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Welfare culturale, Catania avvia la progettazione condivisa

Un primo incontro online, con oltre quaranta realtà culturali e sociali, assessori e tecnici per avviare quello che per il professore Paolo La Greca sarà un progetto "da affiancare a piano strategico metropolitano e Prusst"

La città del futuro si costruirà con la coprogettazione. E Welfare e Cultura andranno di pari passo. Questo l’obiettivo dell’incontro preliminare organizzato dalla Direzione Cultura del Comune di Catania con oltre 40 realtà etnee interessate a definire il futuro della città. E non solo a livello comunale. Secondo Paolo La Greca, docente di Urbanistica dell’università di Catania e coordinatore dell’incontro, questo è un primo passo per arrivare ad affiancare “il piano strategico metropolitano”, oltre che inserirsi nel cosiddetto Prusst, il Programma di riqualificazione urbana e sviluppo sostenibile del territorio voluto dal Ministero dei Lavori pubblici. L’obiettivo, spiega La Greca, è quello di utilizzare il patrimonio immobiliare pubblico “senza dismissioni”, per farlo entrare “all’interno un processo rigenerativo diffuso della città e ricostituire la base di una promozione del welfare. Anche perché in questo senso vanno le nuove normative italiane ed europee”.

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“Pensiamo ai contenuti, non solo agli edifici”

L’incontro, promosso dall’assessore alla Cultura Barbara Mirabella, parte da un assunto: “La città metropolitana di Catania è quella con il minor numero di beni museali”, sottolinea l’assessore. E non a caso tutto è partito su impulso di una realtà particolarmente attiva nel settore, Officine Culturali, che si occupa della fruizione turistica ma anche della valorizzazione del Monastero dei Benedettini nel quartiere Antico Corso. Un contesto particolarmente interessato al piano per via della chiusura dell’ospedale Vittorio Emanuele, destinato a diventare polo museale secondo i piani della Regione siciliana. “Il tema – sottolinea Francesco Mannino presidente di Officine Culturali – è quello non solo di ristrutturare l’hardware, gli edifici, ma creare anche il software, ovvero le attività. Che dovranno agire sulle fragilità sociali della città”.

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Progettare la coprogettazione

Un intento programmatico, in questa prima fase, ma a cui dovranno seguire organizzazione e momenti di confronto costruttivi: prima di ideare la nuova città, bisogna progettare la coprogettazione. “La fase di coprogettazione è complicatissima, e in molti non l’hanno mai sperimentata”, afferma Mannino. Ma questa è fondamentale, perché dovrà servire a mettere dei punti fermi “prima delle decisioni definitive che toccheranno alla giunta e al consiglio comunale”, conclude. Un punto sul quale concordano sia l’assessore Mirabella che il professore La Greca, che invita i presenti (tra gli altri gli assessori comunali ai Servizi Sociali Giuseppe Lombardo e ai Lavori Pubblici Enrico Trantino, il presidente di Cdo Sicilia Salvatore Contraffatto, le associazioni Trame di Quartiere, Comitato Antico Corso, Remote Workers, Lad onlus e molte altre), a riflettere su tre quesiti: “Cos’è il welfare culturale per voi? Quale contributo potete e volete dare? E quale la scelta eventuale per un luogo”.

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Saija: “Puntare alla qualità del processo”

Per fare tutto questo c’è però bisogno di organizzazione. E La Greca indica nella docente di Urbanistica dell’Università di Catania Laura Saija, esperta di coprogettazione, già promotrice del patto per il Fiume Simeto e con importanti esperienze negli Stati Uniti nella ricostruzione di New Orleans, la figura più adatta per indicare la via da percorrere. “Il problema non è l’ascolto, ma la partecipazione attiva”, spiega Saija. Arrivare, cioè, dalle idee a un progetto realmente condiviso. “Il tema è centrale nella nuova Agenda urbana, con fondi europei nella nuova programmazione dedicati al welfare culturale. Le città non devono più avere al centro la sola amministrazione, ma i soggetti interessati e l’ente pubblico si mettono d’accordo su cosa fare insieme. Si fa già da altre parti, come in Piemonte e Emilia Romagna. Ma serve organizzazione, la qualità del progetto viene dalla qualità del processo”, spiega la docente.

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“Immaginare hub, contenitori di sviluppo”

Un processo che è stato già provato in passato, ricorda l’associazione Trame di Quartiere che opera nella zona di San Berillo. “Lo scorso settembre abbiamo partecipato a una conferenza dei servizi istruttoria sul recupero del quartiere, dove abbiamo messo agli atti proposte e provvedimenti. Ma vorremmo avere chiarezza sugli eventuali vincoli delle procedure. E che i lavori facciano parte di un processo di interazione su più aree”, afferma Luca Lo Re di Trame di Quartiere. Un tema al quale l’assessore Barbara Mirabella risponde con un invito: “Immaginate un utilizzo dei luoghi che possano diventare hub e contenitori concreti per lo sviluppo”. Un invito che, una volta messi a verbale i primi risultati di questa prima esperienza collettiva, verrà ripreso con la giusta organizzazione del confronto coprogettuale.

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Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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