contrasto con il consumismo. Il dibattito ha evidenziato due visioni contrapposte: da un lato, la necessità di intervento dello Stato per la protezione dei minori; dall’altro, la difesa dell’autonomia familiare e di stili di vita alternativi. La complessità della situazione rende difficile una soluzione univoca, mettendo in luce le fragilità del sistema e la profondità delle ferite emotive.

La sentenza finale dell’avvocato: solo doveri per i genitori?
Il momento culminante della discussione, e quello che ha generato la maggiore eco, è stato quando Annamaria Bernardini De Pace ha riassunto il suo pensiero in una dichiarazione lapidaria: “I genitori hanno solo doveri, non hanno diritti, i diritti sono residuali e non è vero che i bambini siano di proprietà dei genitori”. Questa affermazione ha letteralmente incendiato lo studio e, successivamente, i social media, dividendo nettamente l’opinione pubblica tra chi sostiene la necessità di una tutela stringente dei minori e chi invece denuncia un’eccessiva ingerenza dello Stato nella sfera privata delle famiglie.
La questione dei “diritti residuali” dei genitori ha aperto uno spiraglio su un aspetto fondamentale del diritto di famiglia: la supremazia dell’interesse del minore. Sebbene la dichiarazione possa apparire drastica, essa intende ribadire che la genitorialità è innanzitutto un insieme di responsabilità e obblighi volti al benessere dei figli. I diritti dei genitori, in questa prospettiva, non sarebbero assoluti ma sempre subordinati al miglior interesse del bambino. Il caso della “famiglia nel bosco” è diventato così un simbolo di un dibattito più ampio sulla ridefinizione dei ruoli familiari e sull’equilibrio tra libertà individuale e intervento delle istituzioni, lasciando aperte molte domande sulla direzione futura della legislazione e della cultura familiare.
