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Agroalimentare, Oranfrizer: “In Italia mercato saturo, puntare all’export”

"Siamo una goccia di rosso in un oceano di bionde. Dobbiamo valorizzare la nostre arance eccellenti". Parla Sebastiano Alba, Ceo dell'azienda etnea. Ma per farlo dice "basta ai carrozzoni"

“Orgoglioso di entrare in Unifrutti nessuna multinazionale è venuta prima in Sicilia a investire nell’arancia rossa”. Lo afferma Sebastiano Alba, Ceo di Oranfrizer srl. L’azienda catanese, tra le maggiori in Sicilia con 400 dipendenti e un fatturato atteso nel 2020 di oltre 50 milioni di euro, è entrata ne gruppo internazionale alla fine di ottobre 2020, con Unifrutti che ha acquisito il 92 per cento proprio da Alba, rimastone alla guida. “Unifrutti è nata nel 1943 in Eritrea da una famiglia come la nostra, padovana, e si sono poi espansi in 16 Paesi. Un anello di congiunzione che ci ha fatto riflettere, perché signfica dare valore alla nostra terra, a cui la mia famiglia tiene tantissimo. Significa poter dare una certezza a quello che è il panorama del mondo agrumicolo”. La prospettiva per l’azienda etnea è quindi ora quella di espandersi a livello internazionale, dove è già il maggior esportatore di Arancia rossa di Sicilia Igp. “Siamo una goccia di rosso in un oceano di bionde”, afferma Alba, sottolineando la differenza, e l’unicità, del prodotto siciliano. Al quale però “i carrozzoni”, intendendo istituzioni e politica, non applicano “il marketing giusto per uscire dal mercato italiano, ormai saturo” ha spiegato ieri in diretta a FocuSicilia.

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Una buona annata. “Perché fare a lupo a lupo?”

Un problema di “comunicazione” che Alba ha già avuto modo di esternare. La scorsa settimana in un comunicato stampa, firmato anche da Salvo Laudani, Marketing manager di Oranfrizer, aveva criticato i continui “toni allarmistici” utilizzati durante un convegno da Confagricoltura, Cia e FruitImprese, dove si esponevano i problemi legati alla Tristeza e di una produzione invenduta, in quanto avrebbero “danneggiato il mercato”. “Negli anni passati sempre ai problemi si è gridato ‘a lupo a lupo’. Abbiamo una qualità eccellente quest’anno, volumi sugli alberi che ci daranno possibilità di incrementare i fatturati vendendo fino a maggio. Mi chiedo quindi, si chiede aiuto per cosa?”, spiega il suo pensiero Alba. Secondo il quale l’arancia, anche a pezzatura piccola, “si vende, nei mercati giusti, e i consumatori ci hanno aiutato tanto nel periodo del Covid. Quindi nessuna polemica con le associazioni, con il presidente del consorzio Igp (Giovanni Selvaggi di Confagricoltura ndr) che rispetto tanto, con Placido Manganaro di FruitImprese, con Giuseppe Di Silvestro che conosco da tanto tempo. Combattono in prima linea quando ci sono dei problemi in agrumicultura, ma credo che questa volta non sia il caso”. Secondo Alba quindi “non sono pochi centesimi in più a fare la differenza, dobbiamo risolvere il problema della valorizzazione, cercare per ogni calibro e tipo di arancia un mercato che garantisca valore anche alla produzione, e soprattutto lavoro alle aziende e alle sue aziende che portano nel mondo un’arancia eccellente”.

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“Per esportare manca solo la forza del marketing”

A mancare, quindi, è “la comunicazione”, spiega Alba. Nonostante la Sicilia produca quasi i due terzi degli agrumi italiani. “Per le quantità che abbiamo potremmo esportare il 70 per cento, perché l’arancia rossa è unica. Non siamo concorrenti alla Spagna, siamo complementari: il mondo è fatto di bionde, noi abbiamo le rosse. La comunicazione non c’è mai stata”, spiega. E quanto all’esport lancia un appello “per l’ennesima volta: bisogna comunicare la nostra Sicilia che esporta già qualità. Esportare è la cosa più semplice, se le istituzioni ci danno forza con il marketing e la comunicazione. Questa è mancata per tre decenni”.

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Crescita in Europa ma anche in Oriente

E in merito all’ingresso nel gruppo Unifrutti, e ai possibili benefici anche per le altre imprese siciliane, Alba è consapevole che “la nostra azienda non può supportare tutto il settore, siamo stati degli apripista, continuiamo a far conoscere la Sicilia nel mondo perché è la nostra missione”. Ma per fare davero la differenza servirebbero “dieci, venti, cento aziende. Immaginate come potrebbero fare tutto questo affiancate dalle istituzioni, potrebbero portare dei benefici enormi”. E a livello di vendite, Alba è in attesa di una annata con forti novità. “La nostra affermazione continua a esserci nel mercato inglese, che cresce da 7 anni, così come nel mercato scandinavo e Finlandia. Unifrutti ci consentirà di andare lì dove il Covid ci ha impedito, come il Giappone. I tempi di viaggio del prodotto in questo periodo sono aumentati di quasi 15 giorni, così come per la Cina”. Unifrutti ha inoltre “una forte presenza in Germania in Austria e in Svizzera, quindi questo rafforzamento commerciale porterà a un rapporto ancor più solido con i paesi europei”.

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“Basta carrozzoni, serve il marketing”

Per il resto Alba ribadisce un concetto chiave: puntare sulle qualità dell’arancia rossa, un prodotto unico. “Il mercato nazionale ormai è saturo, i numeri non cambiano, quindi l’unica strada che resta è comunicare bene il valore dell’arancia rossa. Sono certo che bisogna stravolgere tutto, ormai è certezza, comunicare è l’unico strumento per far conoscere”. Ma non risparmia le critiche alla politica e alle istituzioni in senso più ampio. “L’agroalimentare negli ultimi anni ha dimostrato di essere un settore capace, mantenendo l’occupazione o addirittura aumentandola anche nei momenti più difficili. Sono numeri che tutti conoscono, ma nessuno se ne accorge. L’agricoltura deve essere supportato con la comunicazione per valorizzare il territorio. Basta con i carrozzoni, basta con le attività di politica del dire, e non del fare. Qui è venuto il momento di fare. Fare comunicazione per valorizzare”.

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Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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