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Alluvioni: il primo colpevole è l’uomo, non il cambiamento climatico

Il riscaldamento globale accentua i fenomeni, ma le alluvioni si verificano da sempre in Sicilia. "Troppo cemento e scarsa cura del territorio", dicono gli esperti. Dopo un temporaneo miglioramento, il maltempo potrebbe tornare a colpire domani la zona orientale dell'isola

Troppo cemento, poca manutenzione, tanta incuria, nessuna prevenzione. Periodicamente, a ogni evento di intenso maltempo, il territorio, le città, le campagne e i cittadini vengono messi di fronte a tragedie e danni immensi. Ma non si tratta di fatalità e il cambiamento climatico se influisce non è determinante. Le vittime di Scordia e di Gravina appesantiscono in modo insopportabile il già drammatico bilancio di tre giorni di pioggia intensa e continua. Purtroppo sul versante meteo le cattive notizie non sono finite e gli esperti si aspettano per domani un nuovo peggioramento. Però le inaccettabili perdite di vite umane non sono solo colpa del ciclone, sono prima di tutto responsabilità dell’uomo.

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Una sequenza di inondazioni e allagamenti

“Come per gli incendi, se non c’è manutenzione i danni sono immensi”, attacca l’agronomo Corrado Vigo, che opera da decenni nelle zone della Piana di Catania e che non perde occasione per denunciare, con tutti i mezzi, il degrado e l’approssimazione con cui viene gestito il territorio. “Queste situazioni purtroppo sono ricorrenti, di alluvioni come quella di Scordia dei giorni scorsi se ne verificano di continuo. Per esempio nel 2018, e poi nel 2015, quando la Catania – Gela rimase chiusa per 15 giorni per allagamenti in contrada Cuticchi, all’altezza della Polveriera. Ma gli episodi sono tantissimi: 1984, 1985, 1995, 1996, 2003, 2005 e anche 2019”. Certo è vero che l’intensità delle precipitazioni è stata eccezionale, toccando nella stazione Sias di Lentini, domenica scorsa, i 153,4 mm/h, quindi oltre 153 litri per metro quadro di acqua in un’ora. Con un picco di addirittura 218,4 mm/h tra le 19.20 e le 19.25.

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Lavori senza logica

Dato impressionante, mentre per quanto riguarda la pioggia cumulata, la stessa stazione meteo ha registrato 275,4 mm in meno di 24 ore. Anche questo è un quantitativo altissimo, ma nel 1951, anno di grandissime alluvioni in tanti territori, sempre a Lentini il pluviometro si fermò a più del doppio, a 702 millimetri. In pratica 70 anni fa cadde in un giorno la quantità di pioggia che di solito cade in un anno intero. Vigo però punta il dito sulla gestione del territorio più che sulla eccezionalità degli eventi: “Per decenni non è stata effettuata la pulizia dei corsi d’acqua e il loro letto è stato man mano ristretto. Quest’anno hanno cominciato a fare qualcosa, ma i lavori non hanno seguito nessuna logica idraulica”. Secondo l’agronomo infatti pulizia e manutenzione dei torrenti vanno fatti iniziando dalla foce e poi risalire il corso, “invece gli interventi sul Gornalunga e sul Dittaino sono stati a macchia di leopardo, a tratti”. Interventi di scarsa efficacia insomma, se non inutili.

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Catania, strade come fiumi

Chiunque abbia mai vissuto temporali a Catania, ha esperienza di strade che diventano fiumi con un flusso d’acqua velocissimo e molto pericoloso. Colpa della cementificazione, si dice sempre. Vera Greco, segretaria per la Sicilia dell’Aiap (Associazione italiana architettura del paesaggio) e già, tra l’altro, sovrintendente ai beni culturali e ambientali a Catania, però invita tutti a cambiare prospettiva per ottenere risultati nel lungo periodo: “I piani regolatori delle città sono quasi tutti vecchi e antiquati, la nuova legge urbanistica non vede la luce, quindi è inutile sperare in questi strumenti. La natura, i cambiamenti climatici, non aspettano i nostri tempi”.

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L’acqua non va smaltita, va recuperata

Dunque Greco parla di una nuova visione: “Non pensiamo all’acqua piovana come a un rifiuto da smaltire quanto più velocemente possibile, a canali di gronda e cose simili”, opere per altro che richiedono tempi lunghissimi per essere realizzati. “L’acqua è un bene prezioso che dobbiamo recuperare e assorbire. Si può fare, già viene fatto in molte parti del mondo e anche a Milano. Per esempio si possono creare, con poca spesa, quelli che si chiamano Rain Garden, i giardini della pioggia: pozzi drenanti che ospitano piante e arbusti e recuperano parte di acqua che va anche a rialimentare le falde acquifere, sempre più povere e sfruttate”. Come esempi, Vera Greco, cita lo spartitraffico della Circonvallazione e le tante rotatorie esistenti a Catania”. Altra operazione, anch’essa piuttosto semplice da realizzare, riguarda la “deimpermeabilizzazione di aree cementificate e asfaltate: i grandi parcheggi dei centri commerciali o dell’aeroporto, ad esempio”. In sostanza si tratta di riportare a verde queste grandi superfici in modo che l’acqua possa infiltrarsi nel terreno invece di scivolare via. “Piantando alberi inoltre, le loro radici assorbirebbero ancora altra acqua in eccesso. Ripeto, la parola d’ordine deve essere recupero, non smaltimento”.

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Domani torna il ciclone

Soluzioni che bisogna trovare presto, visto che le alluvioni si ripetono periodicamente in tutta la Sicilia e che il riscaldamento globale accentua. Il maltempo intenso di questi giorni, come detto all’inizio, dopo un miglioramento nella giornata odierna potrebbe ripresentarsi con violenza domani. Secondo i modelli meteorologici infatti il ciclone si allontanerà per alcune ore, ma poi con moto retrogrado tornerà in prossimità delle coste orientali dell’Isola. Conferma Franco Colombo, tenente colonnello del servizio meteorologico dell’aeronautica militare: “Il problema è che il mare è ancora molto caldo, con punte di 19 – 20 gradi, mentre l’aria fresca attirata dalla depressione è sui 14 gradi. Questo contrasto genera i fenomeni”. Una differenza di temperatura notevole, quindi, che provoca l’emissione di vapore acqueo dal mare, il quale viene “spinto a terra” dove va a scaricarsi sotto forma di pioggia. Anche secondo Colombo “il vortice mediterraneo che si è formato domani potrebbe provocare fenomeni intensi, paragonabili a quelli dei giorni scorsi”. Impossibile al momento sapere dove colpirà maggiormente: in base alla posizione del minimo potrebbe colpire le aree già stremate della zona di Catania o magari dirigersi verso gli Iblei o i Peloritani. Di certo, se le previsioni saranno confermate, si abbatterà ancora sulla Sicilia orientale.

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Turi Caggegi
Turi Caggegi
Giornalista professionista dal 1985, pioniere del web, ha lavorato per grandi testate nazionali, radio, Tv, web, tra cui la Repubblica e Panorama. Nel 1996 ha realizzato da Catania il primo Tg online in Italia (Telecolor). È stato manager in importanti società editoriali e internet in Italia e all’estero. Nel 2013 ha realizzato la prima App sull’Etna per celebrarne l’ingresso nel patrimonio Unesco. Speaker all’Internet Festival di Pisa dal 2015 al 2018, collabora con ViniMilo, Le Guide di Repubblica e FocuSicilia. Etnalover a tempo pieno.

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