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Barbagallo a Musumeci: “La Sicilia non è suo patrimonio personale”

Il segretario regionale del Pd lancia le sue frecciate al presidente della Regione, autore di decisioni "senza dibattito". Sotto accusa le scelte su Cultura e Turismo, ma anche i ritardi nell'organizzazione scolastica

Ex ospedali, a Catania, da trasformare in musei. Un piano per il il Turismo, See Sicily, che ha avuto “solo l’11 per cento di aderenti”. E poi i ritardi nell’organizzazione scolastica, senza dimenticare “la preoccupante presenza di incandidabili tra i collaboratori del governo regionale”. Anthony Barbagallo, segretario regionale del Partito Democratico e deputato all’Assemblea regionale siciliana, non risparmia le frecciate alla giunta guidata da Nello Musumeci. Il presidente, giunto al quarto anno del suo governo, per Barbagallo ha governato “come se la Sicilia fosse un suo patrimonio personale”. A dimostrarlo, secondo l’esponente Pd, sono innanzitutto le tre delibere di giunta sul destino degli ospedali Vittorio Emanuele, Santo Bambino e Santa Marta, in piano centro storico a Catania. Strutture destinate, “con interventi programmati da 25 milioni di euro”, ad essere in parte abbattute per una trasformazione in museo.

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Gli ex ospedali catanesi simbolo “della politica di Musumeci”

“Ho presentato una interrogazione contro le decisioni della giunta regionale sulla demolizione selettiva di questi edifici”, dice Barbagallo in merito alle delibere, precisamente la numero 322 del 2019, e le 80 e 296 del 2020. Atti “che riteniamo illegittimi: manca il cambio di destinazione d’uso, perché non possono essere trasferiti dall’ambito sanitario a quello museale solo per decisione del presidente”, afferma il segretario Pd. Il cambio, con variante urbanistica, dovrebbe infatti “essere competenza specifica del Consiglio comunale, senza considerare il vincolo monumentale su parte di questi. In un Comune patrimonio Unesco si propone di abbattere senza nemmeno un parere della Soprintendenza ai Beni Culturali”. La vicenda ricorda da vicino quanto denunciato lo scorso dicembre a Caltagirone dal Movimento Cinque Stelle per la riqualificazione di piazza del Municipio, ma anche la volontà del presidente regionale di ristrutturare i cosiddetti “borghi fascisti”, piccole cittadine rurali nate nel corso del Ventennio. “Il problema – sintetizza Barbagallo – è che Musumeci non ascolta le opposizioni, fa parte del suo stile senza confronto. Certo – prosegue – ci aspettiamo ora che il presidente del consiglio comunale di Catania faccia ora qualcosa per intervenire, esercitando le sue prerogative. Ma invece in città abbiamo assistito a una vicenda che ci ha lasciato con l’amaro in bocca, ovvero l’avvio dei lavori per il primo lotto della Strada dell’Etna. L’attuale amministrazione ha solo fatto da passacarte per un’opera pensata e voluta da Enzo Santonocito sindaco di San Pietro Clarenza, e finanziata dai governi regionale e nazionale di centrosinistra con il Patto per Catania”.

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“Musumeci ha ascoltato se stesso, era assessore ad interim”

Il tema del destino degli ex presidi ospedalieri, sollevato da una serie di associazioni catanesi riunitesi nel comitato civico D’Ove e animato dal Comitato Antico Corso, il quartiere su cui insistono le strutture, pone per Barbagallo una questione di metodo sull’operato della giunta. “Noi – prosegue – favoriremo un ampio dibattito e ampia partecipazione dei professionisti e associazioni che rappresentano interessi diffusi sulla destinazione di questi edifici. Si tratta di un patrimonio della città e non personale di Musumeci”. E il presidente regionale, per prendere questa decisione, avrebbe “ascoltato solo la sua giunta, o meglio se stesso, visto che sono state prese quando era assessore ai Beni Culturali ad interim”, dice Barbagallo lanciando una frecciata. E lo stile dell’attuale governo per l’esponente Pd marca una decisa differenza con l’amministrazione precedente, quella guidata da Rosario Crocetta e nella quale ricopriva il ruolo di assessore a Turismo, Sport e Spettacolo. “Ritengo che quella di aver salvato il Teatro Stabile di Catania in quella stagione di sofferenza sia uno dei risultati maggiori raggiunti. In quegli anni l’opera di rilancio è stata fatta guardando con fiducia al futuro, ma nel solco della tradizione di Mario Giusti e Turi Ferro. E guardando a quegli esempi si può ancora costruire un futuro solido”. Come ex assessore al Turismo, Barbagallo non si limita alle critiche. Tra le sue proposte quella di “un ammodernamento delle strutture ricettive ad alta quota, che possono portare una offerta turistica non indifferente. Ma bisogna dare fiducia alle imprese, con pacchetti turistici validi, e congrui ristori”. Una risposta a un settore in sofferenza che però non ha nulla a che vedere con See Sicily, la proposta dell’attuale assessore a Turismo Sport e Spettacolo Manlio Messina. “A See Sicily hanno risposto solo l’11 per cento degli operatori del settore, un risultato che dovrebbe portare l’intera giunta a rivederlo”.

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Scuola, “ancora in attesa di un tavolo per i trasporti”

La crisi del settore turistico dovuta al Covid si ricollega anche a un altra problematica urgente, quella delle scuole, sulla quale Barbagallo si dice “preoccupato dal ritardo da parte del governo regionale”. L’uso di pullman e Ncc, le auto con conducente, per supportate il trasporto scolastico come proposto dai rappresentanti di categoria, potrebbe attenuare l’impatto della crisi da Covid-19. Un tema ripreso da Barbagallo in una recente interrogazione al presidente Musumeci e all’assessore alle Infrastrutture e Trasporti Marco Falcone. “Aspettavamo il tavolo con i rappresentanti di categoria per poter raddoppiare le corse”. Un ritardo che non sembra stupire, in quanto “il governo regionale è indietro anche sulle vaccinazioni per gli insegnanti, che sono prioritarie in questa fase”. Fase che dovrebbe passare, secondo Barbagallo, anche da una revisione dei collaboratori del governo regionale coinvolti nello scioglimento per mafia del comune di Misterbianco, e dichiarati incandidabili. “Ci aspettiamo immediatamente che il governo regionale ci tolga dall’imbarazzo, è evidente che c’è qualcuno di troppo”, conclude il segretario regionale del Partito Democratico.

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Leandro Perrotta
Trentasei anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Da quindici scrivo della cronaca di Catania, e da due anni sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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