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Anci Sicilia: “Bilanci comunali al palo. Governo intervenga sui crediti dubbi”

Molte città non sarebbero in grado di approvare i documenti contabili "pur non registrando profili di insolvenza". Le proposte dell'associazione dei comuni siciliani

“Molti comuni siciliani, a causa dei meccanismi che presiedono al computo del Fondo crediti di dubbia esigibilità, pur non registrando alcun profilo di insolvenza o di grave ritardo nel pagamento dei debiti, a causa della scarsa capacità di riscossione dei comuni siciliani e dei ritardi accumulati dal fatiscente sistema di Riscossione Sicilia si trovano in una condizione di squilibrio di bilancio e non sono in grado di procedere all’approvazione dei Bilanci di previsione 2021-2023”. Questi in sintesi i contenuti di una lettera, a firma del presidente dell’Anci Sicilia, Leoluca Orlando, inviata, stamattina, al Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi, alla ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, al ministro dell’Economia, Daniele Franco, alla ministra per gli affari regionali ed autonomie locali, Maria Stella Gelmini e alla ministra per il Sud e per la coesione territoriale, Mara Carfagna.

“Un paradosso normativo”

“I nuovi principi contabili introdotti nell’ordinamento degli enti locali a fare data dal 2015″, si legge nella lettera, “prevedono che per i debiti di dubbia e difficile esazione accertata ciascun comune proceda con l’accantonamento al Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità, vincolando una quota di avanzo di amministrazione, il cui importo è determinato in considerazione della dimensione degli stanziamenti relativi ai crediti che si prevede si formeranno nell’esercizio, della loro natura e dell’andamento degli esercizi nei cinque anni precedenti. Una condizione che costringerebbe i Comuni a dichiarare il dissesto, determinando, quindi, un vero e proprio paradosso normativo nel quale  il risanamento del debito si trasformerebbe in  fonte di reddito”.

“Cittadini siciliani penalizzati”

“Si configura quindi la necessità di opportune misure correttive legislative che, come riportato nella proposta di emendamento allegata alla lettera inviata al presidente Draghi e ai componenti la Giunta di Governo, consenta ai Consigli comunali di limitare gli accantonamenti con delibera motivata dalla necessità di garantire i livelli delle prestazioni, e che venga attivata senza indugio la previsione normativa di cui all’articolo 1 comma 1090 della legge 178/2020 che prevede che l’Agenzia delle Entrate subentri al Riscossione Sicilia anche per quanto riguarda le entrate spettanti alla Regione siciliana. Non si possono penalizzare i cittadini siciliani e di tante altre regioni italiane – conclude Orlando – per l’assurdo mantenimento nella legislazione nazionale e in danno dei Comuni di quel patto di stabilità che la Unione Europea ha sospeso per il 2020 e per il 2021 e della cui sospensione si avvantaggia lo stesso Stato italiano”.

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