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Ambiente, nel 2020 in Sicilia 11 reati al giorno. “Danno enorme dalle sanatorie”

Nell'anno della pandemia, secondo l'ultimo rapporto Ecomafie di Legambiente, gli ecoreati nell'isola sono aumentati di mille unità. Palermo la peggiore. Oltre ai comportamenti sbagliati dei singoli, dice il presidente regionale Zanna, il problema sono "i pessimi segnali" lanciati dalla politica

Nel menù degli ecoreati siciliani c’è di tutto, dal cemento ai rifiuti fino al bracconaggio. In Sicilia nel 2020 sono stati scoperti 4.245 reati ambientali, una media di 11 al giorno. Le persone denunciate per averli compiuti sono state poco meno di 3.800, quelle arrestate 45. I sequestri effettuati dalle forze dell’ordine sono stati 1.450. Sono in numeri del rapporto “Ecomafia 2021”, realizzato da Legambiente. Nell’anno della pandemia da Covid-19, i reati ambientali nell’isola sono cresciuti di circa mille unità. Nel 2019 erano stati 3.258, oltre il 20 per cento in meno. Un exploit che si spiega in parte con la diminuzione dei controlli, dice a FocuSicilia Gianfranco Zanna, presidente regionale di Legambiente. “Con la pandemia sono stati molti meno, mentre i crimini ambientali non sono affatto diminuiti”. Per il futuro le aspettative non sono rosee, aggiunge Zanna, visti i pessimi segnali dati dalla politica “ad esempio sulle sanatorie edilizie, che fanno un danno enorme”. Non va meglio a livello nazionale. “Il Parlamento, nella riforma della giustizia, ha ridotto le pene per i reati ambientali”.

L’illegalità ambientale in Sicilia nel 2020. Dati: Rapporto Ecomafia 2021

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Reati non solo al Centro-Sud

A livello nazionale la Sicilia è seconda soltanto alla Campania, dove i reati ambientali sono stati oltre 5.400, e le persone denunciate quasi cinquemila. Seguono la Puglia, con 3.700 reati, il Lazio con tremila e la Calabria con 2.800. Le regioni del Centro-Sud “sono le più colpite da illeciti ambientali”, si legge nel rapporto, ma il Nord non è esente da problemi. Tra le regioni meno virtuose troviamo infatti la Toscana, con duemila reati ambientali accertati, e la Lombardia con 1.900. Quest’ultima, scrive Legambiente, “resta la regione con il maggior numero di arresti”. Per quanto riguarda le province, il “primato” nazionale spetta a Napoli, con 1.600 reati, seguita da Roma (1.500) e Bari (1.400). Al quarto posto c’è Palermo, dove gli ecoreati accertati sono stati 1.180, mentre bisogna andare all’ottavo per incontrare Catania, con oltre 800 reati. “Un quadro preoccupante”, riassume Legambiente, soprattutto in considerazione del contesto della pandemia. Una parte molto significativa degli illeciti, infatti, ruota intorno a imprese “che pure hanno dovuto subire la sospensione delle produzioni, causata dai lockdown”.  

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L’isola tra cemento e sanatorie

Il rapporto dedica un focus ai reati legati al cemento. In Sicilia nel 2020 sono stati 1.650, il numero più alto tra le regioni italiane, comprese quelle a tradizionale presenza mafiosa, Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. Le denunce sono state 1.676, mentre i sequestri 210. Siracusa è la città siciliana con più reati di cementificazione, 184, seguono Catania e Palermo con circa 100 reati ciascuna. Per Zanna, a monte di questi numeri c’è un problema di educazione civica, che coinvolge anche le istituzioni. “Pensiamo ai continui tentativi di sanatoria della Regione siciliana”. Anche quando le norme non vanno in porto, “come quella estiva sulle costruzioni abusive nelle aree a vincolo relativo, impugnata dal Consiglio dei Ministri di fronte alla Corte Costituzionale”, il segnale che si lancia è pessimo. “Questi tentativi convincono le persone che possono fare gli abusi perché tanto ci sarà sempre la possibilità di sanarli”. Il messaggio culturale è “molto negativo, anche se in concreto la sanatoria non riesce”.

