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Bollette, la “salvaguardia” è un salasso in Sicilia: più 200 euro fissi a MWh

Nell'Isola sono moltissimi gli enti pubblici o le aziende che usufruiscono del mercato energetico di salvaguardia. Dal prossimo anno aumenta per loro il rischio di insolvenza. Enel Energia applicherà un "parametro omega", ovvero spese fisse per ogni megawatt/ora consumato, oltre dieci volte più alto che in Lombardia

Spread: lo spauracchio dell’Italia in crisi, la parola più usata durante il governo tecnico Monti, torna prepotentemente a turbare l’economia. Questa volta non si parla di mercati finanziari, ma di un servizio fondamentale come l’energia elettrica. Acquirente Unico Spa, la società dello Stato che si occupa delle procedure di selezione dei fornitori per il Servizio di Salvaguardia, cioè quello destinato a grandi aziende ed enti pubblici morosi o attualmente senza contratto, ha infatti pubblicato i nuovi parametri omega. Si tratta di cifre fisse, un tentativo di quantificare il rischio di insolvenza, che vanno pagate in aggiunta al prezzo unico nazionale (Pun), attualmente intorno ai 330 euro per ogni megawatt/ora di energia, ma che negli scorsi anni si attestava intorno a cifre inferiori ai 50 euro per MWh. E a pagare, salatissimo, il costo di questa maggiorazione sarà da gennaio 2023 soprattutto la Sicilia, dove Enel Energia Spa si è aggiudicata la gara indicando 202,54 euro di parametro omega per ogni MWh. In Lombardia, la regione con lo spread più basso, A2A Energia chiederà invece solo 15,90 euro.

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In Sicilia per 10 MWh duemila euro più che in Lombardia

Un esempio pratico consente di comprendere meglio il meccanismo. Il prezzo da pagare in bolletta è composto da più voci: come detto dall’andamento del Pun, variabile in base ai mercati, dal valore del parametro omega, dai costi per trasporto ed altri oneri di sistema. In un’ipotetica bolletta da 10 MWh consumati per una impresa o ente pubblico appartenente al servizio di salvaguardia, in Lombardia si pagherebbe quindi il costo attuale del Pun (3.300 euro per il consumo ipotetico), a cui si aggiungono i costi che nelle attuali tabelle Arera possiamo arrotondare per eccesso al 40 per cento aggiuntivo, per un totale che si aggirerebbe sui 5.500 euro, a cui aggiungere lo spread del parametro omega da 159 euro. Un totale che in Sicilia, dai circa 5.600 euro arriverebbe a 7.500 euro, considerando il costo del parametro omega da oltre due mila euro.

Il parametro Omega per il 2023 e 2024 che verrà applicato nelle varie Regioni d’Italia

Un parametro bloccato per il 2023 e 2024

I prezzi del parametro omega, come spiegato nella procedura di selezione, saranno validi per gli anni 2023 e 2024, e sono anche quelli che hanno stabilito la graduatoria delle offerte presentate dai fornitori di energia elettrica. Una gara al ribasso quindi, come spiegato nell’articolo 9 del regolamento di gara. Nell’esito, pubblicato lo scorso 25 novembre, è quindi presente il prezzo migliore indicato dai vari fornitori, che per la Sicilia è quello di Enel Energia, fornitrice già nel biennio precedente (2021 e 2022) ma con un omega di appena 17,80 euro, oltre dieci volte meno. E oltre alle evidenti differenze territoriali, il rischio maggiore è che con un ritorno ai prezzi dell’energia paragonabili al periodo pre-pandemia, si paghi più per questa quota fissa stabilita tramite la procedura di gara che per i costi effettivamente sostenuti, vanificando anche gli eventuali sforzi di aziende ed enti locali per attuare politiche di risparmio.

