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Airc, l’arancia della salute “divorziata” dal Consorzio Igp. Selvaggi: “Noi ci siamo”

Quest'anno le arance sono fornite dalla grande distribuzione, dove si svolge la raccolta dei fondi per il cancro. Il Consorzio siciliano vorrebbe ricucire i rapporti

È una delle iniziative solidali più famose d’Italia. L’arancia della salute di Airc, l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro, da anni porta nelle piazze centinaia di migliaia di persone. Per acquistare gli agrumi e dare una mano nella lotta alle neoplasie, tema quanto mai attuale. Una vetrina importante anche per la Sicilia dato l’agrume sponsorizzato dall’associazione contro il cancro fa riferimento proprio al frutto dell’Isola. Qualcosa, però, nel tempo è cambiato. Fino ai primi anni Duemiladieci, la campagna si è svolta in partnership con il Consorzio di tutela dell’arancia rossa di Sicilia Igp. Poi la convenzione è venuta meno. Se fino all’anno scorso c’era comunque un rapporto con i fornitori del territorio, quest’anno l’accordo è con la grande distribuzione. Una scelta legata alle difficoltà del Covid.

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La campagna in pandemia

“Negli ultimi anni abbiamo acquistato le arance rosse da una pluralità di fornitori, inclusi diversi agricoltori siciliani legati al Consorzio”, fanno sapere dall’Airc. Una decisione presa anni fa, a quanto pare per ragioni di finanziamenti. La Regione ci metteva del suo, adesso non più. Quest’anno, l’associazione non ha concordato alcuna fornitura. Le Arance della salute non sono vendute nelle piazze, ma in oltre seimila punti vendita su tutto il territorio nazionale, fino a esaurimento scorte. Il frutto ha una provenienza diversa dal solito. “Circa cinquanta insegne della grande distribuzione hanno aderito alla nostra campagna, con i prodotti provenienti dai loro fornitori di fiducia”, spiegano dall’Airc. Per ogni retina di arance venduta “saranno donati cinquanta centesimi alla ricerca sul cancro”. La scelta di rinunciare alle piazze è stata quasi obbligata. “Dovevamo tutelare la salute dei nostri volontari e dei sostenitori”.

Garanzia di qualità

L’anno prossimo, Covid permettendo, il tema delle forniture si riproporrà. Per Giovanni Selvaggi, presidente del Consorzio di tutela, dovrebbe essere “scontato e normale” che una struttura come Airc, nel trattare un prodotto come l’arancia rossa, “si rivolga al Consorzio”. Lo stesso discorso sarebbe valso “se il protagonista della campagna fosse stato un altro frutto d’eccellenza, la mela, la pera, la pesca”. La coltivazione di arancia rossa Igp in Sicilia conta circa sei mila ettari. I terreni piantati ad arance sono molti di più, circa 60 mila ettari. “Un’arancia rossa che cresce su un terreno che non appartiene al Consorzio è pur sempre un’arancia rossa”, chiarisce il presidente. Appartenere all’Ente, tuttavia, rappresenta una garanzia di qualità. I coltivatori aderenti devono rispettare un disciplinare interno, e sono sottoposti a controlli rigorosi da parte del ministero dell’Agricoltura e degli altri organi preposti.

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Un frutto d’eccellenza

Il successo trentennale della campagna dipende anche dalla qualità del prodotto. Le Arance della Salute, dicono dall’Airc, “rappresentano il primo appuntamento di ogni anno per raccogliere fondi per la ricerca”. Per questo è fondamentale scegliere “prodotti di qualità”, che testimonino l’importanza “di una sana alimentazione per prevenire il rischio di cancro”. L’arancia rossa, da questo punto di vista, è il testimonial ideale. È noto che il frutto abbia proprietà antiossidanti, antitumorali e antinfiammatorie. “Caratteristiche che vengono certificate dal Consorzio”, ricorda Selvaggi. Il “divorzio” dall’Airc, ricorda il presidente, è avvenuto anni prima dell’inizio del suo mandato. Al di là delle motivazioni, Selvaggi si dice pronto a recuperare il rapporto. “Credo che sarebbe una cosa bella, proprio per il messaggio che verrebbe lanciato all’acquirente. Solidarietà e qualità che si danno la mano”.

Recuperare il rapporto

Al di là del rapporto con il Consorzio Arancia rossa di Sicilia, Airc mette un sigillo di garanzia su ciò che promuove. “Per la gestione dei fornitori e degli acquisti seguiamo una rigorosa procedura interna”, dicono dall’associazione. Un sistema che prevede “il confronto di almeno tre soggetti per ogni acquisto”, secondo una logica improntata “alla massima efficienza”. L’obbiettivo è quello di spendere “il giusto per ottenere il miglior risultato possibile”. Rivolgendosi al Consorzio, forse, sarebbe tutto più semplice. L’associazione deve invece negoziare singolarmente con i confezionatori, che fissano il prezzo dopo aver acquistato dai produttori. Un’operazione in cui tutti devono venirsi incontro e che sarebbe facilitata da un interlocutore unico. Da diversi anni, invece, le strade dell’Ente e del Consorzio si sono divise. “È una scelta che dispiace, soprattutto a una persona come me che ha diversi parenti iscritti all’Airc. Spero che in futuro le cose possano cambiare”, conclude Selvaggi.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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