Millennials contro boomers: il conflitto è in atto. Meno soldi e meno opportunità

Da due settimane in cima alle classifiche di vendita di libri, spicca il saggioPerfetti o felici. Diventare adulti in un’epoca di smarrimento(Rizzoli), scritto dalla psicologa, psicoterapeuta e firma delCorriere, Stefania Andreoli che fotografa l’odierno disagio dei venti-trentenni e trenta-quarantenni, incapaci di trovare il proprio posto sullo scacchiere odierno, fra lavoro e relazioni sentimentali. Un malessere, definito, “quasi filosofico”. Anche grazie ai suoi 230 mila followers su Instagram, durante la pandemia Andreoli è divenuta una voce autorevole, capace di inquadrare e ascoltare questi “giovani adulti”insofferenti alle pressioni e al giudizio dei propri genitori ma impreparati a lasciare il nido, sospesi fra l’adolescenza e l’età adulta. Altro checarpe diem! Andreoli con sei edizioni bruciate in due settimane è il caso più eclatante ma il conflitto generazionale è al centro del dibattito odierno e del resto, l’Italia dimostra un serio problema con la sua classe dirigente degli anni 2020-2050, incapace di costruire politiche per il proprio avvenire. Nel mondo occidentale, il trend del benessere è stato sempre in fase ascensionale dal dopoguerra in avanti e le nuove generazioni hanno goduto di crescenti vantaggi – più soldi, più cose per cui spenderli, una vita più lunga e più sana – finché il giocattolo si è rotto. Un millennial (i nati fra il 1980 e il 1996) su quattro afferma che la sua vita è materialmente peggiore di quella dei suoi genitori e ungrafico del Washington Postmostra che nel 2019, i giovani adulti detenevano solo il 3% della ricchezza delle famiglie statunitensi, mentre i boomer (i nati tra il 1946 e il 1964) nella stessa fascia d’età, ne possedevano il 21%. Cos’è successo? Leggi anche –Donne in Sicilia: occupata meno di una su quattro. Chi non cerca lavoro è il 45% Il giornalista Beniamino Pagliaro nel suo saggioBoomers contro millennials(HarperCollins)dimostra, dati alla mano, che “in Italia più della metà degli under 35 guadagna meno di mille euro netti al mese” e di conseguenza “l’età media di chi acquista casa per la prima volta è cresciuta fino ai quarantacinque anni”. Assistiamo ad una decrescitanon felicecon contratti di lavoro “depotenziati” – meno soldi per le stesse mansioni – che generano disillusione verso il futuro.John Burn Murdoch sulFinancial Timesscrive che i millennial trentenni non hanno meno soldi di quanti ne avessero i boomers alla stessa età ma, questi, hanno potuto approfittare di un mercato assai più vantaggioso, accedendo ai mutui, generando una rendita che sarà molto probabilmente incolmabile. Ovvero, i millennial hanno fatto tutto quello che gli è stato detto di fare, studiando e investendo nella formazione, creando debito – tuttavia i risultati non sono arrivati. Classe 1987, caporedattore deLa Repubblicae fondatore diGood Morning Italia, Pagliaro firma un saggio esaustivo e provocatorio, una fotografia dello status quo che non scivola mai nella mera lamentela. Leggi anche –La Sicilia continua a spopolarsi. Si va prima al Nord e poi all’estero La battaglia generazionale è già in atto ma – scrive Pagliaro – in Italia non si fa altro che tamponare le emergenze e del tema giovani/futuro non si parla mai, ignorandone il peso economico. E se la pensione è un miraggio, la bugia peggiore recita: “abbiamo sempre fatto così, perché dovremmo cambiare?”. Eppure, le buone idee non mancano. Un esempio? In campagna elettorale, un gruppo di lavoro del PD guidato da Fabrizio Baca ha proposto di alzare la tassazione sulle grandi eredità creando un fondo da 10/15mila euro, un assegno per ogni diciottenne, con l’intento di finanziarne gli studi o un progetto. Una misura che non ha convinto tutti eppure, era un segnale d’interesse della politica. Leggi anche –Famiglie siciliane e lavoro: poche ore, paghe misere e contratti atipici E d’altra parte, dopo decenni di promesse è tempo che il mercato del lavoro venga sgravato da costi proibitivi, permettendo alle aziende di tornare ad assumere e ad investire sulla forza lavoro e sulla formazione professionale, consentendo anche di superare la storica rigidità del mercato del lavoro italiano e ponendo fine al precariato eterno come forma di ricatto generazionale. Il conflitto è in atto, inutile negarlo. Andreoli – mantenendosi sul versante affettivo – invita i genitori a farsi da parte, lasciando spazio alle nuove generazioni. Pagliaro completa il quadro e con uno sguardo al mercato del lavoro, non invoca le barricate in piazza ma un patto generazionale. Necessario, inevitabile.