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Agrumeti di Sicilia: il danno del virus, la beffa del bando per gli aiuti

Il flagello del Tristeza colpisce da decenni le coltivazioni di agrumi in tutta la regione, e si può combattere solo estirpando le piante malate. I contributi però non arrivano agli agricoltori

Oltre all’emergenza delle arance invendute che rischiano di marcire sugli alberi, in Sicilia resta irrisolto un gravissimo problema che da decenni affligge gli oltre 65 mila ettari di agrumeti presenti sull’isola e soprattutto nella piana di Catania. Si tratta del virus Tristeza, che fa ammalare e spesso fa morire le piante. Una malattia per cui non esiste cura, ma solo l’estirpazione e il reimpianto con portainnesti tolleranti.

Il flagello del Tristeza

Conferma Giuseppe Di Silvestro, presidente della Cia (Confederazione agricoltori italiani) Sicilia orientale: “Da dieci anni facciamo manifestazioni e appelli al governo, ma sempre – o quasi – con scarsi risultati. Durante il governo Renzi, con il ministro Martina all’Agricoltura, furono stanziati dieci milioni di euro. Poi però la misura è diventata operativa solo nel 2020, scorporando due dei dieci milioni e destinandoli alla promozione. La gestione dei rimanenti otto, riservati per la lotta al virus, fu affidata all’Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura, ndr)”.

Difficile applicazione

Ma i criteri di partecipazione furono pubblicati a ridosso della scadenza: “Solo con tre giorni di anticipo – racconta Di Silvestro – due dei quali coincidevano con il fine settimana, e con l’aggravante del malfunzionamento della piattaforma informatica Sian attraverso cui si dovevano inoltrare le domande”. Il termine previsto era il 7 dicembre, praticamente impossibile da rispettare. La scadenza venne quindi prorogata al 20 dello stesso mese, ma gli intoppi non erano ancora finiti. Il bando infatti prevede il finanziamento per interventi su superfici non inferiori a due ettari. Tuttavia Agea ha previsto di concedere un contributo massimo in regime di “de minimis” a ciascuna azienda pari a 25 mila euro, non applicando quanto previsto in un decreto dell’agosto 2020 che innalzava la soglia a 100 mila euro. Il bando prevedeva anche un contributo massimo per ettaro pari a 14 mila euro, quindi di fatto rendendo conveniente l’intervento solo per progetti con quelle dimensioni, creando invece un problema per tutte le aziende che avevano chiesto il contributo per superfici maggiori.

Estirpazione e reimpianto

La lotta al virus infatti prevede l’estirpazione di tutte le piante e il successivo reimpianto con portainnesti resistenti al Tristeza nel caso in cui l’agrumeto presenti un’infezione superiore al 30 per cento del totale. Il bando prescrive che per ottenere il contributo è necessario portare a termine al 100 per cento le opere previste. Di conseguenza, anche progetti che prevedevano interventi per decine di ettari avrebbero ricevuto solo il minimo, rendendo l’operazione poco incentivante. “Di fatto – denuncia Di Silvestro – in questo modo, molti imprenditori hanno rinunciato e se non si modificano i termini, i fondi rimarranno quasi del tutto non spesi. Il danno e la beffa insomma. Come misura minima noi della Cia abbiamo chiesto che il contributo minimo venga concesso anche alle aziende grandi che effettuano l’estirpazione e reimpianto sulla superficie minima di due ettari”.

Turi Caggegi
Turi Caggegi
Giornalista professionista dal 1985, pioniere del web, ha lavorato per grandi testate nazionali, radio, Tv, web, tra cui la Repubblica e Panorama. Nel 1996 ha realizzato da Catania il primo Tg online in Italia (Telecolor). È stato manager in importanti società editoriali e internet in Italia e all’estero. Nel 2013 ha realizzato la prima App sull’Etna per celebrarne l’ingresso nel patrimonio Unesco. Speaker all’Internet Festival di Pisa dal 2015 al 2018, collabora con ViniMilo, Le Guide di Repubblica e FocuSicilia. Etnalover a tempo pieno.

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