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Concessioni balneari, il governo Meloni temporeggia sul rinvio delle gare

Il decreto Milleproroghe, che sarà approvato questa settimana, non conterrà il rinvio della scadenza delle concessioni balneari. L'Esecutivo prepara un suo provvedimento, ma per il momento né gli operatori di settore né le associazioni ambientaliste condividono la linea

Sul rinvio della scadenza delle concessioni balneari il governo Meloni ha deciso di rinviare. Sembra un paradosso, invece è quanto emerge dall’analisi degli emendamenti al decreto legge 198/2022, meglio noto come “Milleproroghe”. Il Senato dovrebbe convertirlo in legge entro questa settimana, ma salvo sorprese non ci saranno norme in tema di assegnazione del demanio marittimo. Un settore di particolare interesse per la Sicilia, con oltre 7.500 addetti e 100 mila stagionali e un giro d’affari stimato dal Sib, Sindacato italiano balneari, in 700 milioni di euro. I partiti della maggioranza hanno presentato circa 1.200 emendamenti, diversi dei quali con ipotesi di proroga delle concessioni. Il Governo, tuttavia, ha deciso di non metterli in votazione. “Abbiamo stilato una serie di emendamenti, ma abbiamo ora deciso di non segnalare il nostro, dopo che il Governo ci ha fatto sapere che vi è un provvedimento in itinere”, ha spiegato all’agenzia di stampa AdnKronos la senatrice Lavinia Mennuni, prima firmataria di un emendamento che eliminava la scadenza del 31 dicembre 2023, fissata dal Consiglio di Stato e confermata dal governo Draghi.

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Dalla Bolkestein al Dl Concorrenza

La vicenda delle concessioni balneari si trascina ormai da diversi anni, e ruota intorno alla direttiva Bolkestein dell’Unione europea, che prevede la messa a gara dei servizi negli Stati membri per favorire la concorrenza. Un’impostazione rifiutata sin dal principio dalla categoria dei balneari, per la quale le concessioni rappresentano a tutti gli effetti dei “beni” e non dei “servizi”. Anche per questo l’Italia, con la Legge 145/2018, aveva posto un termine piuttosto ampio per la messa a gara, fissandola nel 2033. A novembre 2021, tuttavia, una doppia pronuncia del Consiglio di Stato aveva dichiarato tale proroga “in contrasto con il diritto euro-unitario”, intimando al Governo di rispettare il termine del 31 dicembre 2023 per la scadenza delle concessioni in essere. Dal 2024, insomma, devono partire le gare. Con il decreto 118/2022, meglio noto come decreto Concorrenza, il governo Draghi ha confermato i termini, prevedendo una proroga “non oltre il 31 dicembre 2024” soltanto nel caso “di ragioni oggettive”, per esempio “la pendenza di un contenzioso”. Una legge bocciata dagli operatori del settore, che ne chiedono “la cancellazione immediata”.

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Balneari: inutili rinvi di uno o due anni

A spiegare perché è Ignazio Ragusa, presidente dei balneari di Confcommercio Sicilia e proprietario di uno stabilimento alla Plaja di Catania. “Quella legge parte da premesse sbagliate, ovvero il fatto che la direttiva Bolkestein si applichi alla nostra categoria e che il Consiglio di Stato possa sconfinare su una materia di competenza del Governo”. Per quanto riguarda il nuovo Esecutivo, “è positivo che a quanto sembra ci sia un’interpretazione diversa sulla Bolkestein”, ma per quanto riguarda eventuali proroghe “uno o due anni in più non servono a nulla”. Ciò che la categoria chiede, prosegue Ragusa, sono soprattutto stabilità e tempi certi per realizzare gli investimenti. “Questo sarebbe possibile con la famosa mappatura delle concessioni, di cui non si sa nulla, e soprattutto con il riordino della normativa di settore e la creazione di regole per la messa a gara”. Novità che “non arriveranno certamente entro il 31 dicembre di quest’anno”, ragion per cui “il governo Meloni dovrebbe anzitutto tornare indietro rispetto al decreto Concorrenza”. Una posizione che i balneari di Confcommercio hanno portato al tavolo con l’Esecutivo.

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La posizione degli ambientalisti

Su posizioni diametralmente opposte le associazioni ambientaliste. “Siamo fermamente contrari a ogni modifica del termine del 31 dicembre 2023 per la scadenza della proroga delle concessioni demaniali marittime, in ossequio al diritto comunitario ed alle sentenze del Consiglio di Stato”, spiega Giuseppe Alfieri, presidente di Legambiente Sicilia. Nell’Isola, aggiunge, “è urgente dare seguito alla sentenza 108/2022 della Corte Costituzionale, con cui è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’articolo 3 della legge regionale 17/2021, e quindi occorre procedere alla redazione e approvazione dei Piani di utilizzo delle aree demaniali marittime (Pudm)”. Questi ultimi consentirebbero di “contrastare l’aggressione al demanio marittimo” e di tutelare le spiagge, “aree particolarmente sensibili e vulnerabili dal punto di vista ambientale”. Per questo Legambiente Sicilia “sollecita l’immediata attuazione dell’articolo 6 della legge regionale 32/2020, nella parte in cui prevede che l’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente provveda a commissariare i Comuni che non hanno adottato il Pudm entro il termine ultimo del 30 giugno 2021”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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