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Rifiuti radioattivi: perché il deposito nazionale non sarà in Sicilia

Le comunità locali sono contrarie, ma è più probabile che le scorie finiscano in Piemonte o nel Lazio. L’Italia deve comunque decidere, è in ritardo di 10 anni e sotto procedura di infrazione europea

Butera, Calatafimi-Segesta, Castellana Sicula-Petralia Sottana e Trapani.
Sono le aree siciliane, potenzialmente idonee, a ospitare le scorie nucleari italiane. Tante le voci contrarie, ma non è detto che proprio qui nasceranno il deposito nazionale e il parco tecnologico. Al momento c’è solo un elenco di 67 siti italiani, la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi). L’ha stilato Sogin Spa, la società di Stato responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi. Una conseguenza della direttiva Euratom del 2011 del consiglio dell’Unione europea che ha stabilito che la sistemazione definitiva dei rifiuti radioattivi deve avvenire nello Stato membro in cui sono stati generati. L’Italia non può più mandarli in Francia e nel Regno Unito come nel passato. Deve attrezzarsi da sé e deve farlo in fretta. È già in ritardo di circa 10 anni e dallo scorso ottobre, per questo, è sotto procedura di infrazione comunitaria.

Mappa dei siti nucleari in Sicilia Sogin
Mappa dei siti potenzialmente idonei al deposito di scorie nucleari in Sicilia (Sogin)

Un solo sito di stoccaggio in Italia

Nonostante siano stati individuati più siti, quello deputato sarà soltanto uno: 150 ettari, 110 per il deposito nazionale e 40 per il parco tecnologico. Una struttura con barriere ingegneristiche e naturali per il contenimento della radioattività, integrato con il territorio anche dal punto di vista paesaggistico. Accanto, un centro di ricerca e formazione. Vi si potranno stoccare in via definitiva 78 mila metri cubi di rifiuti radioattivi ad attività molto bassa, e in modo temporaneo 17 mila metri cubi di attività media e alta. I rifiuti provengono sia dallo smantellamento degli impianti nucleari dismessi, sia dal mondo della ricerca, della medicina e dell’industria. Quelli degli ex impianti sono la maggior parte, il 60 per cento, e sono quasi tutti a bassa attività. Al momento, fanno sapere da Sogin, “i rifiuti radioattivi si trovano in venti depositi temporanei”. La Cnapi è pronta dal 2015, ma è stata desecretata soltanto adesso. L’obiettivo è regolarizzarsi entro il 2025, anno nel quale dovrebbero tornare da noi i rifiuti radioattivi che abbiamo mandato oltralpe.

Leggi anche – Scorie nucleari in Sicilia: dall’Anci alla Cisl, tutti contro

Le classi d’idoneità dei siti

Pare davvero improbabile che il deposito possa sorgere in una delle quattro aree individuate in Sicilia. Sogin ha assegnato a ogni sito una classe di idoneità e se togliamo quello di Butera, che ha ottenuto una B, gli altri tre hanno ricevuto una C, la valutazione di idoneità più bassa. Le zone italiane considerate più all’altezza, valutate A1 e A2 sono nel Lazio, in Toscana e in Piemonte. Proprio per questo, ha detto a FocuSicilia il presidente di Legambiente Sicilia, Gianfranco Zanna, “Siamo basiti per le reazioni scomposte, e a volte sconclusionate, di molti soggetti”. La procedura prevede non solo che i territori vengano consultati, ma che partecipino attivamente. “Resta il fatto che questo sito bisogna individuarlo, perché è tra le cose da risolvere e non si può continuare a rinviare”.

‘No’ unanime, ma niente è stato deciso 

Tutti, presidenti di Regione, sindaci, comunità locali, associazioni e sindacati, hanno espresso forte contrarietà. Come detto, niente è stato ancora deciso. Con la pubblicazione della Cnapi infatti, è partita la consultazione pubblica. Nei primi due mesi si potranno avanzare osservazioni e proposte. Subito dopo partirà il seminario nazionale: un periodo di quattro mesi nel quale si celebrerà il dibattito pubblico.  
Dopo queste due fasi Sogin aggiornerà la Cnapi, che verrà sottoposta nuovamente ai tre ministeri competenti, Sviluppo economico, Ambiente, Infrastrutture e Trasporti, nonché all’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione. In base a questi pareri il Mise convaliderà la versione definitiva della Carta, che si chiamerà Cnai – cioè Carta nazionale delle aree idonee. Solo dopo questo processo i Comuni interessati potranno avanzare le loro candidature. Se nessuno si farà avanti, Sogin proporrà trattative bilaterali per trovare una soluzione. Sarà un decreto del Mise, infine, a stabilire quale area ospiterà l’opera.

Mauro Gemma
Mauro Gemma
1990. Giornalismo, radio, podcast e politica. Le cose migliori mi sono capitate per caso, ma poi ci ho lavorato su.

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