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Archeologia: Eleonora Pappalardo, dalla Sicilia alla riscoperta del mondo

Un curriculum ricco di esperienza sul campo in scavi importanti (in Turkmenistan, a Baghdad, a Creta), oggi è professoressa dell’Università di Catania. E l'avventura non è solo la trama di un film di Indiana Jones

Quando pensiamo a un archeologo, professore universitario, e ai tesori che vengono dal passato ci viene subito in mente Indiana Jones e l’affascinante Harrison Ford. Potenza di Hollywood e della sua seduttiva e, inconsciamente manipolatoria, arte cinematografica. Se ci sforziamo di dare al nostro archeologo fattezze femminili, immaginiamo una professoressa avanti con l’età, dall’aspetto rigoroso e dagli occhiali spessi. Eleonora Pappalardo sfugge a tutti i cliché elencati fino adesso e si presenta come una donna dinamica, dai grandi occhi azzurri, e appassionata del suo lavoro. Classe 1974, un curriculum ricco di esperienza sul campo in scavi importanti (in Turkmenistan, a Baghdad, a studiare gli avori figurati provenienti da Nimrud, l’antica capitale assira, a Creta, nel sito di Prinia), oggi insegna archeologia e storia dell’arte classica presso l’Università di Catania e presso la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’Università di Catania.

Entriamo subito nel vivo del discorso e chiedo:
Come si educa al “bello”, professoressa, quando si è circondati da tanto “brutto”?
Il bello è negli occhi di chi guarda. Educare al bello, per me, significa insegnare a guardare oltre le cose così come sono, come appaiono, e coglierne il valore intrinseco, il significato profondo. In mezzo al “brutto” (come lo chiama lei) che ci circonda, sono incastonati tesori, testimonianze di un tempo in cui il bello era esso stesso strumento educativo, veicolo di sviluppo culturale e sociale. Il bello non è soltanto negli oggetti, nei monumenti, nelle opere. Per me il bello è uno stato mentale, un comportamento, un modo di essere. Educare al bello è, dunque, innanzi tutto, educare alla cura, al rispetto, alla conoscenza; stimolare i giovani a migliorare e a migliorarsi; fare loro comprendere che la bellezza, prima che fuori, la devono cercare dentro sé stessi.

Ci potrebbe consigliare dei siti archeologici qui in Sicilia, fuori dai soliti tour?
La Sicilia offre un numero indefinibile di siti archeologici, più o meno fruibili. L’isola è sempre stata abitata, sin dalla preistoria, da popolazioni diverse, la cui cultura ha, di volta in volta, condizionato l’aspetto del nostro territorio, lasciando eredità uniche al mondo. Gli appassionati di archeologia, da noi, hanno l’imbarazzo della scelta: dalle grotte agli insediamenti in pianura, dalle necropoli scavate sui fianchi delle montagne, alle città edificate sul modello greco. Se dovessi suggerire una visita presso un sito non canonico, mi verrebbe in mente Palikè, centro siculo presso Mineo; oppure Sant’Angelo Muxaro, con le monumentali tombe scavate nella roccia e i collegamenti al mondo egeo.
La nostra isola è stata precoce nello sviluppo di sistemi insediativi e modelli produttivi, grazie ai contatti col mondo miceneo che, già nel Bronzo Medio, erano intensi e sistematici. Quando, nell’VIII secolo a.C., arrivarono i Greci a colonizzarci, essi non trovarono di certo una regione deserta e priva di identità. Le popolazioni indigene della Sicilia hanno lasciato testimonianza di una eccezionale cultura insediativa e artigianale, hanno saputo sperimentare, mescolando elementi autoctoni col portato della civiltà minoico-micenea. L’esito di questi antichi incontri ha portato allo sviluppo di società ben organizzate.

