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Vittoria: il mercato esclusivo di prodotti siciliani è vecchio e senza fondi europei

Con un fatturato di sei miliardi di euro, fascia trasformata compresa, è il più grande mercato alla produzione d'Italia. Nato 40 anni fa soffre di mancanza di manutenzione sia ordinaria che straordinaria e non può contare sui fondi europei del Pnrr

Per anni il più grande mercato alla produzione d’Europa, ancora oggi il più grande d’Italia con 400 milioni di fatturato che diventano un miliardo di euro se consideriamo anche l’indotto diretto nell’area e sei miliardi allargando il campo alla “fascia trasformata”, ovvero l’area del Sud-Est della Sicilia caratterizzata dal grande uso di serre tra le province di Ragusa, Siracusa e in parte Catania. Parliamo del mercato ortofrutticolo di Vittoria, zona in cui il settore agricolo rappresenta la più importante risorsa economica. E che sta vivendo da anni una serie di complesse vicende legate alla sua gestione. Nato circa 40 anni fa per volere della Reigone siciliana, è gestito dal Comune ragusano. Oggi, dopo 40 anni, la struttura segna il passo. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Zarba, presidente dell’Acov, Associazione Concessionari Ortofrutticoli di Vittoria, di cui fanno parte poco più di 50 dei 72 operatori della struttura mercatale.

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Manutenzione ordinaria assente

A dispetto di altre realtà italiane e isolane, come Catania o Palermo, realtà più grosse di quelle di Vittoria, il mercato dell’area vittoriese si definisce “alla produzione”, che significa che qui si commercializzano solo prodotti siciliani. “Un valore aggiunto che vogliamo mantenere, è la nostra unicità rispetto agli altri”, sostiene Giuseppe Zarba, presidente dell’associazione dei concessionari all’interno del mercato. “Purtroppo però – aggiunge – oggi la struttura mercatale si trova nelle stesse condizioni di 40 anni fa, non è mai stato speso un euro per la manutenzione”. Sono tanti gli interventi di cui, secondo Zarba, avrebbe bisogno il mercato. Il rifacimento dei box, ad esempio, dai cui tetti, nei giorni di pioggia, l’acqua entra all’interno. Anche il manto stradale è in pessime condizioni e serve un rifacimento complessivo. Zarba lamenta addirittura perdite di materiale dai camion a causa delle troppe e profonde buche sull’asfalto. Le varie amministrazioni che si sono succedute non hanno finora effettuato interventi di rilievo all’interno del mercato. Addirittura, nel 2007, un incendio distrusse 13 box. Per il rifacimento, gli stessi commissionari si tassarono, contribuendo ciascuno in quota parte.

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Autoporto, centro di condizionamento, logistica

Non solo manutenzione ordinaria. Secondo Zarba occorre guardare al futuro e pian piano, reinvestendo i soldi del canone d’affitto dei concessionari, si potrebbero ottenere buoni risultati. Servirebbe un centro di condizionamento, previsto nel progetto iniziale di realizzazione del mercato, ma mai realizzato, come anche “un transit-point. Zarba spiega che si tratterebbe di “un autoporto con piano di carico digitalizzato, magari con pannelli solari. Consentire alle aziende di trasporto di fare un hub all’interno della struttura, eliminando il traffico di mezzi pesanti all’interno. Ci si sposterebbe con trenini elettrici e la merce, senza interrompere la catena del freddo, andrebbe direttamente dai container ai camion”. Altre difficoltà sono poi legate alla logistica dei trasporti, ancora in gran parte affidato al gommato. Le strade siciliane obsolete, allungano oltremodo i tempi di trasporto.

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Lotta alle ecomafie

Il mercato si sta inoltre dotando di nuovi sistemi per cercare di contrastare le truffe commerciali. È accaduto che alcuni acquirenti siano spariti senza pagare quanto dovuto.
Zarba racconta che nel corso del 2022 dal mercato di Vittoria sono stati sottratti circa quattro milioni di euro, frutto delle truffe organizzate ai danni dei commissionari.
“I mercati italiani – ha detto Zarba – sono diventati il bancomat delle agromafie. È molto facile commettere delle truffe. Purtroppo siamo condizionati dal fatto di commercializzare un prodotto deperibile. In alcuni periodi selezioniamo le ditte a cui vendiamo, ma nei momenti più difficili ci affidiamo anche ad altre ditte perché si ha necessità di far partire il prodotto in tempi brevi”. Per cercare di contrastare il fenomeno, concessionari e amministrazione comunale stanno lavorando al progetto “Cedisco light” “per monitorare le aziende che entrano al mercato, con un’anagrafica clienti unica per tutta la struttura che sarà gestita dalla Vittoria Mercati. Questo dovrebbe consentire di contrastare le truffe commerciali che oggi provocano gravi danni economici. È un segnale alle agromafie che dirà che a Vittoria è più difficile realizzare delle truffe”, sostiene il presidente dell’Acov.

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Niente fondi del Pnrr

Un altro problema che il mercato di Vittoria si trova ad affrontare è la mancanza di accesso ai fondi del Pnrr. All’inizio si è tentato di accedervi aderendo a Italmercati, poi l’amministrazione comunale ha deciso di percorrere un’altra strada. Fondi europei però, non ne arriveranno. “Eravamo convinti che l’ingresso in Italmercati fosse l’operazione giusta per cercare di intercettare questi fondi. Quando sono diventato presidente – racconta Giuseppe Zarba – ho cercato di accelerare questa operazione, concretizzatasi il 30 settembre 2021. Vittoria con il peso di Italmercati avrebbe potuto partecipare a vari bandi, oltre alla pubblicità che poteva garantirci nel contesto europeo”. Come detto, il Comune ha fatto una scelta diversa, “scellerata” secondo Zarba. “Chiaramente l’amministrazione sceglie cosa ritiene meglio e se ne assume la responsabilità. Noi come commissionari siamo dentro Federagro Mercati, l’alterego di Italmercati dall’altro lato, e la visibilità che cerchiamo la troviamo. Ma Italmercati è importante per sedersi al tavolo con chi conta”, conclude Giuseppe Zarba.

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