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Carnevale, viaggio nella costruzione dei carri: “Un’arte difficile e dimenticata”

Per realizzare le opere sono necessari mesi di tempo e migliaia di euro di materiali. "Mancano le maestranze, e la pandemia non ha aiutato"

Sono i protagonisti assoluti del carnevale, oggetto di ammirazione in Italia e nel mondo. Dietro i carri allegorici di Acireale c’è studio, lavoro, preparazione. Per realizzare queste opere, infatti, sono necessari mesi di tempo e migliaia di euro di materiali. La Fondazione carnevale di Acireale mette a bando nove carri. “Cinque sono di categoria ‘A’, cioè più grandi e complessi dal punto di vista delle decorazione”, spiega a FocuSicilia il presidente della fondazione Gaetano Cundari. “Quattro sono di categoria ‘B’, quindi più piccoli e meno elaborati”. I vincitori della prima categoria hanno diritto a un rimborso spese di 15 mila euro a carro. I secondi, a 12 mila euro. Tutti e nove i carri concorrono ai premi finali, che per la categoria maggiore arrivano a 25 mila euro. “Ma tutti sono premiati, proporzionalmente alla posizione raggiunta”, precisa Cundari.

Dal bozzetto al carro

La strada per arrivare al premio, però, è lunga e difficile. Lo racconta Angelo Leotta di Cama, una delle associazioni culturali che partecipano al bando. Si comincia dai bozzetti, non di rado vere e proprie opere d’arte. “Basti pensare che si organizzano persino delle mostre”, ricorda Leotta. Per essere ammessi, i bozzetti devono presentare precise caratteristiche tecniche, dal colore alla tridimensionalità. La valutazione è severissima, “perché accedere ai nove posti banditi è un fatto di prestigio”. E anche di denaro, come accennato sopra. Le associazioni anticipano le spese per i lavori, e vengono rimborsate alla consegna delle fatture. Quest’anno, vista la situazione determinata dalla pandemia, la Fondazione ha deciso di venire incontro ai costruttori, anticipando entro marzo il 60 per cento della somma.

Lavorare senza certezze

Malgrado i festeggiamenti di febbraio non si siano tenuti, la macchina dei carri non si è fermata. “Stiamo lavorando, ma senza nessuna certezza”, dice Leotta. Il carnevale “è una festa di popolo”, che non può essere tenuta “con il divieto di assembrarsi”. La speranza è quella di tenere almeno l’edizione estiva, e l’associazione Cama si sta muovendo in questa prospettiva. Certo, creare un’opera così complessa in piena pandemia non è semplice. “Il problema principale, quest’anno, sono stati gli spostamenti”, racconta Leotta. Per realizzarne un carro, spiega, sono necessarie “fino a dieci persone”. Si tratta di vere e proprie opere d’ingegneria, “che devono rispettare standard precisi”. Per questo è necessario un lavoro di mesi, “ma soprattutto competenze specifiche di tipo tecnico”.

Mancanza di manodopera

Ogni aspetto va tenuto in considerazione. La struttura portante del carro è quella di un camion, ma tutto ciò che c’è sopra viene costruito. “C’è un esperto per le strutture in ferro, uno per i movimenti, uno per la parte artistica”, spiega il carrista. E ancora la carta, il colore, la modellatura, l’impianto elettrico. “Un team molto sfaccettato, come la catena di montaggio di una fabbrica”. Ogni settore ha i suoi operai. “Se manca un ingranaggio, è difficile andare avanti”. Quello del personale, spiega Leotta, “è un tema che si trascina da anni”. I capannoni vengono messi a disposizione dal Comune, ma spesso si fatica a trovare “la manodopera per lavorare”. Un serio problema, soprattutto dal punto di vista della sicurezza. “Impianto elettrico, strutture statiche e dinamiche hanno bisogno di controlli severi”. Guai a trascurare qualsiasi dettaglio, visto che i carri devono passare in mezzo a migliaia di persone.

Un’arte dimenticata

Da fuori sembra tutto facile. Dentro i capannoni la realtà è più complessa. “Il lavoro è faticoso, ma alla fine la soddisfazione è tanta”. Quella soddisfazione che quest’anno è messa in dubbio dal Covid. Per poter autorizzare qualunque festa pubblica, ricorda Leotta, il piano vaccinale deve andare avanti speditamente. “Vedremo da qui a giugno cosa accadrà. Tutti vogliamo trovare un po’ di serenità”. I carri allegorici sono la parte più in vista del carnevale acese, ma c’è anche molto altro. Dai carri infiorati a quelli in miniatura, fino alle cosiddette “maschere isolate”. Come spiega il nome, delle allegorie “sganciate” dal carro. “La nostra è un’arte ormai quasi dimenticata, che unisce competenze, tecnologie, capacità artigianali”, riassume il carrista. Magari lo stop forzato di quest’anno “porterà ad apprezzare ancora di più i carri, quando si potrà tornare a vederli”. Forse già quest’estate.

Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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