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Covid-19 e affitti: troppo poco per famiglie e imprese

I fondi per il sostegno all'affitto e credito d'imposta ci sono, ma non per tutti. Lo denunciano il sindacato degli inquilini Sunia e Cna: tra i più colpiti proprio gli artigiani

Per chi ha dovuto interrompere l’attività a causa del Covid-19 è stato istituito nel Cura Italia il credito d’imposta da applicare alle spese d’affitto. A usufruirne però “sono solo le categorie d’immobili C1, solo una parte degli immobili affittati in Sicilia e in Italia per motivi di lavoro”. Lo afferma Nello Battiato, presidente siciliano di Cna. La confederazione dell’artigianato e della piccola e media impresa conta nell’isola circa trentamila iscritti e tra le categorie più colpite ci sono proprio gli artigiani: le botteghe tipicamente rientrano nella categoria C3. “A livello nazionale abbiamo già chiesto al governo nel prossimo decreto di aprile di includere questi immobili nel credito d’imposta al 60 per cento insieme alle categorie A10 e D8, in modo da includere anche laboratori e studi professionali”, spiega Battiato. A livello regionale invece la situazione sembra ancora più complessa: con ancora il nodo dei pagamenti degli arretrati di 36 mesi al fondo dell’ente bilaterale per gli artigiani, in molti si ritrovano a non poter accedere alla cassa integrazione in deroga e a dover pagare anche gli affitti delle abitazioni. Affitti per cui “non è previsto nulla relativamente all’emergenza da Covid-19”, afferma Giusi Milazzo, presidente regionale del Sunia, il sindacato degli inquilini legato a Cgil.

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Contributi regionali ma solo per il 2018

Secondo i calcoli di Cna, gli artigiani in difficoltà per gli affitti sono almeno tredicimila. Estendendo il conteggio anche a chi al momento ha difficoltà a pagare l’affitto dell’abitazione “parliamo almeno di cinquantamila famiglie, ed è un calcolo al ribasso”, afferma Milazzo. Solo una piccola parte di questa platea potrà accedere ai contributi per il sostegno all’affitto (tra i 1200 e i 1800 euro), provenienti da un fondo da 7,5 milioni di euro annunciato nei giorni scorsi dalla Regione siciliana. Si potrà fare domanda fino al 13 maggio. “Il problema – spiega Milazzo -, è che non hanno nulla a che fare con l’emergenza Coronavirus, è solo il posticipo della scadenza di un contributo per l’annualità 2018. Chi ora è in crisi paga regolarmente una media di 500 euro al mese, che salgono anche a 600 in città come Catania e Palermo”. Si tratta peraltro “di fondi statali legati al contributo casa. Quattro milioni e 400 mila euro vengono dal fondo morosità incolpevole. Siamo stati noi del Sunia, insieme a Sicet e Uniat, a premere affinché i fondi venissero destinati a questo”. Per i contributi veri, quindi, “bisogna ancora lavorare. Anche nella proposta di legge di Stabilità regionale non c’è nulla che vada in questa direzione”.

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La Regione finanzierà Iacp escludendo gli inquilini comunali

L’unico impegno assunto dalla Regione siciliana nei giorni scorsi, “è quello di destinare 27 milioni di euro agli istituti autonomi case popolari, sollevando gli assegnatari di questi alloggi dal pagamento per sei mesi”. Un’opportunità “da verificare, trattandosi di nuova destinazione di fondi Poc ancora da autorizzare” e che rischia, secondo Milazzo, di fare “delle discriminazioni, perché in grandi città come Catania e Palermo le case popolari sono in gran parte proprietà delle amministrazione comunali. Si finirebbe ad avere a pochi metri, con le stesse condizioni economiche, chi non paga e chi sì”. La legge di Stabilità proposta dal governo regionale prevede infine di destinare cento milioni di euro alle ristrutturazioni del patrimonio pubblico. “Ma siamo certi che questi non potranno andare al patrimonio immobiliare delle case popolari. Nella finanziaria non c’è nessun riferimento a manutenzione e investimenti nel settore”. A livello nazionale sono invece in corso d’esame nelle commissioni di Camera e Senato alcuni interventi proposti dai sindacati. “Il prossimo decreto d’aprile dovrebbe portare altri cento milioni di euro come contributo all’affitto”.

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Contrattazione tra privati: “l’unica soluzione”

La soluzione adottata per contrastare il periodo di difficoltà è quindi la contrattazione privata, che si sta attuando con le richieste di rimodulazione dei mutui. Sunia e gli altri sindacati inquilini hanno predisposto delle versioni semplificate dell’accordo tramite modello 69, che prevedono “un accordo tra locatore e affittuario per una riduzione che può scendere anche del 30 o 50 per cento per alcuni mesi”, spiega la segretaria regionale. Una soluzione adottata anche nei contratti per i locali commerciali. “Nel momento in cui viviamo la beffa per cui artigiani, parrucchieri o ristoratori non possono chiedere nemmeno il credito d’imposta, questi accordi tra le parti sono l’unica cosa fattibile”, spiega Andrea Milazzo, segretario di Cna Catania. Secondo Milazzo negli ultimi anni sono anche diminuite le quote di artigiani che fanno ricorso ai mutui erogati da Crias. “Nei decenni scorsi un artigiano poteva contrarre un mutuo con un tasso ottimo, anche dello 0,5 per cento. Oggi le attività con locali in affitto sono la maggioranza. Costi fissi che non si possono abbattere e ai quali si aggiungono le imposte mensili”.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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