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Vini dell’Etna, un “mosaico” di successo. “Ma servirà uno storytelling comune”

Tutto esaurito per l'edizione 2022 di "Le Contrade dell'Etna", la prima dopo due anni. Ma tra il successo anche commerciale, con il superamento della produzione 2019 pre-pandemia, per i vini del vulcano è ora di pensare "a mettere ordine e raccontare una storia comune", spiega il professore Attilio Scienza

L’Etna dei vini è come “un grande mosaico”, con le sue contrade ognuna ricca di specificità. O meglio “è un’opera d’arte creata dalle Muse” secondo Attilio Scienza, professore ordinario dell’Università di Milano e tra i massimi esperti mondiali di Viticoltura. Scienza ha aperto l’edizione 2022 di “Le Contrade dell’Etna”, la prima dal 2019 dopo due anni di pausa forzata conseguenza della pandemia da Covid 19. Una edizione da record, con il sold-out per la giornata di domenica 3 aprile dedicata al pubblico con degustazioni dei vini delle oltre 90 aziende partecipanti, oltre alla giornata odierna del 4 aprile dedicata agli operatori commerciali Ho.re.ca. e quella tecnico-scientifica su enologia e viticoltura di sabato 2 aprile, in cui proprio Scienza è stato chiamato a fare il punto su questo “mosaico da valorizzare, perché sono disponibili al fruitore tantissime tessere che devono essere messe insieme”.

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Prossimo passo: creare uno storytelling condiviso

Entrando nel dettaglio della metafora utilizzata per descrivere l’Etna dei vini, Scienza ha spiegato a FocuSicilia che “un mosaico è composto da tessere ma nell’insieme rappresenta una idea. L’Etna oggi è un grande mosaico con le tessere da ordinare”. Una realtà “forte già oggi grazie ai tanti produttori anche giovani”, ma dalle grandi potenzialità “su cui si è ancora in un work in progress. Il mosaico va raccontato, manca lo storytelling del mosaico, dal mito passando per il suolo, i vitigni, il clima. Ovvero manca un progetto di comunicazione che tenga conto di tutte queste cose messe insieme”.

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Aiello Graci: “Qui tanti piccole realtà. Insieme si è più forti”

L’Etna ha fatto tanta strada negli ultimi venti anni, “con tantissimi imprenditori arrivati qui attratti dai bellissimi paesaggi e certamente anche dall’investimento”, spiega Scienza. Una vitalità che ha generato “risposte del mercato molto favorevoli”, afferma il docente. E i numeri confermano: con 34 mila ettolitri la produzione dell’ultima vendemmia ha superato i 32 mila del 2019. Un periodo di vitalità confermato anche da chi è storicamente sul vulcano da generazioni è Alberto Aiello Graci, titolare delle cantine Graci. “Il movimento dei vini dell’Etna ha avuto un grande cambiamento con l’arrivo di produttori lungimiranti e geniali come Andrea Franchetti che circa 15 anni fa pensò a questo evento Contrade dell’Etna. Ovvero presentare i vini secondo la loro identità. In quell’occasione invitò dei grandi giornalisti condividendo le sue relazioni con tutti i produttori. Oggi si sente ancora la crescita di valore e di valore”. Secondo il ricordo di Aiello Graci, Franchetti aveva impostato tutto “sulla condivisione delle relazioni, ognuno con la propria specificità, ma insieme si è una forza, anche perché l’80 per cento dei produttori hanno meno di cinque ettari, ed è importante nella comunicazione aggregare tutte le realtà con una forza e un impatto diverso”. L’impatto dei tanti imprenditori venuti da fuori, come Franchetti, è stato importante anche “per un arricchimento culturale, perché il vino è Cultura. Ogni arrivo può essere un’occasione di aggregazione e scambio per crescere ed essere migliori”.

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Scienza: “Dal racconto familiare a quello del territorio”

Ma per costruire un immaginario collettivo che completi il “mosaico” e porti i vini dell’Etna verso nuovi traguardi, “bisogna fare una grande alleanza tra Università, Consorzio dei vini Etna doc e aziende”, prosegue Scienza. Per il quale, nonostante la differenziazioni siano alla base di un evento come Contrade, i vini dell’Etna mancano per il pubblico di un racconto sul background comune. “Quelle che si raccontano sono di solito tutte storie familiari, di come è nata la singola azienda. Queste storie non interessano più, si deve passare a raccontare come è nata questa viticoltura, questi vitigni, che influenza ha questo suolo sul vino che produce”, spiega Scienza. Ai produttori serve quindi “formazione sulla costruzione di una cassetta degli attrezzi da dare in mano ai produttori per poter raccontare poi le loro singole storie”.

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Discariche incompatibili con l’eccellenza e la qualità

In questo scenario di un’Etna del vino attrattiva e di successo, restano però delle zone d’ombra che possono minare le basi del lavoro fatto: le microdiscariche sparse per tutto il territorio del vulcano patrimonio Unesco. “Per presentarsi al mondo dove si produce eccellenza e qualità la base è la civiltà l’educazione e l’igiene urbana. Noi come gruppi di aziende abbiamo organizzato più volte pulizie straordinarie, ma è chiaramente un problema che riguarda le istituzioni”.

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Turi Caggegi e Leandro Perrotta
Turi Caggegi e Leandro Perrotta
Business, Lavoro, Ambiente, Legalità e Sicurezza. FocuSicilia ha l'obiettivo di raccontare i numeri dell'isola più grande del Mediterraneo. Valorizzare il meglio e denunciare il peggio, la Sicilia dei successi e degli insuccessi. Un quotidiano che crede nello sviluppo sostenibile di una terra dalle grandi potenzialità, senza nasconderne i problemi.

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