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Camere di commercio, la riforma del governo Schifani spacca le associazioni

La riorganizzazione del sistema camerale, approvata nelle scorse ore, viene applaudita da Unioncamere e contestata da industriali e artigiani. Nei prossimi giorni un tavolo alla Regione sulle pensioni dei dipendenti e un incontro nazionale con il ministro Urso

Il riassetto organizzativo delle Camere di commercio varato dalla Regione siciliana divide le associazioni datoriali. La proposta approvata dalla giunta Schifani, elaborata dall’assessore alle Attività produttive Edmondo Tamajo, prevede il mantenimento della Camera del Sud-Est (che riunisce Catania, Ragusa e Siracusa) oltre a quelle di Palermo-Enna e di Messina. È prevista poi l’istituzione prevista della Camera di Agrigento-Caltanissetta-Trapani. La riorganizzazione, dicono dalla Regione, arriva “dopo un lungo e approfondito percorso amministrativo”, anche in considerazione di “alcuni pronunciamenti dei tribunali amministrativi regionali”. Il testo, spiegano ancora da palazzo d’Orléans, è stato discusso con le associazioni nel corso di consultazioni effettuate nelle scorse settimane. In questa sede la riforma “è stata preventivamente condivisa da Unioncamere Sicilia e dalla gran parte delle organizzazioni di categoria e sindacali”, ma il governo regionale ha annunciato che nei prossimi giorni sarà convocato un tavolo tecnico “per affrontare la vertenza che riguarda il sistema pensionistico del personale camerale”.

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Il plauso di Unioncamere Sicilia

Proprio da Unioncamere Sicilia arriva il plauso alla riforma approvata dal governo. L’associazione – che riunisce le Camere di commercio dell’Isola e rappresenta circa 470 mila imprese operanti nel commercio, industria, artigianato e agricoltura – “esprime apprezzamento per il lavoro svolto”, nei confronti del governo regionale. Per Unioncamere la decisione della giunta Schifani è in linea con la normativa del settore, nello specifico “il comma 1 dell’articolo 54 ter del Decreto legislativo 73/2021 e successive modificazioni e integrazioni”, e non fa altro che confermare “le circoscrizioni territoriali deliberate dai rispettivi Consigli camerali su base volontaria”. Il presidente Salvo Pace ricorda in particolare l’impegno dell’assessore Tamajo “che, a seguito del grandissimo lavoro propedeutico svolto, ha messo il Governo regionale nelle condizioni di risolvere una annosa problematica che non trovava soluzione dal lontano 2015”. Secondo Pace, insomma, palazzo d’Orléans ha dimostrato “celerità nelle decisioni nell’interesse delle attività produttive”.

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Le proteste di Confindustria Siracusa

Assai più critiche le altre associazioni datoriali, a cominciare da Confindustria Siracusa. Secondo il presidente Diego Bivona “le imprese siracusane sono state abbandonate al loro destino tra mille difficoltà, proprio nel momento in cui la grave crisi energetica ha colpito in maniera preponderante questo territorio”. Il capo degli industriali aretusei annuncia di volersi rivolgere al governo nazionale. “Avremo la possibilità di manifestare al Ministro Urso, che ben conosce il nostro territorio essendo stato l’artefice principale dell’intervento risolutivo per la nostra economia, e al Presidente Schifani, la nostra contrarietà all’accorpamento con Catania”. Secondo Bivona, infatti, l’unione con le altre province della Sicilia orientale non è la soluzione per risollevare il tessuto economico siracusano. “Abbiamo bisogno che la nostra Camera di Commercio di Siracusa ritorni ad essere attivamente presente a servizio delle imprese del nostro territorio con una governance fattiva e coesa che aiuti la nostra economia in questo delicato momento di transizione”.

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Confindustria Catania: superare l’impasse

Sulla stessa linea Confindustria Catania, che valuta “con estremo favore” la decisione del ministro delle Imprese Adolfo Urso di convocare le associazioni, “con particolare riferimento alle aree di Catania, Ragusa e Siracusa”. Proprio il confronto, per gli industriali etnei, è la chiave per sbloccare la situazione. “Ascoltare le vere esigenze delle imprese è la precondizione essenziale per superare l’impasse che ha condannato l’ente camerale del nostro territorio all’immobilismo. E per dare vita ad una camera di commercio efficace, efficiente, capace di dare risposte al cambio di passo che le categorie produttive si attendono anche dal mondo politico”. Dal canto suo Confindustria Catania ribadisce “la necessità di dare seguito a quanto già statuito in modo netto dalla legge 106/2021 e di procedere quindi con l’istituzione della Camera di Commercio di Catania come ente autonomo”. Una soluzione che consentirebbe di ripristinare “una condizione di normalità e di autorevolezza che ne faccia un punto di riferimento certo per tutto il mondo produttivo”.

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La posizione degli artigiani di Cna

A essere molto critica anche Cna Catania, che esprime “un no secco alla decisione della giunta Schifani sul riassetto organizzativo delle Camere di commercio”. La confederazione degli artigiani invoca “il ritorno all’autonomia per l’ente camerale etneo”, citando anche un recente pronunciamento del Cga Sicilia, “che ha riconosciuto la validità dell’operato del Ministero delle Imprese con la nomina dei commissari chiamati a dare piena attuazione al sistema previsto dalla legge numero 106 del 2021, ha posto fine a qualsivoglia dubbio interpretativo: la Camera di commercio di Catania va istituita”. Quanto alla convocazione di Urso, Cna Catania annuncia che metterà sul tavolo “le svariate caratteristiche del territorio e del suo tessuto di imprese – grandi, medie, piccole, micro – nonché le non poche criticità etnee e il particolare momento storico che si sta attraversando”. Per questo Catania dovrebbe tornare ad avere una Camera autonoma, “vedendosi riconosciuto un diritto garantito dalla legge a tutte le altre città metropolitane italiane”.

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Business, Lavoro, Ambiente, Legalità e Sicurezza. FocuSicilia ha l'obiettivo di raccontare i numeri dell'isola più grande del Mediterraneo. Valorizzare il meglio e denunciare il peggio, la Sicilia dei successi e degli insuccessi. Un quotidiano che crede nello sviluppo sostenibile di una terra dalle grandi potenzialità, senza nasconderne i problemi.

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