Ma se è vero che noi siamo il frutto dei millenni che ci hanno preceduti, questi Siculi, che hanno vissuto qui prima di noi, che tipi erano? Caratterialmente intendo.
Proprio perché noi siamo frutto di ciò che siamo stati, la natura dei Siciliani è una natura particolarmente ibrida, un mix di culture molto diverse susseguitesi nei secoli. I Siculi e i Sicani sono popolazioni che hanno abitato la nostra isola prima dell’arrivo dei Greci, nell’VIII sec. a.C., stanziati, rispettivamente, a Est e al Centro dell’isola. Di queste popolazioni ci parlano le fonti storiche, in particolare Erodoto e Diodoro Siculo. Possiamo sottolineare di questi popoli la propensione ai rapporti con l’esterno, col mondo miceneo; una proiezione a oriente che ne ha condizionato la cultura materiale, sia dal punto di vista insediativo e degli usi funerari, che da quello artigianale.

Quali sono le motivazioni di una ragazza che decide di fare dell’archeologia la propria missione di vita, la gente ha forse una visione un pò distorta, a volte empirica, del suo lavoro?
Ho scelto l’archeologia come unica strada da percorrere a 13 anni, nel momento in cui dovevo decidere quale liceo frequentare. Allora, della disciplina mi affascinava l’aspetto avventuroso, la possibilità di viaggiare e “scoprire” cose che la terra aveva sepolto per millenni. Credo che un archeologo, in fondo, non perda mai questo tipo di stimolo. Anche dopo anni di ricerca sul campo, lo scavo, così come la ricerca, regalano scariche di adrenalina che compensano la fatica del lavoro. Di fatto, l’archeologia è una scienza; essa segue un metodo preciso, multidisciplinare, e mira alla ricostruzione del comportamento umano attraverso l’analisi attenta della cultura materiale. Sul campo seguiamo rigorosi principi stratigrafici e documentiamo con cura tutto quello che emerge dalle indagini: lo scavo è un processo distruttivo, procede per rimozioni, la perdita di un dato può inficiare la ricostruzione storica che dallo scavo deriva. Ma la ricerca scientifica continua anche (e soprattutto) fuori dalla trincea; i reperti e le strutture emerse vanno indagati in un contesto ampio, attraverso confronti sistematici. Oggi mi divido tra ricerca, insegnamento, e attività di valorizzazione del territorio. Tra le numerose attività di scavo e ricerca archeologica che ho condotto in Sicilia, la più lunga e fruttuosa è senz’altro quella sulla montagna di Polizzello (CL), in collaborazione con la Soprintendenza di Caltanissetta. Il sito di Polizzello, del quale abbiamo interamente messo i luce l’acropoli, ha restituito una mole di materiali e di strutture che ha arricchito in modo decisivo la conoscenza della cultura sicana. Inoltre mi occupo di promozione del territorio, e ho attivato per conto del corso di laurea in Scienze del turismo, diverse convenzioni con i maggiori enti territoriali preposti alla tutela, valorizzazione e fruizione del patrimonio culturale locale.

Se avesse la possibilità di porre una domanda ad un personaggio del passato, a chi e cosa chiederebbe?
Vorrei incontrare Alessandro Magno. Vorrei chiedergli, come ci è riuscito!
Questa rubrica si chiama Athena, ma questa dea era veramente così equilibrata?
Atena, oltre che della saggezza e dell’intelligenza, era la dea della guerra, non dimentichiamolo. È spesso raffigurata armata di tutto punto. Impietosa sostenitrice dei Greci durante la guerra di Troia, non si faceva scrupolo di mandare a morte chi intralciasse i suoi piani.

Seba
Seba
Produttore, songwriter, ha esordito come cantautore a livello nazionale nel 2006 con Domenica d’estate, conquistando i primi posti delle classifiche di vendita ed airplay, in seguito si dedica alle produzioni per altri artisti, tra gli ultimi artisti di successo prodotti troviamo Mario Venuti, Mario Biondi,Violante Placido. È sempre attento alle nuove tendenze musicali e dedica spesso le sue produzioni in favore dei nuovi talenti.

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