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I ristoratori di Confcommercio in piazza. “Dal primo febbraio riapriamo”

Niente introiti, si accumulano le scadenze e il pagamento degli affitti. C'è anche la difficoltà di avere nuovo credito. Le parole del segretario di Fipe Confcommercio

“Basta! Dal primo febbraio riapriamo”. Il mondo del commercio è esausto, vuole lavorare e non tenere più giù le saracinesche. Per questo la Fipe Confcommercio di Catania promette di riaprire dal primo febbraio, quello che dovrebbe essere il primo giorno libero dopo la zona rossa imposta dalla Regione. Non solo. L’organizzazione ha convocato una manifestazione per mercoledì 27 gennaio alle 19 in via Etnea, all’ingresso della villa Bellini. La categoria si rivolge direttamente al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al presidente della Regione siciliana Nello Musumeci. Giusto l’impegno a lottare contro il Covid-19, scrivono i ristoratori, “ma anche la ferma volontà di salvare l’economia del Paese”. Non una scelta compiuta a cuor leggero, quella di scendere in piazza. “La nostra base è stanca, non abbiamo più le forze economiche per andare avanti”, dice il presidente di Fipe Confcommercio Dario Pistorio. Tra i problemi più urgenti, l’accumulo delle scadenze e il pagamento degli affitti. Ma c’è anche la difficoltà di avere nuovo credito. “Ormai commercianti non hanno più affidabilità bancaria”, denuncia Pistorio.

“Politica assente”

Da qui la volontà di “aprire, perché è necessario”. Sperando che alla scadenza della zona rossa, il 31 gennaio, si passi rapidamente in zona arancione e poi in zona gialla. La prospettiva, al momento, è tutt’altro che scontata. Soltanto pochi giorni fa, il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci ha parlato della possibilità di adottare “ulteriori misure restrittive” se il contagio non dovesse calare. Un’allusione esplicita a un lockdown come quello della scorsa primavera. “Speriamo che non si arrivi a tanto, ma in quel caso spero che chi di dovere si attivi”, dice Pistorio. Per il presidente di Confcommercio è soprattutto un problema economico. “I ristori non arrivano, e se arrivano non si sa quando”. Nel frattempo “la politica sembra impegnata in tutt’altro, crisi di governo, tatticismi”. In attesa di risposte, i proprietari di bar, ristoranti, pizzerie e attività di somministrazione vogliono tornare a lavorare. E in un manifesto di sei punti, “spiegano anche il perché è possibile riaprire le loro attività”.

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“Modello Bolzano”

“Ristoranti, bar e negozi non sono luoghi primari di trasmissione del Covid, come sostenuto dall’Organizzazione mondiale della sanità”, si legge nel documento. La differenza la fa l’organizzazione. A questo proposito, i ristoratori citano la Provincia autonoma di Bolzano. “Loro hanno deciso di aprire su due turni, con tutte le sicurezze del caso”, ricorda Pistorio. La somministrazione in presenza sarebbe infatti “più sicura di quella da asporto, che non di rado genera code e assembramenti”. Il documento di Fipe argomenta poi che “la trasmissione del coronavirus è più diffusa in riunioni presso prime o seconde case”, dove per le forze dell’ordine è “impossibile esercitare il controllo”. Per quanto riguarda la riduzione degli orari di apertura e chiusura degli esercizi commerciali, la critica di Confcommercio è decisa: “Nessuna riduzione dei contagi”.

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“Vogliamo lavorare”

Ancora, la Fipe Confcommercio contesta la penalizzazione di alcune categorie. Si sentono discriminati insomma. “Mentre davanti a poste, banche, patronati e uffici si verificano assembramenti”. Le attività commerciali sono chiuse, mentre i trasporti pubblici “restano il primo vero grande veicolo di diffusione del Covid-19”. Lo stop forzato dell’attività, infine, si traduce nell’impossibilità di pagare “contributi, affitti, personale, utenze e tasse”. Le attività negli ultimi mesi sono state aperte “in maniera discontinua, senza produrre reddito”. Queste le motivazioni dell’iniziativa di mercoledì 27. “Quello che chiediamo è molto semplice. Vogliamo soltanto lavorare”, conclude Pistorio.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci, giornalista e autore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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