Catania, incendio in via Acquicella Porto: è il centro Etnikos mai aperto

L’incendio nelcentro commerciale Etnikos di via Acquicella Porto numero 8a Catania è iniziato intorno alle ore 20 del 3 settembre 2023. Lo spegnimento delle fiamme ha richiesto molte ore di lavoro ai Vigili del fuoco nel corso della notte, con diverse autobotti e operatori deidistaccamenti Catania Sud, Catania Nord, Paternò e Acirealecoinvolti. Un’operazione complessa tanto che il rogo, alle ore 13 del 4 settembre, risulta non ancora del tutto spento. Lagrande colonna di fumo, visibile a chilometri di distanza, secondo quanto riferito dai Vigili del fuoco è stata generata dall’incendio dei tanti materiali presenti nell’area, da oltre vent’anni in totale abbandono. Si tratta del resto diuna immensa strutturache sorge su unterreno di oltre 20 mila metri quadratie che può contare su superfici utili ben superiori, pari a 71.500 metri quadrati. L’area è infatti all’asta, e la descrizione comprende aree commerciali al coperto (oltre 35 mila metri quadrati su più livelli), parcheggi interrati (19 mila metri quadri) e pertinenze esterne (circa 15 mila metri quadrati). Proprietario laFinocchiaro Costruzioni Spa, società che ha fatto la storia dell’edilizia etnea, fallita nel 1996. Al suo interno si trovano rifiuti di ogni genere, compresebombole di gas GPL, fortuitamente sfuggite al rogo. L’ipotesi è che le fiamme siano state generate proprio dai materiali presenti nella baraccopoli: la struttura è infatti da anni luogo di rifugio per molti senza fissa dimora. Nel frattempo il grande centro commerciale, mai aperto, attende l’ennesima procedura d’asta.Base per l’offerta tre milioni di euro, con procedura che si terrà in data 6 ottobre e costi di bonifica a carico dell’acquirente. Nel 2008, per lo stesso bene, la base d’asta era di 17 milioni di euro. A metà anni ’90 “Etnikos”sarebbe stato quindi il primo centro commerciale moderno in territorio etneo, con parcheggi dedicati e decine di negozi. Un primato che avrebbe anticipato dicirca dieci anni il “boom” dei centri commerciali catanesi, un panorama che vede oggi strutture dalle volumetrie ancora più imponenti. All’interno del portale d’aste che cura la procedura sono presenti le planimetrie dei circa 500 locali che compongono l’area da71.500 metri quadrati. Recita quindi l’avviso di vendita, che oltre all’ex centro commerciale prevedeun secondo lotto adiacentecon base d’asta a 450 mila euro: la struttura consede tra via Acquicella Porto e via Crocifisso“versa in stato di totale degrado e abbandono poichévandalizzato nel corso degli anni da parte di terzi, nonché oramai stabilmente occupato da soggetti non identificatie comunque appartenenti ad un contesto di degrado sociale”. Al suo interno risultano “installate tende e baracche, nonché depositati cumuli di materiali di risulta e di rifiuti solidi urbani rispetto ai quali dovràessere disposto lo smaltimento e la bonifica dell’area– parte della quale già sottoposta a sequestro probatorio dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catania – nel rispetto dell’art. 192 d.lgs. 152/2006″. L’avviso d’asta prosegue specificando che del costo di smaltimento “non può farsi carico la procedura, poiché priva i fondi, e il cui onere sarà ad esclusivo carico dell’aggiudicatario“. La storia di “Etnikos”, postoall’ingresso della città di Cataniain quella che un tempo era la sua zona industriale, a pochi metri dalfaro Biscari e dal viale Kennedyche ospita la spiaggia della Playa, inizia nei primi anni ’90. A costruirlo laFinocchiaro Costruzioni Spa, uno degli storici colossi dell’edilizia etnea. L’azienda è insieme a quelle dei Fratelli Costanzo, di Graci e Rendo, nota anche per essere stata citatanel dicembre 1982 nello storico primo numero del mensile “I Siciliani”nell’articolo a firma del direttore Pippo Fava “I quattro cavalieri dell’apocalisse mafiosa“, con riferimento anche al fondatoreFrancesco Finocchiaro.Il nome Etnikos oggi non dice però nulla ai catanesi: il centro commerciale non è mai stato aperto. Laprocedura fallimentareper la Finocchiaro Costruzioni Sparisale al dicembre 1996, e il grande immobile abbandonato è oggi ancora tra i beni presenti sul portale creditori del ministero dell’Interno.