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Conti e racconti d'impresa

Blaster Foundry: la pubblicità diventa un videogame

Giocando si impara, ma giocando si comunica pure. Da Catania una start up in crescita nell’advergame. Un modo nuovo per connettere aziende e generazione Z

Ventiquattro anni, laureando in Scienze Politiche, appassionato di nerd-pop culture, Francesco Fichera è il founder di Blaster Foundry.

Partiamo dall’Università. Pensa che allo stato attuale sia l’ambiente ideale per stimolare fin dall’inizio nuova imprenditorialità innovativa?
“Le università risultano essere un ottimo posto in cui confrontarsi, cercare collaboratori o co-founder perché al suo interno sono presenti diversi giovani con inclinazioni simili. Differente discorso, a malincuore, faccio per quanto inerente lo stimolo che le università danno ai giovani potenziali imprenditori”.

Lei si è “illuminato” in occasione di uno Startup Weekend nel 2018 e si è avvicinato alla start up Creation Dose.
“Sì. Startup Weekend mi ha cambiato la vita ma l’idea di creare Blaster Foundry era ancora molto lontana. All’interno di Creation Dose ho avuto modo di apprendere moltissimo in termini di problem solving, lavoro in team, rispetto delle scadenze, metodi di lavoro, responsabilità e molto altro”.

Ha fatto un’esperienza di lavoro all’estero che potrebbe sembrare disconnessa dall’attuale business in cui opera.
“Nei mesi in cui ho vissuto a Vienna ho avuto modo di comprendere meglio il mercato estero e come, fuori dai nostri confini, le startup hanno modo di operare e crescere. Ho imparato a essere totalmente indipendente sia a livello personale che professionale; ho imparato che sono molte le aziende propense ad investire nell’innovazione”.

Poi torna a Catania e fonda Blaster Foundry. Per fare cosa, in particolare?
“La nostra business idea è inerente l’advergame, ovvero produrre contenuti pubblicitari interattivi sotto forma di veri e propri videogiochi. Il nostro target di clientela sono le aziende e abbiamo avuto modo di constatare che hanno difficoltà a comunicare con la generazione Z, i giovani nati dal ’97 al 2010”.

Chi fa parte del suo team oggi?
“Dieci persone, la mia seconda famiglia, di età compresa tra i 19 e i 50 anni. La parte più consistente del team è rappresentata dal reparto gaming. Successivamente c’è il reparto IT (sviluppo informatico). Ultimo, ma non per importanza, il reparto marketing”.

L’esperienza pregressa in Creation Dose è servita per stabilire una partnership commerciale con la start up innovativa di Alessandro La Rosa. In che modo esattamente?
“Oggi, che Blaster Foundry è più strutturata, ci si è resi conto che Creation Dose ha una potenza commerciale utile al nostro business e noi un servizio accattivante per i loro clienti; la partnership commerciale è logica conseguenza di una volontà bilaterale di poter aggredire il mercato con più forza e professionalità”.

Torniamo al business di Blaster Foundry. Cosa è l’advergame, in parole semplici?
“Essa è la combinazione tra “advertising” e “videogame”. L’attività di advergame è per le aziende una grande tecnologia da sfruttare nella propria strategia di marketing per comunicare al meglio con le generazioni più giovani, perseguire obiettivi di notorietà, traffico e generazione dati, trasformare il pubblico da “freddo” a “caldo”, stabilire un contatto diretto, pubblicizzare un determinato servizio, produrre un contenuto potenzialmente virale e divertire i propri utenti.

Quindi il mondo della comunicazione aziendale è cambiato radicalmente. E’ questo che ci vuole dire?
“Oggi non basta più produrre un bel video, con un doppiaggio professionale e mandarlo in visione su reti televisive nazionali; oggi le aziende devono offrire al consumatore qualcosa in cambio. La generazione Z, ovvero consumatori di oggi dell’imminente domani, è cresciuta con valori e tecnologie che fino a trent’anni fa non esistevano e non si fanno abbindolare dallo spot commovente in televisione”.

Sembra che operiate principalmente nel B2B, cioè in favore delle imprese. E al mercato consumer ci state pensando?
“Certamente, il mercato B2C è estremamente interessante ma anche difficile da scalare e gestire. Abbiamo già iniziato la costruzione della nostra community e in futuro abbiamo in programma di interagire in modo innovativo con essi”.

Videogiochi, gamification e mondo dell’intrattenimento virtuale. C’è un gran fermento in questo ambito a Catania? E’ una nuova vocazione dell’imprenditoria locale?
“Si tratta di quello che nel gergo chiamiamo un oceano blu, ovvero un mercato in forte espansione e che offre molte opportunità di fare impresa. Non parlerei tanto di vocazione ma di evoluzione. Quarant’anni fa la massima forma di intrattenimento poteva essere la televisione o il cinema, perché offrivano l’opportunità a tutti di osservare e immedesimarsi su realtà altrimenti impossibili”.

Blaster Foundry ha investitori e venture capitalist nel proprio capitale di rischio?
“Abbiamo la fortuna di avere due partnership commerciali attive, quattro advisor con esperienza nel digitale e nel fare impresa innovativa, siamo incubati e disponiamo di un ufficio a Catania ma non abbiamo mai fatto ricorso a finanziamenti”.

Ultima domanda. Giocando si impara, ma giocando si comunica pure. Ne è convinto?
“Assolutamente sì. Alcuni definiscono i videogame come l’ottava arte perché sono in grado di trasmettere messaggi molto profondi e sensibilizzare su argomenti delicati”.

Rosario Faraci
Rosario Faraci
Rosario Faraci è Professore Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese all’Università degli Studi di Catania e tiene gli insegnamenti di Principi di Management, Marketing, Innovation and Business Models. È delegato del Rettore aIl’Incubatore di Ateneo, Start-up e Spin-off, presidente del comitato scientifico di Start Cup Catania e consigliere nazionale dell’associazione PNI Cube. E’ stato Visiting Professor di Strategic Management alla University of Florida. È giornalista pubblicista dal 1987.

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