Il Castagno dell’Etna in Europa, occasione per economia sostenibile

Appurato che il Castagno dei cento cavalli è l’albero vivente con la maggiore circonferenza al mondo, potremmo adesso essere vicini a verificare l’età del grande castagno dell’Etna e forse dimostrare che è anche il più vecchio del pianeta. Attualmente viene considerato vecchio di circa 3 mila anni. La ricerca, di per sé piuttosto complessa, “si potrebbe portare a termine con l’applicazione di tecniche diverse ormai ben collaudate”, dice a FocuSicilia Tommaso La Mantia, botanico dell’Università di Palermo. La Mantia è lo studioso che ha certificato l’unicità del millenario Castagno dei cento cavalli, sull’Etna, tramite l’analisi del Dna. Un fatto storico, che mette fine a un dibattito che va avanti da secoli e di cui abbiamo parlatoin questo articolo. Con lui abbiamo parlato anche dell’importanza degli alberi monumentali in Sicilia, del valore economico del legno di castagno e di semplici ricette per il miglioramento degli ambienti verdi e la prevenzione degli incendi. Molto importante è anche il concorso per albero europeo dell’anno a cui il Castagno dei cento cavalli partecipa in rappresentanza per l’Italia. Naturalmente c’è l’invito ai cittadini italiani divotare, a questo link, il monumento vegetale che vive sull’Etna, ma anche “alle amministrazioni locali e al Parco dell’Etna a non lasciarsi sfuggire una occasione così importante” per promuovere la conoscenza dell’albero e l’amore per la natura e l’ambiente. La Mantia, docente di Ecologia forestale, esprime anche un grande apprezzamento della modifica costituzionale che introduce il principio fondamentale della salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità. “Questa tutela è di grande valore soprattutto per le generazioni future”, commenta lo scienziato, e dimostra che siamo “a un livello di consapevolezza mai visto prima”.Guarda il video con l’intervista a Tommaso La Mantia Un aspetto fondamentale riguarda l’importanza per l’uomo della coltivazione del castagno e degli alberi che hanno anche un valore economico, oltre che ambientale. Anzi La Mantia ci tiene a sottolineare che in certi casi l’economia è la prima alleata della natura, anche contro gli incendi catastrofici che a ogni estate devastano la Sicilia: “Io sono uno strenuo sostenitore del rilancio di tutte quelle attività che garantivano il presidio umano e la gestione attiva del territorio”. Nel rispetto degli ambienti naturali, specifica La Mantia, “coltivazioni di castagni, querce da sughero, frassini da manna ed erica se non gestite o abbandonate sono sicura preda del fuoco. Oggi sappiamo esattamente come utilizzare il legno prelevandolo dai boschi senza comprometterne l’equilibrio, in modo sostenibile”. Invece da decenni “purtroppo prevale l’abitudine a importare legno semilavorato dall’estero e soprattutto dalla Francia. Questa è una pratica che danneggia l’economia e l’ambiente, poiché il trasporto è inquinante”, mentre da noi i boschi vengono abbandonati e si perde anche una fonte di lavoro e di reddito. “Dovremmo utilizzare il legno locale per quanti più usi possibile, questo dovrebbe essere un imperativo – insiste il botanico – perché questo è sostenibile, mentre usare la plastica no”. Tra le buone pratiche ancora esistenti, La Mantia cita l’istituzione del “Museo del castagno a Milo, sull’Etna, dove ancora l’attività di lavorazione del legno locale è molto vivace”. L’Etna, che forse è stato il rifugio di tante essenze arboree ai tempi della glaciazione, vista la grande presenza di boschi, potrebbe essere al centro di un “progetto di turismo e conoscenza come la via del castagno, sull’esempio di quelle esistenti sulle Alpi”. Un percorso che coniughi natura e cultura, visto che lo sviluppo delle comunità umane “è sempre stato fortemente segnato dal rapporto con gli alberi”.