I reati legati al ciclo del cemento in Sicilia nel 2020. Dati: Rapporto Ecomafia 2021

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Rifiuti, reati in calo (causa lockdown)

Per quanto riguarda gli illeciti legati ai rifiuti, la Sicilia è la sesta regione in Italia, con 489 reati commessi, il sei per cento del totale. Le denunce sono state 716, gli arresti 41, i sequestri 258. In questo caso, a fare peggio dell’Isola sono grandi regioni del Nord come la Lombardia (577 reati) e il Piemonte (569), oltre che del Centro come il Lazio (736). In cima alla classifica, con ampio distacco, la Campania, dove i reati sono stati oltre duemila. Gli investimenti a rischio nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, “hanno toccato quota 11,2 miliardi, dagli appalti alla gestione dei rifiuti urbani”. Complessivamente gli illeciti legati ai rifiuti sono diminuiti del 12 per cento rispetto all’anno precedente. Una flessione significativa, si osserva nel rapporto, “probabilmente riconducibile ai periodi di chiusura di molte attività produttive durante i lockdown”. In compenso sono cresciuti gli arresti, di oltre il 15 per cento.

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Regione in stallo sulla raccolta

In Sicilia, per Zanna, la situazione appare di stallo. “Al di là delle chiacchiere, la spazzatura continuiamo a portarla in discarica”. L’isola “non ha gli impianti di trattamento giusti”, per esempio al momento “non abbiamo siti di stoccaggio per l’amianto”. Malgrado alcuni timidi passi avanti, come quello di Catania che nelle ultime settimane ha implementato la differenziata porta a porta per altre 30 mila persone, “la raccolta continua a essere in larga parte pessima”. Nessuna sorpresa “se certa gente, sbagliando, si arrangia a smaltire l’immondizia in maniera illecita”. Quando si parla di rifiuti, sottolinea il presidente regionale di Legambiente, non si tratta soltanto della comune spazzatura prodotta dalle famiglie siciliane. “Ci sono anche gli scarti industriali, i fanghi di depurazione, i rifiuti basso-radioattivi. Bisogna porsi il problema di che fine facciano, considerando che lì si inseriscono spesso le attività illecite”.

I reati legati al ciclo dei rifiuti in Sicilia nel 2020. Dati: Rapporto Ecomafia 2021

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Reati contro la fauna, Sicilia prima

Ultimo, non certo per importanza, il capitolo dei reati contro la fauna, dal bracconaggio alla caccia illecita agli uccelli, dal commercio di animali protetti alla pesca di frodo. Nel 2020 sono stati 1.259 gli illeciti accertati nell’isola, il numero più alto in Italia. Le persone denunciate sono state 1.212, quelle arrestate tre, i sequestri effettuati 938. L’isola inoltre è al quinto posto per la pesca illegale, con 1.140 reati accertati su 715,7 chilometri di costa, una media di 1,6 reati per chilometro. “Questi comportamenti sono ancora ampiamente diffusi, e danneggiano l’equilibrio dell’ecosistema e la biodiversità”, conferma Zanna. Anche su questo fronte, l’impegno di Legambiente è soprattutto sulla sensibilizzazione. Insieme ad altre associazioni ambientaliste, a partire da Wwf e Lipu, ha presentato diversi ricorsi alla giustizia amministrativa per chiedere di fermare il calendario venatorio. La caccia legale e autorizzata, sottolinea il presidente, è cosa ben diversa dal bracconaggio, ma al fondo della questione c’è lo stesso problema educativo. “Su questo fronte c’è tanto da lavorare”.

I reati contro la fauna in Sicilia nel 2020. Dati: Rapporto Ecomafia 2021
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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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