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Quanto pesa il parametro omega nel resto d’Italia

Nel periodo della crisi energetica internazionale dovuta alle conseguenze di pandemia e soprattutto guerra in Ucraina, non stupisce che il parametro omega sia aumentato in tutte le regioni. Oltre alla già citata Lombardia, che passa a un omega di 15,90 euro dai precedenti 10,17, le altre aree sono quella formata da Liguria, Piemonte, Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, alle quali A2A Energia applicherà un parametro omega di 29,97 euro (erano 14,90). Nell’area di Veneto, Emilia Romagna, Friuli-Venezia-Giulia lo spread sarà 24,97 euro (10,90 euro nel 2021 e 2022), nelle Marche, Toscana e Sardegna sarà di 21,95 euro (precedentemente 13,57 euro). Il Lazio, servito da Enel Energia, rappresenta un’area a sé stante con parametro omega già molto più alto delle regioni sopra citate, che sale a 83,91 euro dai precedenti 13,30. L’area composta da Campania, Abruzzo e Umbria, stavolta con fornitore Hera Comm Spa, avrà un omega pari a 97,80 euro per MWh, contro i 16,84 del biennio che sta per concludersi. Stesso fornitore per la Calabria, che arriva a 123,24 euro da 26,60. Enel Energia fornirà il servizio anche in Puglia, Molise e Basilicata con omega di 179,94 euro, l’aumento in percentuale maggiore dato il precedente di 11,80.

Il parametro Omega per il 2021 e 2022 che è stato applicato nelle varie Regioni d’Italia

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Costi extra da dieci milioni di euro mensili

La valutazione del rischio di insolvenza, e quindi dello spread applicato con diverse tariffe nelle nove aree d’Italia, è quindi frutto di valutazioni autonome delle aziende, che decidono la tariffa extra sulla base delle informazioni di riepilogo fornite da Acquirente Unico. Leggendo i dati si scopre così che il fenomeno del ricorso al servizio di Salvaguardia è molto più frequente nelle regioni del Sud. E che la Sicilia ha, in questa non lusinghiera classifica, il record nazionale: a settembre 2022 sono stati oltre 15 mila i Pod – i singoli contatori – serviti dal servizio di Salvaguardia, mentre in Lombardia, la regione più popolosa d’Italia con il doppio dei residenti, erano circa la metà. Acquirente Unico fornisce anche i consumi nel corso dei vari mesi, attestatosi a gennaio 2022 in Sicilia a un totale di poco meno di 50 mila Mwh, un quinto dei quali necessari per l’illuminazione pubblica dei Comuni. Con un consumo simile, applicando le nuove tariffe, il solo parametro omega costerebbe nei mesi invernali a enti pubblici e grandi imprese siciliane in crisi 10 milioni di euro, contro i circa 900 mila euro di oggi.

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La proposta per una soluzione politica di Barbagallo

Il prezzo, ormai fissato, non è più modificabile, e potrebbe quindi mettere ulteriormente in crisi i circa 200 Comuni siciliani che si trovano a oggi o in dissesto oppure o con piani di rientro. L’unico intervento possibile è quindi quello politico. Un tentativo di correre ai ripari è venuto dal Parlamento dove in queste ore nelle Commissioni è in discussione la nuova legge di Bilancio previsionale dello Stato. Un emendamento proposto, tra gli altri, dal deputato Anthony Barbagallo, capogruppo alla Camera del Partito Democratico e segretario dello stesso partito in Sicilia, prevede che si continui “ad applicare il valore del parametro omega determinato per gli anni 2020 e 2021, limitatamente alle aree di prelievo in cui il valore del parametro omega determinato per gli anni 2023 e 2024 ecceda 30 euro per megawatt/ora”. L’emendamento è stato bocciato in prima istanza, ma potrebbe tornare oggi al previsto voto di fiducia alla Camera all’interno della norma fondamentale per l’economia italiana. “I comuni, le aziende pubbliche e molte imprese private siciliane condannate al buio e al gelo dal governo Meloni”, afferma Barbagallo che ricorda come “a causa della clausola di salvaguardia vigente, dal 2023 il prezzo dell’elettricità in Sicilia potrebbe “arrivare a costare anche più di 20 volte rispetto alla Lombardia”.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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