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Agricoltura: 300 mila posti di lavoro con la Sicilia autosufficiente

L'Isola importa l’80 per cento del cibo che consuma. Il numero delle aziende agricole si è ridotto del 35,2 per cento ed è diminuito il numero degli addetti, da 150.229 a 142.730. Russo (Flai Cgil): "Basterebbe investire sui punti critici" per chiudere la filiera produttiva

La Sicilia, un tempo granaio d’Italia, oggi importa l’80 per cento del cibo che consuma. Il numero delle aziende agricole dal 2018 al 2021 si è ridotto del 35,2 per cento ed è diminuito il numero degli addetti passando da 150.229 a 142.730. A questo si aggiungono le debolezze della filiera: se l’agricoltura siciliana è al secondo posto dopo la Lombardia per valore aggiunto ai prezzi di base è solo al sesto posto per produzione, commercializzazione e trasformazione. Fa da contrappeso la grande varietà di produzioni agricole e tipiche di qualità, 71 tra Ig, Dop, Igp. “Basterebbe investire sui punti critici – sostiene il segretario generale della Flai Cgil Sicilia, Tonino Russo, che ha aperto oggi il congresso regionale del sindacato – per invertire la situazione. Producendo in Sicilia cibo sufficiente al fabbisogno interno, si potrebbero creare oltre 300 mila posti di lavoro e produrre cibo sano e accessibile a tutti”. Secondo Russo, “è necessario indirizzare le risorse europee che arrivano dalla Pac (Politica agricola comune), 2,9 miliardi di euro in questa direzione guardando a chiudere le filiere”. Russo ha annunciato che la Flai sta lavorando assieme alla fondazione Metes “all’individuzione di percorsi concreti di produzione del cibo sano e accessibile a tutti nel rispetto dell’uomo e dell’ambiente e guardando all’autosufficienza alimentare”.

“Un forte investimento per l’industrializzazione”

Russo ha sottolineato che “in Sicilia occorre un forte investimento per l’industrializzazione nel comparto delle produzioni agricole”. Agricoltura di qualità significa anche servizi di qualità, lavoro di qualità. Un ambito quest’ultimo che ha visto la Flai Cgil particolarmente impegnata col “sindacato di strada” per la lotta al caporalato e allo sfruttamento del lavoro. “Nella geografia del caporalato – ha detto Russo – sono state individuate in Italia 53 aree di sfruttamento con un tasso di irregolarità del 37 per cento (rapporto Agromafie) e la Sicilia è la prima regione d’Italia. Un problema che va superato”. Quanto ai servizi, la Flai rivendica la riforma dei Consorzi di bonifica e dell’Esa. Oltre che con l’operazione legata a cibo ed agricoltura la Flai Sicilia si candida a essere in prima fila nella lotta ai cambiamenti climatici, rivendicando un piano di forestazione per il rimboschimento dell’isola e la manutenzione del territori. Con una riforma che deve anche  stabilizzare la spesa e il
lavoro, con la previsione di due livelli occupazionali, lavoratori a tempo indeterminato e 151isti.

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Redazione
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Business, Lavoro, Ambiente, Legalità e Sicurezza. FocuSicilia ha l'obiettivo di raccontare i numeri dell'isola più grande del Mediterraneo. Valorizzare il meglio e denunciare il peggio, la Sicilia dei successi e degli insuccessi. Un quotidiano che crede nello sviluppo sostenibile di una terra dalle grandi potenzialità, senza nasconderne i problemi.

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