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Accise, il taglio divide. Benzinai: “Bagno di sangue”. Trasportatori: “Primo passo”

La riduzione di 25 centesimi del prezzo del carburante preoccupa i rivenditori, che rischiano di rimetterci. Più concilianti gli autotrasportatori, che congelano lo sciopero del 4 aprile. Intervista ai segretari di Figisc Confcommercio Di Benedetto e di Fita Cna Stracquadanio

Problema risolto, anzi no. Il Consiglio dei Ministri dello scorso 18 marzo ha approvato un decreto che contiene un taglio di 25 centesimi sui prezzi del carburante, per venire incontro a cittadini e imprese danneggiati dagli aumenti. Un intervento che preoccupa i gestori degli impianti di distribuzione, che parlano di “bagno di sangue”. “Con questa manovra finiamo col rimetterci migliaia di euro”, spiega a FocuSicilia il presidente regionale di Figisc Confcommercio Riccardo Di Benedetto. Il problema riguarda le scorte di carburante accumulate prima del taglio. “Quel carburante è stato acquistato al prezzo precedente, ma quando entrerà in vigore il decreto dovrà essere venduto a prezzo ribassato”. I gestori, insomma, rischiano di rimetterci di tasca propria. Più conciliante la posizione degli autotrasportatori, che dopo le interlocuzioni con il ministero dei Trasporti hanno “congelato” lo sciopero previsto il quattro aprile. “Molte delle nostre richieste sono state inserite nel protocollo d’intesa sottoscritto con il Governo. È un passo avanti, ma la crisi è ben lontana dall’essere risolta”, dice il segretario regionale di Fita Cna Giorgio Stracquadanio.

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Il decreto del Governo

Il decreto del governo, che dovrebbe essere pubblicato nelle prossime ore, contiene numerose misure. Si va dal taglio del prezzo dell’energia ai sostegni al tessuto produttivo – in particolare alle imprese “energivore” e a quelle dell’autotrasporto – fino all’accoglienza umanitaria per i profughi provenienti dall’Ucraina. Previsto anche un intervento sul prezzo delle bollette, con l’estensione delle riduzioni ai redditi fino a 12 mila euro, portando da 4 a 5,2 milioni il numero delle famiglie beneficiarie. “Le misure ammontano a 4,4 miliardi di euro, che si aggiungono ai circa 16 miliardi che abbiamo speso dalla scorsa estate per difendere gli italiani dall’aumento del costo dell’energia”, ha detto il presidente del Consiglio Mario Draghi presentando il decreto. La misura più attesa dai cittadini – dopo le parole del ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani sulla “colossale truffa” in corso e l’apertura di un’inchiesta da parte della Procura di Roma – era il taglio delle accise sul carburante. Da questo punto di vista, però, sono molte le perplessità delle categorie.

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I dubbi sulla formulazione

Sul fronte del carburante, come detto, Palazzo Chigi parla di una “riduzione del prezzo di 0,25 euro al litro”, formula che ha creato non pochi dubbi agli addetti ai lavori. Il concetto di “riduzione del prezzo”, osserva Figisc, non equivale necessariamente a una “riduzione di accisa”. “Se lo sconto, chiamiamolo così, è di 25 centesimi in tutto, significa che questo è l’effetto di una riduzione dell’accisa e della corrispondente Iva al 22 per cento su essa gravante”. Se il taglio riguardasse invece le sole accise vigenti, prosegue l’associazione, “ad esse sarebbe da aggiungere anche l’Iva, con un effetto finale sul prezzo di 30,5 centesimi totali di riduzione”. Un altro dubbio riguarda la durata della misura. Sul sito del governo si parla di “un periodo di 30 giorni dalla data di entrata in vigore del provvedimento”, mentre nel corso della conferenza stampa Draghi ha annunciato che il taglio varrà “fino a fine aprile”. In questo caso, fa notare ancora Figisc, non si tratterebbe di un mese ma di circa 40 giorni. Tutto dipende dalla data di pubblicazione del decreto.

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Le perdite per i gestori

Ipotizzando un taglio complessivo di 25 centesimi al litro, il minore incasso per un rifornimento è di 250 euro ogni mille litri. “Considerando che il guadagno medio di un gestore è di tre centesimi al litro, ovvero 30 euro ogni mille litri, la perdita netta è di circa 220 euro ogni mille litri”, spiega Di Benedetto. La perdita sale proporzionalmente con la quantità di scorte. Lo stesso meccanismo, ammette il gestore, vale con gli aumenti di prezzo che portano degli extra guadagni, “anche se non ci sono mai stati aumenti o diminuzioni di 25 centesimi in un colpo solo”. Per questo l’associazione definisce “un bagno di sangue” il decreto del Governo, che arriva in un momento critico “perché i ricavi sono in calo e i costi in aumento”. La controproposta dei gestori degli impianti è quella di pareggiare il taglio dell’accisa praticata sui consumatori “con un credito di imposta di uguale valore sui prodotti in giacenza”. Diversamente, per i rifornimenti ci sarebbe “una perdita economica importante, che in una fase così critica può essere la botta definitiva”.

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La posizione degli autotrasportatori

Mentre i gestori minacciano la chiusura, il settore dell’autotrasporto “congela” lo sciopero annunciato per il quattro aprile. “Il protocollo d’intesa presentato dalla viceministra ai Trasporti Bellanova recepisce molte delle nostre proposte”, spiega Giorgio Stracquadanio, segretario regionale di Fita, la federazione degli autotrasportatori aderente a Cna Sicilia. Nei giorni scorsi Unatras – l’associazione che riunisce le sigle di settore Confartigianato Trasporti, Fai, Cna Fita, Fiap, Unitai, Assotir, SnaCasartigiani – ha avuto fitti contatti con il Ministero per venire incontro alle esigenze della categoria. “Alcune misure sono state inserite già in questo decreto, penso all’adeguamento del costo del carburante e altre agevolazioni specifiche per il nostro settore”, dice Stracquadanio. Quello del Governo, però, rimane “un intervento tampone”. Non tutti i problemi della categoria sono risolti, motivo per cui il tavolo ministeriale “resta aperto permanentemente, per valutare nuovi interventi”. La situazione, infatti, resta delicata.

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Le richieste a Musumeci

Per il numero uno di Fita Cna Sicilia, l’Esecutivo ha cercato di mettere una pezza “in attesa che la situazione in Ucraina si risolva”. Il conflitto nell’Europa dell’Est sta danneggiando tutta l’economia italiana. “La crisi non riguarda solo l’autotrasporto ma tutti i settori, a cominciare da energia, agroalimentare e imballaggi”. Per questo è urgente dare risposte strutturali, che vadano al di là di un singolo decreto. Dopo l’interessamento di Roma, Stracquadanio sollecita quello di Palermo. “Abbiamo chiesto di incontrare il presidente della Regione Nello Musumeci, affinché si attivi un tavolo con la grande distribuzione, i produttori agricoli e gli autotrasportatori”. Fita Cna sollecita anche “una moratoria per le imprese di autotrasporto che hanno contratto prestiti con gli istituti di credito regionali, Crias, Ircac e Irfis”. Al di là delle singole misure, per Stracquadanio il futuro rimane quanto mai incerto. “Per citare una famosa canzone di Lucio Battisti, lo scopriremo solo vivendo”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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