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Appalti, legge siciliana incostituzionale. Falcone: “Prendiamo atto”

Violazioni delle prerogative sulla legislazione concorrente e delle norme comunitarie. Questi i rilievi della Consulta sulla legge 13 del 2019. Aspre critiche dal Pd al governo regionale, che difende "gli effetti positivi raggiunti"

La Corte Costituzionale boccia la legge regionale sulla riforma degli appalti, la numero 13 del 2019. La norma, impugnata dal governo nazionale, per i giudici della Consulta avrebbe violato in più punti l’articolo 117 della costituzione, quello nel quale sono prescritte le prerogative in materia di legislazione concorrente. Bocciate anche le proroghe ai contratti di affidamento dei trasporti pubblici, che andrebbero in violazione dei regolamenti europei.

I rilievi: violazioni dai ribassi alle proroghe

Il primo rilievo, come spiegato nella sentenza numero 16 depositata ieri 11 febbraio, è quello relativo all’obbligo “per le stazioni appaltanti di utilizzare il criterio del minor prezzo nei casi in cui l’affidamento degli appalti di lavori d’importo pari o inferiore alla soglia comunitaria avvenga con procedure ordinarie sulla base del progetto esecutivo”, inserito al comma 1 dell’articolo 4. Questa disposizione “interverrebbe in materia di procedure, selezione e criteri di aggiudicazione di gare pubbliche”, in contrasto quindi con il Codice dei contratti pubblici. Stessi rilievi sono stati dati anche alle “modalità di calcolo della soglia di anomalia delle offerte”, al comma 2 dell’articolo 4 della legge regionale, ma soprattutto alla proroga di 36 mesi i contratti di affidamento provvisorio dei servizi di trasporto pubblico locale, inserita nell’articolo 13, in contrasto con i regolamenti europei.

Falcone: “C’è stato comunque effetto positivo”

La sentenza è stata commentata dall’assessore regionale alle Infrastrutture Marco Falcone: “Prendiamo atto della sentenza della Corte Costituzionale che ricolloca la competenza nella disciplina dei pubblici appalti in capo allo Stato”. Secondo Falcone era comunque chiaro, già all’avvio del contenzioso, “che il giudizio aveva margini stretti, ma valeva la pena farlo per il merito della questione, nonché nel rispetto dello spirito dello Statuto siciliano”. Falcone rivendica quindi l’opportunità di una legge di settore regionale, soprattutto perché “voluta da tutte le Associazioni datoriali e ha comunque sortito il positivo effetto di comprimere i ribassi praticati dalle imprese. Questo ha portato al beneficio di lavori aggiudicati con un ragionevole utile di impresa, scongiurando il rischio che offerte troppo al limite potessero incidere sulla qualità delle opere”. Falcone sottolinea come “sono state espletate circa duecento gare con un contenzioso ridotto praticamente a zero. Qualcuno, prima di commentare, dovrebbe studiare o comunque approfondire meglio l’argomento. Il Governo Musumeci, come naturale, darà applicazione al dettato della Corte”, ha concluso Falcone.

Leggi anche – Ance: “Il 2020 anno positivo per gli appalti in Sicilia”

Barbagallo: “Una leggina per avere voti”

Ben altri toni da parte dell’opposizione al governo Musumeci. Per Anthony Barbagallo, deputato all’Assemblea regionale siciliana e segretario regionale del Partito democratico, “la pronuncia della Corte costituzionale sugli appalti non ci sorprende per nulla. La solita leggina in salsa siciliana è stata bocciata nettamente”. Per il segretario Pd si tratta quindi “dell’ennesimo flop del governo Musumeci che, senza scrupoli, pensava di lucrare il voto di qualche piccolo imprenditore edile”. Secondo Barbagallo la situazione venutasi a creare “genera confusione, contenziosi e risarcimenti del danno. Mandando letteralmente in tilt il sistema, le stazioni appaltanti, i comuni e le imprese. Il Pd ha votato contro in commissione ed in Aula all’Ars, lamentando l’evidente illegittimità della norma”. E, secondo il segretario Pd, “Musumeci, giunto al quarto anno di legislatura, dovrebbe concentrarsi di più per governare la Sicilia, ascoltando anche i suggerimenti che provengono dall’opposizione, anziché pensare solo agli annunci e alle conferenze stampa che ricordano tanto passerelle d’altri tempi”.

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