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Asaec, 30 anni di antiracket a Catania. Zuccaro: “Ma le denunce sono in calo”

L'Associazione antiestorsione catanese "Libero Grassi" festeggia i tre decenni di attività con un convegno dedicato al presente. Tra gli ospiti, il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro conferma il preoccupante calo delle denunce nel 2020 e 2021

“Speriamo tra trent’anni che l’associazione non esista più”. L’11 novembre Asaec, l’Associazione antiestorsione catanese dedicata a Libero Grassi, ha compiuto trent’anni. Nata nel 1991 come seconda in Sicilia, a pochi mesi dall’esperienza analoga di Tano Grasso a Capo d’Orlando, ha affrontato in questi anni numerosi cambiamenti sia di natura sociale che legislativa, tra tutte la legge 44 del 1999 che ha introdotto il Fondo di solidarietà per le vittime di racket. Ma l’augurio di non essere “più necessari” tra qualche tempo, come sottolineato dal presidente Nicola Grassi, sembra ancora prematuro. “C’è stato un sensibile calo delle denunce nell’ultimo anno, ma sappiamo che questo non dipende da una diminuzione del fenomeno”, conferma infatti il procuratore della Repubblica di Catania Carmelo Zuccaro, ospite del dibattito organizzato da Asaec per celebrare l’anniversario insieme al presidente del Tribunale per i Minorenni di Catania Roberto di Bella e a Giovanna Cagliostro, che con il rango di prefetto è Commissario straordinario del Governo per il Coordinamento delle iniziative Antiracket e Antiusura. “E senza denuncia, non è possibile accedere al Fondo”, specifica Cagliostro.

Dal 2019 al 2020 denunce scese da 319 a 240

A spiegare il fenomeno della diminuzione delle denunce sono però meglio di ogni cosa i numeri, forniti proprio da Zuccaro. “I procedimenti per il delitto di estorsione dopo gli anni tra il 2017 e il 2019 dove c’era stato un proliferare, ora in decisa diminuzione. Nel 2019 sono stati 319, contro i 240 del 2020, e i 189 fino al terzo trimestre del 2021”. E l’andamento è simile anche per il fenomeno dell’usura, spiega il procuratore di Catania, secondo il quale il vero problema è che spesso “abbiamo numerosi procedimenti dove davvero si sono ottenuti risultati formidabili grazie all’efficacia dell’azione delle forze dell’ordine, non purtroppo delle vittime, che pur esposte davanti all’evidenza hanno preferito subire un processo per falsa testimonianza piuttosto di ammettere di aver subito la richiesta estorsiva”.

Un video con interviste ai fondatori di Asaec mostrato in apertura di dibattito

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Cagliostro: “C’è sfiducia verso le istituzioni”

Il quadro delineato da Zuccaro pone, secondo il presidente di Asaec Grassi, un problema di più ampio respiro: “In questi anni abbiamo visto tante risorse per l’antiracket, anche per creare sportelli. Ma forse queste non hanno funzionato”. Per Cagliostro ci sono una serie di altri fattori che portano alla scarsità di risultati sul campo. “Da novembre 2020 a novembre 2021 abbiamo elargito a chi ha denunciato circa 20 milioni di euro dal Fondo per le vittime di Racket. Ma negli anni ben l’85 per cento degli imprenditori non è stato in grado di restituire le somme”. Il Coordinamento nazionale per le iniziative antiracket ha eseguito negli ultimi anni anche degli studi in materia, dai quali è emerso “non solo una scarsissima conoscenza del Fondo, ma anche la paura delle lungaggini burocratiche. Chi decide di denunciare non vuole aspettare, e questo denota una grande sfiducia verso le istituzioni”.

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Necessario un nuovo accordo quadro

I provvedimenti per migliorare lo stato delle cose passano ora da “una nuova piattaforma informatica, finanziata dai Pon Legalità con un progetto chiamato Step”. E soprattutto da una più ampia informazione, “abbiamo fatto degli spot in Rai e abbiamo registrato un aumento delle richieste di informazioni”, informa Cagliostro. Il nodo principale da sciogliere resta l’organizzazione delle misure antiracket in Italia. Cagliostro a riguardo annuncia “una revisione dell’accordo quadro del 2017, con snellimento delle procedure e soprattutto dell’elefantiaco osservatorio che non si è mai riunito in questi anni”. All’atto pratico restano quindi “le esperienze e il supporto delle associazioni come Asaec”, affermano Zuccaro e Cagliostro, le uniche realmente in grado di dare un “tutoraggio” alle vittime. Per Grassi si tratta certamente di qualcosa che viene fatto già “ma le associazioni non sono Caf, e andrebbero potenziati gli sportelli preposti previsti in ogni prefettura”, conclude il presidente di Asaec.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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