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Animali colpiti, boschi bruciati: la Sicilia resta teatro dell’eco-crimine

Tra il 2017 e il 2021, ben 5.600 reati contro la fauna e oltre 200 mila ettari di terreni andati in fumo, secondo il monitoraggio di Legambiente. Il presidente regionale Alfieri chiede maggiori controlli e annuncia: a marzo partirà una campagna di sensibilizzazione contro gli incendi

Con 5.600 reati a danno degli animali e oltre 200 mila ettari di terreni andati in fumo, la Sicilia è un teatro dell’eco-crimine, o delle ‘ecomafie’, come le ha definite Legambiente che ha monitorato l’illegalità ambientale nell’Isola tra il 2017 e il 2021. Il quadro che emerge è sconfortante: quello dei reati contro la fauna, per esempio, è il settore che fa registrare nel quinquennio il più alto numero di illeciti penali, con Palermo in cima alla classifica (2.058 casi, 1.919 persone denunciate, tre arresti e oltre mille sequestri), seguita ancora una volta da Catania e da Trapani, provincia che in questa nuova classifica si ritrova al terzo posto. La provincia maggiormente virtuosa da questo punto di vista è Enna, ultima con ‘soli’ 27 reati e 28 persone denunciate. Ragusa si distingue in positivo, infine, per il ridotto numero di sequestri effettuati dalle forze dell’ordine: solo quattro. Il settore criminale trae profitto dallo sfruttamento degli animali selvatici e domestici e il fenomeno, come evidenzia Legambiente, è diffuso dal Nord al Sud del Paese, per un giro d’affari stimato in tre miliardi di euro all’anno. Nel 2021 la Sicilia era la prima tra le regioni italiane, con 780 reati censiti.

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La pandemia non ha intaccato il trend dei reati

L’obiettivo dello studio quinquennale era anche quello di capire se il periodo pandemico avesse in quale modo influito sul fenomeno, ma a quanto pare “i reati non hanno rallentato il loro corso, anzi alcuni fenomeni in area naturale, contro la fauna, o nel demanio marittimo, si sono amplificati”, osserva il presidente di Legambiente Sicilia, Giuseppe Alfieri, secondo cui “lo standard, negli anni, è sempre uguale. La Capitaneria di Porto conferma i reati della pesca illegale e degli operatori che non seguono le normali regole del settore. I Carabinieri del Centro anticrimine di Palermo, sul piano della fauna terrestre, si concentrano su due filoni: le specie animali protette da convenzioni internazionali e quindi il commercio di specie o di parti di specie pregiate, ricercate sul mercato illegale internazionale”. Tra queste, ad esempio, le zanne degli elefanti o dei rinoceronti o di alcuni animali esotici particolari.

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I bracconieri diventano sempre più violenti

L’altro filone è il bracconaggio e quindi i reati a danno della fauna selvatica, che si trova nelle aree naturali protette e che viene illegalmente cacciata. Tra gli esempi, gli istrici. Alfieri riscontra “un’attitudine particolarmente violenta dei bracconieri con tecniche di caccia davvero rudimentali e ovviamente proibite. Ci sono tante specie di uccelli sottoposte a protezione, come l’aquila del Bonelli, specie pregiatissima, rara, le cui uova vengono prelevate dai criminali direttamente nei nidi, per essere destinate al commercio nel mercato internazionale anche attraverso il web”. Legambiente riconosce il grande impegno da parte delle forze dell’ordine per contrastare il fenomeno e ammette che “le leggi ci sono – ricorda il presidente regionale – sono abbastanza chiare e anche abbastanza severe su certi temi. Servono però soprattutto maggiori controlli anche all’interno delle aree protette e maggiori risorse umane e finanziarie per chi questi controlli li deve portare avanti”.

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Incendi, serve “un’opera di prevenzione in anticipo”

Sul fronte degli incendi, la stagione estiva 2022 si è chiusa con un bilancio impressionante: secondo il dati del Corpo forestale della Regione Siciliana, tra il primo giugno e il 15 ottobre sono andati in fumo 55 mila ettari di terreni, una superficie paragonabile all’intero territorio del Parco dell’Etna. Tra interventi di elicotteri e canadair, il costo per le finanze pubbliche è stimabile in 22 milioni di euro. Legambiente mette in fila i dati dei cinque anni precedenti (2017-2021) e conta oltre 200 mila ettari di superfici bruciate, 52 persone denunciate, 18 arrestate. Uno scenario che si ripresenterà puntualmente tra pochi mesi. La domanda è immancabile: concretamente, cosa si può fare? Legambiente avvierà a marzo una campagna specifica “per provare ad anticipare – dice Alfieri – la discussione su quello che ormai è il dramma di ogni estate. Per quel che riguarda il settore antincendio, va fatta un’opera di prevenzione con largo anticipo e con la giusta gestione degli enti competenti”. Ma allo stesso tempo, l’associazione ambientalista ricorda la necessità di una “grande operazione culturale, per smontare quello che è il fenomeno anche sul piano del disvalore che porta con sé. Bisogna raccontare i grandissimi danni che gli incendi provocano in termini di perdita della biodiversità e di devastazione della fauna e della flora, con conseguenze come i cambiamenti climatici che sono già una realtà”.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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