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Caro carburanti, la denuncia di Assotir. “Siamo spalle al muro, Governo agisca”

L'aumento del gasolio spinto anche dalla guerra in Ucraina mette a rischio le aziende del trasporto. Il carburante supera ormai la metà della spesa, mentre la politica sembra stentare a trovare soluzioni. Intervista al vicepresidente dell'associazione datoriale Pino Bulla

“Il diesel oltre i due euro mette il nostro settore con le spalle al muro. E la cosa peggiore è che non sappiamo cosa accadrà domani, con il proseguire della guerra in Ucraina ed eventuali altri aumenti del petrolio”. Pino Bulla, vicepresidente nazionale di Assotir, spiega a FocuSicilia la situazione del comparto trasporti di fronte al caro carburante. Aumenti che hanno già portato alcune categorie – a cominciare dalla pesca – a fermare i motori per non rischiare di andare in perdita. “In tempi normali il carburante pesava per circa il 40 per cento sulle spese complessive di un’azienda di autotrasporto. Oggi siamo ben oltre il 50 per cento”, dice Bulla. Una situazione che “rischia di schiacciare gli operatori”, a fronte della quale sarebbe necessario “un intervento forte da parte del governo”. Le azioni concrete, tuttavia, sembrano mancare. Anche i blocchi degli autotrasportatori dello scorso mese, osserva il dirigente di Assotir, “si sono fermati più per il senso di responsabilità degli operatori che per azioni concrete da parte della Regione e del governo nazionale”.

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Misure insufficienti

Il caro energia affonda le sue radici ben prima del conflitto nell’Europa dell’Est. I prezzi del carburante sono in crescita da mesi. “Già a metà febbraio il settore aveva deciso di fermarsi, con una protesta che si è allargata a macchia d’olio dalla Sicilia al resto d’Italia”, ricorda Bulla. A essere più penalizzate, spiega il vicepresidente di Assotir, sono le imprese del trasporto “ro-ro”, dove il camion è usato per le “tratte corte” della merce, in partenza e in arrivo, mentre la nave copre le “tratte lunghe” via mare. Ai costi di carburante, infatti, si aggiungono quelli dei noli marittimi, aumentati a causa della crisi. Da questo punto di vista la Regione ha stanziato dieci milioni di euro per aiutare le imprese. “Si tratta di risorse impegnate già nei mesi precedenti, che vengono dal riconoscimento dello status di insularità da parte dello Stato, e che saranno disponibili dal prossimo due aprile fino a esaurimento”. Un intervento tutt’altro che risolutivo, precisa Bulla, ma che ha rappresentato “un segnale positivo” in un momento di grave difficoltà del comparto.

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L’incremento dei prezzi

Ad anticipare la politica, paradossalmente, è stata la compagnia di navigazione Caronte e Tourist, che gestisce il trasporto sullo Stretto di Messina. “L’armatore Franza ha stanziato tre milioni per alleggerire il peso sugli autotrasportatori, con uno sconto di circa sei euro per metro lineare per i veicoli industriali superiori alle 3,5 tonnellate”. Un intervento utile ma non determinante, ribadisce Bulla. Il problema, del resto, non riguarda soltanto il trasporto “ro-ro”. A soffrire è tutto il settore dei trasporti su gomma. “Un tragitto che fino ieri costava novecento euro di carburante oggi ne costa oltre millecinquecento”. Un incremento “pazzesco” nell’arco di pochi mesi, che sta mettendo in ginocchio un settore fondamentale per l’economia regionale. “Il solo settore ortofrutticolo movimenta oltre duecento camion al giorno dalla Sicilia orientale”, stima il dirigente di Assotir. Un movimento merci imponente che ora “è minacciato dal caro gasolio”, insieme a tutto un indotto “che dà lavoro a tante persone, soprattutto dalle nostre parti”.

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Le proposte di Assotir

In questi mesi l’associazione ha chiesto ascolto a tutti i livelli istituzionali, da ultimo con una lettera inviata al presidente della Conferenza Stato-Regioni Massimiliano Fedriga “per sensibilizzare l’assise da lui guidata sull’emergenza autotrasporto in corso”. Sono state elaborate anche alcune proposte concrete da sottoporre al Governo. “Si potrebbe pensare a un meccanismo di credito d’imposta al momento della dichiarazione dei redditi, in modo da dare sollievo alle aziende”. Una misura compensativa, spiega il dirigente di Assotir, esiste già. “Le aziende hanno la possibilità di recuperare le accise sul carburante, ogni tre mesi, attraverso l’Agenzia delle Entrate”. Una misura che negli ultimi anni ha aiutato il settore, ma che oggi non è sufficiente, visto che l’aumento del prezzo riguarda la materia prima. “I margini di guadagno nel nostro lavoro non sono mai stati enormi, ma si è sempre riusciti a far quadrare i conti. Le cose negli ultimi mesi sono cambiate, fino all’esplosione finale con la guerra in Ungheria”.

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Squilibri tra le Regioni

“Speriamo che ci sia un’iniziativa seria che ci tolga da questa situazione di incertezza”, dice Bulla. Finora ha prevalso il buonsenso, “anche grazie alle parole del presidente Nello Musumeci”, ma la protesta non è mai stata sciolta “e andando avanti così le aziende saranno a rischio fallimento”. La politica non ha la bacchetta magica, ammette il vicepresidente di Assotir, ma non si può rimanere con le mani in mano. Con una punta di amarezza. “Fa specie che la regione più ricca d’Italia, la Valle d’Aosta, abbia tariffe di carburante notevolmente più basse rispetto alla Sicilia”. La differenza di prezzo tra le due regioni, denuncia Bulla, è di circa il tre per cento, “ma anche da altre parti d’Italia storicamente si è pagato meno”. La dimostrazione che “esiste uno squilibrio tra Nord e Sud”, ma soprattutto che la Sicilia “è chiamata a pagare il prezzo della raffinazione, anche in termini ambientali, senza ricavarne alcun vantaggio e nel silenzio della politica”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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