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Caldaie a gas, l’Europa ha deciso: stop dal 2029. “In Sicilia la metà antiquate”

I vecchi impianti tra sette anni non saranno più in commercio, e sul medio-lungo saranno sostituiti dalle moderne pompe di calore. Per gli esperti i lavori "possono costare diverse migliaia di euro", ma si può approfittare dei bonus governativi, "compreso il 110 per cento"

Sette anni per dire addio alle vecchie caldaie a gas e passare a forme di riscaldamento più sostenibili, alimentate dalla rete elettrica o dai pannelli fotovoltaici. È quanto prevede Il piano Repower Eu dell’Unione europea sui combustibili fossili, che ha fissato lo stop alla produzione a partire dal 2029. La Sicilia parte molto svantaggiata. “Circa il 50 per cento delle caldaie attualmente presenti sull’Isola sono di tipo B o C, vale a dire le più antiquate sul mercato”, dice a FocuSicilia Ivan Donato, presidente dei Termoidraulici di Confartigianato Palermo. “Solo il 30 per cento dei siciliani ha un sistema di riscaldamento all’avanguardia, basato su pompe di calore ‘chiller’ o ibride, mentre il 20 per cento non può permettersi nessun tipo di impianto”. Adeguare il sistema di riscaldamento, avverte il dirigente, “può costare diverse migliaia di euro”. A venire incontro ai cittadini i bonus governativi, “compreso il 110 per cento, con il quale si può finanziare la sostituzione della vecchia caldaia con una nuova, o addirittura fare il salto verso la pompa di calore”.

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I costi delle caldaie a gas

Sette anni sembrano molti, ma la strada da fare è tanta. “In Sicilia c’è ancora un cinque per cento di case con le caldaie a camera aperta, risalenti a vent’anni fa”, spiega Donato. Si tratta dei vecchi impianti di tipo B, con un consumo di 1,5 metri cubi di gas l’ora e una dispersione di calore a 120/140 gradi centigradi in atmosfera. “Il grosso degli impianti è invece di tipo C, ovvero a camera stagna atmosferica. Si tratta di circa il 45 per cento delle caldaie esistenti, meno inquinanti ma comunque impattanti”. In questo caso il consumo è di circa 1,3 metri cubi di gas l’ora, e la dispersione di calore è ancora superiore ai cento gradi. L’impianto più moderno è quello a condensazione. “Si tratta di un sistema che riduce parecchio i consumi e il calore rilasciato nell’atmosfera”, spiega Donato. Questa caldaia consuma circa 0,8 metri cubi di gas l’ora – il 40 per cento in meno rispetto a una di tipo C – e le emissioni non superano i 60 gradi centigradi. “Un miglioramento rispetto alle generazioni precedenti, ma pur sempre basato sul consumo di gas”.

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I vantaggi delle pompe di calore

Mantenere in funzione le caldaie anche dopo il 2029 non sarà vietato, ma l’obiettivo sul medio-lungo periodo è sostituirle con le pompe di calore. Anche in questo caso ci sono differenze a seconda dei modelli. “I comuni condizioni split interno/esterno possono essere molto inquinanti, dato che utilizzano grosse quantità di gas Feorn, nocivo per l’atmosfera”, osserva il dirigente di Confartigianato. Questo tipo di impianti ha inoltre consumi altissimi, “circa 1.200 watt ora per riscaldare o raffreddare una sola stanza”. Le macchine più moderne hanno performance migliori. “Gli impianti chiller consumano circa duemila watt ora per raffreddare un appartamento di sei stanze, ma hanno bisogno del supporto di uno scaldabagno per l’acqua calda”. Il sistema più efficiente in assoluto è quello ibrido. “Parliamo di una macchina grossa all’incirca quanto un frigorifero familiare, in grado sia di raffreddare e riscaldare l’aria che di fornire acqua calda”. Anche in questo caso il consumo è di circa duemila watt ora, “ma per un servizio molto più efficiente”.

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Spese ingenti (ma con i bonus)

Secondo Donato l’impianto ibrido è la scelta più indicata, “visto che prima o poi tutte le case avranno questo tipo di sistemi, e conviene avvantaggiarsi sfruttando i bonus previsti oggi”. Per sostituire la vecchia caldaia con un nuovo modello si può scegliere lo sconto del 50 per cento incluso nel Bonus ristrutturazioni o quello del 65 per cento incluso nell’Ecobonus. I lavori di ammodernamento dell’impianto possono essere inseriti anche nel Superbonus 110 per cento. In questo caso la caldaia deve essere sostituita con una di ultima generazione, con una pompa di calore chiller con scaldabagno o con una pompa di calore ibrida. Costi e tempi variano notevolmente. “Sostituire una vecchia caldaia B o C con una a condensazione comporta un giorno di lavoro e una spesa da 1.400 a 1.900 euro”, spiega Donato. Per il passaggio all’impianto chiller servono “tre o quattro giorni, con una spesa di sei o settemila euro”, mentre per l’ibrido occorrono “una settimana di lavori e una spesa di ottomila euro”.

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L’importanza del fotovoltaico

Le cose cambiano se si prevede la realizzazione e il collegamento ai pannelli fotovoltaici. In questo caso la spesa sale a circa 30 mila euro. “Anche se non fosse coperta dal Superbonus verrebbe ammortizzata in pochi anni, visto che il nuovo impianto fornirebbe riscaldamento, condizionatore e acqua calda alimentandosi esclusivamente con i pannelli fotovoltaici”, spiega il dirigente di Confartigianato. Non per nulla il piano Repower Eu – finalizzato a ridurre la dipendenza europea dal gas russo – contiene anche una strategia sull’energia solare. Il documento prevede che entro il 2026 tutti gli edifici pubblici e commerciali di nuova costruzione siano dotati di impianti fotovoltaici. Entro il 2027 toccherà agli edifici già costruiti, mentre entro il 2029 l’installazione sarà prevista per tutti gli edifici residenziali di nuova costruzione. Un discorso non slegato da quello delle pompe di calore, “visto che i pannelli diventeranno la principale forma di approvvigionamento, rendendo le case autonome e facendo risparmiare le famiglie”, conclude Donato.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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