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Vietato licenziare un caregiver, solo in questo caso è legale mandarlo a casa

Molti lavoratori che si prendono cura di un familiare fragile vivono nella paura di perdere il posto. Ma non sempre l’azienda può farlo.

C’è chi termina la giornata in ufficio e chi, appena chiuso il computer, inizia un altro turno: quello della cura.

Migliaia di lavoratori in Italia si prendono ogni giorno cura di un familiare disabile, tra orari impossibili, notti insonni e richieste di permessi che spesso vengono accolte con fastidio. Sono i caregiver.

Molti di loro vivono con una paura costante: perdere il lavoro. Ma davvero un’azienda può licenziare chi assiste un familiare in difficoltà?

La risposta non è scontata, e in certi casi, è molto diversa da ciò che si crede. Tutto quello che devi sapere.

Il diritto al lavoro del caregiver: licenziare è illegale

C’è chi lavora otto ore al giorno e chi, finite quelle otto, comincia un secondo turno: quello dell’assistenza. È la vita di tanti caregiver, uomini e donne che si dividono tra il lavoro e la cura di un familiare malato o disabile. Un equilibrio fragile, spesso fatto di notti insonni, richieste di permessi e orari adattati con fatica.

Eppure, capita ancora che chi si prende cura di un familiare venga visto come un problema. Turni rigidi, trasferimenti improvvisi, richieste di straordinari: tutto può diventare un ostacolo insormontabile. Alcuni arrivano perfino a perdere il lavoro, convinti che l’azienda abbia pieno diritto di farlo. Ma è davvero così? La risposta, come spesso accade, è più complessa di quanto sembri.

Legge 104 (canva) Focusicilia.it

Quando il licenziamento è illegale: il diritto di chi non smette mai di assistere

Un’azienda può licenziare un lavoratore che assiste un familiare disabile solo in casi estremi, quando non esiste davvero nessuna alternativa. Prima di arrivare a un licenziamento, deve dimostrare di aver provato ogni soluzione possibile: cambio di mansione, orario diverso, spostamento di reparto. In pratica, deve fare di tutto per permettere al lavoratore di conciliare cura e lavoro. Se queste verifiche non vengono fatte, il licenziamento è illegittimo. Non basta dire “non c’era posto”, né sostenere che “non si poteva fare altrimenti”. Servono prove concrete. Perché chi si occupa di un familiare fragile non è un peso per l’azienda: è una persona che svolge un compito sociale di valore inestimabile.

Molti non lo sanno, ma la legge considera la cura un diritto, non una concessione. Licenziare chi si prende cura di qualcuno, senza aver cercato altre soluzioni, è una violazione dei principi di rispetto e umanità che ogni ambiente di lavoro dovrebbe garantire. Ecco perché, oggi più che mai, i caregiver hanno dalla loro parte non solo la forza della dedizione, ma anche quella della giustizia. Chi si prende cura di un altro non dovrebbe mai temere di perdere tutto: né la persona amata, né il lavoro che gli permette di sostenerla.

Barbara Guarini

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